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In Trentino Alto Adige si paga la tariffa rifiuti più bassa d'Italia

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Trento, 26 novembre 2020. - di Ezio Avvisati

Secondo i dati raccolti dall'Osservatorio Prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, una famiglia italiana nel 2020 ha pagato in media una tassa di rifiuti pari a 300 euro l'anno, a fronte della produzione e dello smaltimento di circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. L'indagine sui costi prende come riferimento i dati del 2019 riferiti ad una famiglia media composta da 3 persone con una casa di proprietà di circa 100 metri quadri.

Analizzando le tariffe applicate nei 112 capoluoghi di provincia presi in esame e le percentuali di raccolta differenziata effettuata, emerge un panorama italiano molto variegato. A livello regionale si registrano incrementi tariffari in Molise (+4,3%), Calabria (+3,4%), Umbria (+2,8%), Liguria (+2%), Lazio (+1,9%), Marche (+1,7%), Friuli Venezia Giulia (+1,6%), Trentino Alto Adige (+1,4%), Toscana (+0,8%), Piemonte (+0,7%). I costi sono rimasti invariati in Basilicata, Emilia Romagna, Lombardia e Valle d'Aosta. Le tariffe sono diminuite in Abruzzo (-2,8%), Veneto (-2,2%), Sardegna (-1,5%), Sicilia (-1,4%), Puglia (-0,8%) e Campania (-0,4%). Rispetto al 2018 sono stati riscontrati aumenti tariffari in 51 capoluoghi, costi stabili in 27 e in diminuzione in 34. Matera è il capoluogo in cui si è registrato l'incremento più elevato (+19,1%), Trapani è la città in cui le tariffe sono scese in modo più consistente (-16,8%). Tra i capoluoghi di provincia Potenza è la città con la tariffa più economica (121 euro annui), Catania con quella più costosa (504 euro annui). La media nazionale di raccolta differenziata si attesta al 58,1%, con il Nord che raggiunge il 67,7%, il Centro il 54,1% e il Sud il 46,1%.

Le regioni che fanno registrare percentuali al di sopra del 70% sono il Veneto (73,8%), il Trentino Alto Adige (72,5%) e la Lombardia (70,7%). Due regioni non raggiungono neanche la soglia del 40%: la Sicilia (appena il 29,5%) e il Molise (38,4%). Il costo delle tariffe risente dei livelli di raccolta differenziata raggiunti, per cui i rifiuti costano meno al Nord (in media 258 euro), poco di più al Centro (299 euro), e molto di più al Sud (351 euro). La regione con la tariffa più economica d'Italia è il Trentino Alto Adige con un costo medio di 193 euro a famiglia (+1,4% rispetto allo scorso anno), grazie agli ottimi livelli di raccolta differenziata raggiunti ( il 66,3% in provincia di Bolzano, il 79,3% in Trentino). Punti di forza del servizio sono i numerosi punti di raccolta, la tempestività del servizio di raccolta di ingombranti a domicilio e le informazioni fornite nella Carta dei servizi circa il corretto conferimento di rifiuti particolari come Raee, pile esaurite, farmaci scaduti, indumenti usati e oli esausti. Seconda regione in classifica è la Basilicata con un costo annuale di 221 euro, segue il Veneto con 229 euro. L'impietosa classifica nazionale pone la Campania all'ultimo posto con una tariffa annuale di 419 euro, a fronte di una raccolta differenziata che si attesta al 52,7 %.

Il 68,2 % delle famiglie italiane si dichiarano insoddisfatte del servizio di raccolta rifiuti, la percentuale sale fino all'83,4% in Sicilia, all'80,2% in Umbria, al 78,4% in Campania. Dai dati raccolti risulta che solo il 60% delle amministrazioni o delle aziende che gestiscono il servizio di raccolta ha stilato e reso accessibile una Carta dei servizi, un documento fondamentale in cui vengono esplicitati gli standard qualitativi dei servizi forniti nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza ed economicità, al fine di garantire la soddisfazione dell'utente ed il monitoraggio continuo del servizio. Cose che purtroppo continuano a mancare in diverse aree del paese.

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