Negozi di quartiere, risorsa essenziale contro la crisi

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La proposta: un percorso formativo professionalizzante per l'addetto al banco salumi

Trento, 18 giugno 2021. - Redazione*

I negozi di quartiere sono una risorsa unica per affrontare il dopo pandemia. La presidente di FIDA - Confcommercio, Donatella Prampolini, era oggi a Trento per incontrare il neo eletto rappresentante provinciale Nicola Ribaga.

L'incontro è stato l'occasione per fare il punto sulla categoria del dettaglio alimentare. Un settore che la pandemia da coronavirus ha colto in una fase di grande trasformazione: lockdown e chiusure - che per il settore sono state minime - hanno funzionato da catalizzatore su processi di innovazione già in essere.

FIDA, la Federazione italiana dei dettaglianti alimentari, aderente al sistema Confcommercio, ha presentato a fine maggio un rapporto sull'andamento del settore dal titolo eloquente: «La nuova vita delle imprese alimentari». Per la categoria, infatti, la pandemia ha rappresentato una opportunità di innovazione e crescita senza eguali nella storia italiana fin dal secondo dopoguerra. In Italia le imprese del dettaglio alimentare che consegnavano a domicilio prima della crisi erano circa il 45,8%; oggi l'82,2% delle imprese ritene di erogarlo ancora entro il 2021. Così anche la comunicazione con i propri clienti (dal 15,8% al 42,4%) e la vendita via web o email (dall'11,4% al 36,2%). Le aziende si stanno adeguando ad una mutazione delle abitudini dei consumatori che, prima costretti, ora convinti, scelgono la spesa online per numerose motivazioni tra le quali la comodità degli orari, la facilità di acquisto in qualsiasi luogo e, limitatamente al profilo sanitario, il minor rischio di contagio.

«La crisi - spiega la presidente Donatella Prampolini oggi a Trento nella sede di Confcommercio Trentino - ha messo in luce la grande importanza dei negozi di quartiere. Le imprese della distribuzione alimentare rappresentano il 3,4% delle imprese italiane. per un totale di oltre 130 mila aziende. In un decennio il loro numero è calato del 10%. Con la pandemia e le conseguenti chiusure, le imprese hanno conosciuto una nuova "vita", dal momento che per lunghi periodi erano tra le poche attività commerciali aperte. La situazione della popolazione italiana, la chiusura in casa, ha scatenato una serie di trasformazioni nell'offerta commerciale e soprattutto nei servizi legati ad essa che durano tutt'ora e che le previsioni ci dicono si potrarranno anche in futuro. È stato messo in luce l'importanza fondamentale dei negozi di vicinato, che in molti hanno scoperto e apprezzato, dopo decenni di corsa incontrollata dello sviluppo delle grandi superfici di vendita. La coesistenza di grandi e piccoli rappresenta un valore aggiunto che dev'essere preservato e promosso».

In Trentino si contano circa 1500 esercizi commerciali. Il 60% sono esercizi non specializzati, con una superficie media che nel 2020 era di 282 metri quadrati. Gli ipermercati in 10 anni sono raddoppiati, passando da 3 a 6, ma il numero degli addetti è diminuito da 246 a 222. I supermercati sono scesi dell'8%, oggi sono 178, crescendo però nella superficie media del 15%, arrivando a circa 774 metri quadrati. Sono sensibilmente scesi anche gli esercizi specializzati. In Trentino, poi, i 5 comuni più popolosi sommano circa un terzo degli esercizi commerciali, mentre i rimanenti ⅔ sono diffusi sull'intero territorio provinciale. Gli esercizi alimentari sono diminuiti del 25%, passando dai 389 del 2010 ai 312 del 2020, con un calo del 25%. Gli addetti - circa 5.600 - sono rimasti pressoché invariati.

«In questi anni - ha spiegato il presidente FIDA Trentino Nicola Ribaga, eletto a febbraio 2021 - abbiamo assistito ad una forte riorganizzazione del settore, a scapito soprattutto delle piccole e medie superfici di vendita. Alcuni negozi specializzati hanno subito cali drastici, impoverendo di fatto il tessuto economico e sociale della nostra provincia. La pandemia ci ha costretti a riflettere e agire su un altro versante che già prima del 2020 era piuttosto in fermento: la spesa online. È un trend importante degli ultimi anni che la pandemia ha accelerato notevolmente. Abbiamo sempre rincorso l'evoluzione del mercato in termini di assortimento, tecnologia, spazi e quindi necessariamente dobbiamo far capire ai nostri associati che non possiamo rimanere fuori da questo nuovo modo di interpretare gli acquisti alimentari. Per tipologia, dimensione, età, questa sarà una grande sfida, perché avere un sito o un sistema online di ecommerce equivale ad avere un altro negozio che necessita di attenzioni e cure».

L'incontro è stato introdotto dal vicepresidente vicario di Confcommercio Trentino Massimo Piffer che ha portato i saluti dell'associazione e gli auguri per un proficuo lavoro. Assieme alla presidente Prampolini e al presidente Ribaga, Piffer - che è anche presidente dell'Associazione commercianti al dettaglio - ha lanciato una proposta che verrà formalizzata e promossa nelle prossime settimane: un percorso di formazione e riconoscimento di una delle professionalità più importanti del settore alimentare, il banconiere. «La nostra tradizione - spiega Piffer - ha sempre visto nella figura del banconiere, il professionista del banco salumi, formaggi e gastronomia, una professionalità ben specifica: grande conoscitore dei prodotti, in particolare quelli tipici del territorio, e allo stesso tempo dei clienti e dei loro gusti. Un mestiere affascinante e unico, soprattutto nelle realtà minori. Oggi un po' di quella professionalità viene meno e quindi crediamo siano maturi i tempi per proporre una sorta di certificazione o un percorso formativo professionalizzante di questa attività. In questa prospettiva coniugheremo diverse esigenze legate sia alla necessità di avere personale formato adeguatamente, che alla crescita delle imprese e del loro legame con il territorio».

(Nella foto la presidente FIDA nazionale Donatella Prampolini con i presidenti Nicola Ribaga e Massimo Piffer)

* comunicato

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