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A breve il processo per i responsabili del Caseificio di Coredo

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In condizioni gravissime un bambino che aveva mangiato il formaggio «Due Laghi» prodotto e commercializzato dal Caseificio di Coredo

Cles, 12 settembre 2019. - Redazione

Nuovo rinvio a giudizio per il "duo" Lorenzo Biasi presidente del caseificio di Coredo e Gianluca Fornasari casaro, nonché responsabile dell'autocontrollo. L'imputazione è stata formulata dalla p.m. Maria Colpani, che ha ritenuto (per la seconda volta), dopo le indagini svolte dai Carabinieri dei Nas, siano emersi elementi sufficienti per sostenere l'accusa.

I due avrebbero violato l'articolo 5 della legge 283 del '62, in particolare per il Biasi perché nella sua qualità di presidente avrebbe immesso sul mercato formaggi contaminati da cariche microbiche superiori ai limiti di legge (Stec e escherichia coli).

Per quanto riguarda il Fornasari, la Procura ipotizza che avrebbe omesso di richiedere adeguati controlli e di richiedere di effettuare ispezioni sul campo al fine di verificare le condizioni igieniche delle stalle dei conferitori (inoltre successivamente all'evento non provvedeva al ritiro cautelativo del prodotto).

Ulteriormente, i due non avrebbero ottemperato alla disposizione impartita dall'Unità operativa Igiene e sanità pubblica veterinaria di Cles del 30 giugno 2017, con la quale si imponeva al presidente del caseificio sociale di Coredo di effettuare un richiamo agli allevatori per una più corretta applicazione di una procedura di pulizia e disinfezione di mungitura e delle operazioni collegate.

Gli imputati, difesi dall'avv. Gaetano Forte del foro di Ferrara dovranno comparire nelle prossime settimane davanti al Tribunale di Trento.

Il provvedimento è stato notificato anche alla parte lesa, cioè al papà (che esercita come genitore la patria potestà) del bambino colpito da Escherichia coli, il quale avrà la facoltà di costituirsi parte civile.

I controlli sul caseificio da parte dell'autorità sanitaria e il successivo sequestro del lotto effettuato dai Carabinieri del Nas, erano scattate nell'estate del 2017 quando il piccolo (che oggi ha 6 anni) si era sentito male dopo avere mangiato del formaggio prodotto ed acquistato presso il caseificio di Coredo.

Il bambino riportò gravi danni; è tuttora in cura in condizioni gravissime. Sulle modalità con cui ha contratto l'infezione è in corso una indagine penale della magistratura, che si muove su una ipotesi di lesioni personali gravissime.

La svolta giudiziaria era nell'aria anche in conseguenza dell'insolito e tardivo "richiamo" inviato agli allevatori/soci del caseificio di Coredo datato 27 agosto 2019, nel quale il presidente invitava a prestare la massima attenzione agli aspetti igienici in stalla, di cui avevamo dato notizia negli scorsi giorni (ndr Prodotti caseari con latte crudo: enfatizzate le qualità, sottaciuti i pericoli per la salute).

Ci risulta, inoltre, un'azienda zootecnica di un paese vicino al comune di Predaia, nonché conferitrice del latte presso in caseificio di Coredo, sia stata recentemente "visitata" dagli ispettori..

Non sappiamo se sia solo una coincidenza, rientrando quell'ispezione nella normale e generale attività di prevenzione, ma se non lo fosse, perché quella azienda sia coinvolta in qualche modo nel dramma del piccolo bimbo, ne daremo notizia come abbiamo sempre fatto per questa drammatica vicenda. 

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