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Intervista a Renato Calcari, il capo dei «Gilet Arancioni» regionali

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Trento, 2 giugno 2020. - Redazione

Abbiamo intervistato l'uomo del momento che, sfidando la regola del "distanziamento sociale", ha scosso i "palazzi del potere" portando sotto il Palazzo della Regione alcune centinaia di dimostranti. E' il fatto nuovo della stagnante politica trentina. Dunque, alcune domande a Renato Calcari (nella foto mentre arringa i militanti), responsabile dei "Gilet Arancioni" del Trentino Alto Adige.

Redazione. Oggi, 2 giugno "Festa della Repubblica" a Roma la protesta dei "Gilet arancioni". Solo protesta?

Renato Calcari. Nel pomeriggio, i Gilet arancioni nazionali del generale Pappalardo sono in piazza a Roma per chiedere le immediate dimissioni del Governo. Chi governa, oltre che incapace, ha compromesso la sicurezza dei cittadini, specialmente quella economica, creando ansia e disperazione. Il generale Antonio Pappalardo, uomo delle istituzioni ed integerrimo militare, ha colto il dissenso e lo ha trasformato in lotta di giustizia.

Redazione. Sabato scorso, 30 maggio, la mobilitazione di 300 persone, in piazza a Trento, sotto il Palazzo della Regione e in vista del Palazzo della Provincia, ha sorpreso molti mentre i media hanno ignorato l'evento. Perché?

Renato Calcari. L'evento organizzato in pochi giorni, fra autorizzazioni e organizzazione della piazza Dante a Trento, non ci ha permesso una efficace comunicazione, che abbiamo fatto solo tramite i social. I media non hanno dato troppa importanza all'evento perché non avevano ben capito il mio comunicato del giorno prima. Hanno cercato di minimizzare il profondo dissenso verso il Governo, dal quale dipendono in tutto e per tutto, ma dopo la manifestazione di sabato, il loro atteggiamento è cambiato.

Redazione. Il diffuso malcontento popolare e la sfiducia verso le istituzioni e i partiti a cosa porterà?

Renato Calcari. Alla crisi irreversibile dell' Italia. Tante chiacchiere, pochissimi fatti, inoltre corruzione dilagante a tutti i livelli. E' necessaria la reazione degli onesti e degli oppressi, in tutti i luoghi: nelle fabbriche, negli uffici, nelle piazze.

Redazione. La protesta nelle piazze è utile per risvegliare le coscienze, ma le decisioni si prendono nelle istituzioni. I "Gilet Arancioni" trentini hanno pensato di presentarsi alle elezioni comunali del prossimo autunno?

Renato Calcari. Non escludiamo di presentarci alle amministrative del prossimo autunno. Qualche contatto c'è già, mentre i partiti tradizionali sono in crisi di credibilità dalla gravissima situazione economico-sociale di cui sono corresponsabili.

Redazione. Il caso "Palamara" e la lotta tra bande all'interno della magistratura sono il segno della crisi profonda della Repubblica. Come commenta?

Renato Calcari. La crisi generale che investa la Nazione è prima morale, poi politica, poi economico-sociale. Solo un radicale rinnovamento delle Istituzione, anche sotto il profilo costituzionale, potrà impedire il "default" dell'Italia. Quindi rivoluzione morale prima, poi politica, poi economico-sociale. A questo proposito, dobbiamo recuperare la sovranità monetaria con la coniazione della Lira Italica circolante insieme all'Euro.

Redazione. I "Gilet Arancioni" potranno essere sul serio l'alternativa al sistema o dopo qualche tempo faranno la fine delle "sardine".

Renato Calcari. Il disastro, morale, politico, economico-sociale in cui purtroppo siamo immersi fino al collo motiverà sempre più dissenso e contestazione. Per salvarci bisogna costruire l'alternativa al sistema, dove la maggioranza è responsabile di troppi guasti mentre l'immobilismo ha reso sterile l'opposizione.
Il futuro dipende da noi. Le "sardine" sono state inventate in Emilia-Romagna dalla sinistra per bloccare Salvini e far vincere Bonaccini. Raggiunto l'obiettivo, si sono spente, a comando, come con la luce, quando si preme l'interruttore.

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