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Verso la fine il processo a Rosa Zelger Thaler e a Goddfried Tappeiner

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Un processo che non doveva mai partire. Il teorema dell'accusa confuso, contradditorio, inconsistente

Bolzano, 12 gennaio 2021. Redazione

Davanti al Tribunale penale di Bolzano, sono comparsi, ieri, Rosa Zelger Thaler e Goddfried Tappeiner, rispettivamente ex presidente del consiglio regionale e ex presidente di PensPlan, imputati di abuso d'ufficio e di truffa aggravata in concorso tra loro nei confronti del consiglio regionale.

I due accusati hanno minuziosamente riferito i fatti accaduti tra il 2012-2013 per la capitalizzazione di parte dei vitalizi agli ex consiglieri regionali, declinando ogni responsabilità.

Il processo, che si avvia a conclusione, partì nel lontano 2014 e proseguirà nell'udienza del prossimo 25 gennaio con l'escussione dei testi della difesa.

Riassumiamo, a beneficio dei lettori, la cronaca di un processo che nessuno, tranne noi, ha voluto o potuto raccontare.

L'indagine fu avviata dall'allora procuratore della repubblica di Trento Giuseppe Amato, oggi procuratore di Bologna, salito alle cronache delle più o meno "oscure" vicende legate a Luca Palamara, ex boss della magistratura italiana, recentemente radiato dall'ordine giudiziario.

Un piccolo inciso. Giuseppe Amato fu protagonista, in terra trentina, anche per aver archiviato – motivando l' "insussistenza" di reato – l'indagine nei confronti degli occupanti – una trentina di "siamani" circa, tutti identificati - dell'aula del consiglio provinciale e della conseguente interruzione dei lavori avvenuta l'11 marzo 2014. Un attentato alla democrazia si direbbe ora........

Il processo nei confronti di Rosa Zelger Thaler e Goddfried Tappeiner si aprì a Trento, dopo una sgangherata inchiesta condotta in prima persona dallo stesso Amato che li rinviò a giudizio (ci siamo sempre chiesti perché non vennero indagati gli altri membri dell'ufficio di presidenza e i vertici amministrativi del consiglio regionale), ma il giudice Claudia Miori, non ravvisando la competenza del tribunale trentino, lo trasferì a Bolzano.

Negli articoli del 29 giugno 2020 "Processo Zelger Thaler-Tappeiner: I testi dell'accusa, tra imprecisioni e "non ricordo", del 15 luglio 2020 "Oggi: 2° Round del processo Rosa Thaler Zelger e Goddfried Tappeiner" del 19 luglio 2020 "Caso "Palamara": tra i 133 nomi eccellenti, c'è anche lui, Giuseppe Amato", abbiamo dettagliatamente relazionato sulle dichiarazioni dei testi d'accusa.

Nell'udienza del settembre dello scorso anno sono stati sentiti l'ex vicesegretario generale del consiglio regionale Marco dell'Adami de Tarczal e l'ex consulente del consiglio regionale Giorgio Demattè. Da loro nessuna novità di rilievo.

In buona sostanza, tanti "non ricordo", preoccupanti imprecisioni..... basti pensare che Il maresciallo Massimiliano Mele del nucleo di polizia tributaria non ha saputo spiegare alcune contraddizioni contenute nella relazione d'accusa, ammettendo che non fosse completa e che dovesse essere integrata da una perizia approfondita.
Della necessità di una puntuale rivisitazione aveva avvertito il p.m. trentino che ritenne, invece, sufficiente il lavoro investigativo effettuato.

Pressapochismo, condotta dilettantesca delle indagini......o peggio ancora? Sempre il teste Mele, alla fine della sua deposizione: "Abbiamo fatto questo calcolo meramente per dare un importo che poteva essere anche di 2.000 euro o di 10 milioni". (pagg. 34 e 57 audizione Massimiliano Mele)".

Non solo, il teste Stefan Untersulzner, segretario generale del consiglio regionale, gratificato di uno stipendio di ca 140 mila€ all'anno, interrogato sul fondo di garanzia (ca 350 milioni€), istituito dalla legge regionale 2/95, per pagare i vitalizi, si è trincerato in molti "non so" e "non ricordo" e ha fatto praticamente scena muta.

Tutto questo in un quadro confuso e disarmante del teorema dell'accusa immaginato dalla procura della repubblica trentina.

E' legittimo chiedersi come mai la Procura regionale della Corte dei Conti che si è avvalsa, previa autorizzazione della Procura penale, della stessa indagine della GdF, ha archiviato il procedimento di danno erariale avviato nei confronti dell'ufficio di presidenza del consiglio regionale? Eppure si trattava di oltre 10 milioni€, una sommetta non trascurabile.

Ora restiamo in attesa delle ultime battute, ma i fatti narrati provano che questo processo non doveva mai partire e ci chiediamo, fin d'ora, quanto denaro pubblico sia stato speso per istruirlo e celebrarlo.

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