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Cultura e Spettacolo

Antonio Calà, artista malinconico?

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Antonio Calà è un ragazzo siciliano trapiantato a Trento per motivi di studio e qui, vincendo la sua naturale riservatezza, partecipa per la prima volta ad un concorso musicale, il progetto Vartalent 2011, da cui sono usciti parecchi talenti di cui abbiamo in precedenza parlato. Antonio ha un modo molto particolare di cantare ed interpretare i pezzi che esegue, chiude gli occhi e si fa trasportare dalla musica e canta esprimendo esattamente quello che la canzone gli trasmette in quel preciso istante. Questa sua peculiarità fa si che ogni sua esibizione sia unica e mai uguale alla precedente o alla successiva. Le sue esperienze nel mondo musicale sono tutte concentrate negli ultimi due anni, come se, prima di arrivare a Trento, il cantare per lui fosse una cosa estremamente privata e personale, ma vediamo di conoscerlo meglio attraverso qualche domanda.

 

1. Da dove nasce e come la tua passione per il canto?

 

“Il ricordo più antico che porto con me narra di un risveglio nel cuore della notte, avrò avuto 5 anni al più. Non ero sonnambulo, è stato un evento abbastanza cosciente quanto spontaneo e irrefrenabile. Invado camera dei miei genitori, do luce al sipario e inizio a cantare. Non so cosa, non so come, non so perché, ma ero libero. Mi rimisero a letto, felice. Il canto è nato con me, mi appartiene da sempre. Ho passato la mia infanzia, la mia adolescenza e la mia giovinezza a riempire casa di note, turbando la quiete dei miei familiari. Le stanze vuote erano il mio habitat. Mi muovevo con frenesia tra i meandri della mia grande dimora, per fortuna indipendente e abbastanza isolata, alla ricerca di un punto in cui il rimbombo potesse creare la giusta amplificazione, dove le mie corde potessero vibrare al meglio. Ogni attimo di pausa dallo studio era buono per iniziare il pellegrinaggio per casa, dal giroscale, al bagno, al corridoio. Ero il peripatetico canterino. Appagavo così il mio bisogno primario”.

 

2. Sei nel mondo della musica da poco tempo. A differenza di molti che iniziano in giovane età a partecipare a concorsi o comunque ad esibirsi in pubblico, tu inizi relativamente tardi; come mai?

 

“Sono nel mondo della musica”… magari fosse così!!! Da giovane non mi sono mai esposto, in TV vedevo i miei cantanti preferiti, cercavo di imitarli e in tal modo ho sviluppato autonomamente qualche abilità vocale. I tempi non erano ancora maturi perché io venissi allo scoperto. A scuola ho sempre studiato tanto, ero il classico secchione. Fino all’anno scorso non avevo mai frequentato una lezione di canto, né fatto un concorso o una esibizione in pubblico. La mia voce era nota solo alla mia famiglia. Non ho mai ricevuto incoraggiamenti da loro, anzi, il più delle volte mi dicevano di tacere e di stare zitto. Per non disturbare troppo approfittavo dei momenti in cui restavo a casa da solo per sfogarmi al massimo. Cantare era l’unico modo a me noto per placare un tumulto interiore che sentivo ribollirmi dentro. Mi sento esplodere quando passo troppo tempo senza cantare. Non ho mai amato l’eccessiva folla. Ricordo che restavo volentieri a casa durante le sere d’estate, quando tutta la famiglia usciva, per dedicarmi all’esplorazione della mia voce, della mia anima, di me stesso. Dopo l’università mi sono trasferito a Trento. Mi sono ritrovato lontano da casa, dal paese, dalla gente che conosco e dall’imbarazzo che cantare davanti a loro potrebbe procurarmi. E’ stato facile allora distruggere il muro di timidezza che fino ad allora mi aveva tenuto relegato in casa (“direttamente dal bagno di casa sua… Antonio!!”, Luiz. H. Belmiro, cit. Vartalent 2011)”.

 

3. Hai partecipato al Progetto Vartalent sia nel 2011 che nel 2012. Come è stata questa esperienza e cosa ti ha lasciato?

 

“Vartalent 2011 è stato il mio debutto. Mi sono lanciato senza pensarci, in maniera assolutamente disinvolta, con la leggerezza di chi prova senza avere nulla da perdere. La mia prima esibizione in pubblico è sul palco della semifinale a Mezzolombardo. Il giorno dopo mi ritrovo in finale con un quinto piazzamento, niente male come inizio mi dico. Puro istinto il mio. Pura follia. Ogni volta è stata una cosa diversa, un’emozione diversa, un’interpretazione diversa. Pura improvvisazione a Vartalent 2011. Ma non si può andare avanti con il solo istinto mi è stato detto. Così ho iniziato a studiare con Antonella Tonini, a preparare le esibizioni, a registrarmi e riascoltarmi più e più volte per affinare il mio mezzo vocale e acquisire consapevolezza. Il 2012 è stato l’anno dei tanti concorsi, delle esibizioni live, dei provini; non è venuto fuori granché devo dire, attualmente rimane solo il ricordo dell’emozione che un palco regala e delle belle persone incontrate, il che naturalmente non è poco! La musica infatti ha il potere di unire. Ricordo con gioia le serate del Vartalent’11 in tour. Con Luiz Belmiro, Giovanni Balduzzi, Martina Calovi e Maire Brusco studiavamo le esibizioni in lunghe sessioni pomeridiane, condite alla fine da altrettante sessioni gastronomiche, sotto l’egida di Padron Marco Consoli, che tornando da lavoro trovava sempre la casa piena di aspiranti cantanti bramosi di dare sfogo alla propria anima. Ricordo gli spettacoli al Top Center, al bar 700 di Pergine, al Gasoline di Gardolo, al Prosit di Mezzolombardo, al Full Moon pub di Romeno. Ricordo la conferenza stampa al Trony per la presentazione del CD Vartalent’11. Porto nel cuore le esibizioni al Bar Melody, quelle per la manifestazione di beneficienza “Ali per rinascere” organizzata da Maire, le trasferte a Riva del Garda per cercare lavoro estivo nei locali, i viaggi a Milano con Giovanni e Martina per i provini di X-Factor, Talent Fest, le partecipazioni al Festival del Garda, Bronzolo Incanto, Trento Incanta, Vartalent 2012. Ho grande affetto per tutte queste persone, hanno reso la mia vita diversa, speciale. Ci sono stati anche momenti spiacevoli, incomprensioni che hanno messo in discussione dei rapporti importanti. Spero tuttora di incrociare nuovamente delle persone che durante il cammino ho smarrito”.

 

4. Hai un modo molto personale di interpretazione, come vivi quello che canti?

 

“Ho la tendenza a cantare ad occhi chiusi, forse per contrastare la timidezza. Timidezza che in realtà non ho. La timidezza è una di quelle risposte che do per togliermi dall’imbarazzo di dover ammettere la repulsione per qualcosa. In verità io sono un libro aperto, non so nascondere nulla. Le persone che mi stanno simpatiche lo capiscono, le persone che mi stanno antipatiche lo capiscono. Con loro non riesco a parlare e adotto la scusa della timidezza. Quando canto nulla mi tange, siamo io, la mia voce e la musica che la accompagna. Mi sento al centro di un grande spazio vuoto, che magicamente sento di poter riempire. Ovvio che il consenso del pubblico sia importante, ma non ho la paranoia di arrivare, di trasmettere, di comunicare. Vivo il canto in modo molto intimo, è il momento in cui mi mostro davvero per quello che sono, abbattendo tutte le barriere e i muri di solitudine che incrostano la mia interiorità. Io faccio quel che mi sento di fare. Se entrando nel mio campo d’azione qualcuno riuscisse a trarre una vibrazione ne sarei contento. Significherebbe che la mia voce oltre alla mia è in grado di mettere in risonanza un’altra anima. Ciò che faccio sul palco non è mai studiato (e si vede!). Ho provato a prepararmi, ma poi stravolgo sempre tutto. Sono momenti irripetibili. Io non ho idea di come appaia all’esterno, anzi, le poche volte che ho accettato di rivedermi in video mi sono visto mostruoso, fuori luogo, assurdo, privo di senso. Mi risollevo solo se ricevo qualche complimento, altrimenti mi autofustigo, mi tiro i pomodori da solo. Mi odio”.

 

5. Un siciliano trapiantato a Trento, musicalmente la tua splendida isola ti ha influenzato?

 

“Mi sono trasferito a Trento 3 anni fa per intraprendere un dottorato di ricerca in discipline ICT alla Fondazione Bruno Kessler dopo avere studiato a Catania ingegneria delle telecomunicazioni. La mia isola mi ha dato tanto sul fronte della formazione, ma il canto è un’esperienza completamente trentina. Di certo mi porto dentro un carattere forgiato dal sole della mia terra, che a mio avviso non si manifesta spesso. Mi considero un cantante malinconico. Forse mi porto dentro un velo di tristezza per la distanza dalla mia famiglia, forse porto “nascosto” in me il calore di un popolo costretto a sparpagliarsi per il mondo, come avesse la missione di diffondere la gioia innata che solo un’isola talmente bella può imprimerti dentro. Credo che a livello musicale il Trentino sia più idoneo ad accogliermi. Sono nostalgico e adoro le canzoni tendenzialmente depresse, dal ritmo lento e quasi lagnoso, canzoni in cui la voce posso esprimersi melodicamente ricamando suoni dolci e delicati. Amo il soul e i cantanti di colore. Amo le canzoni adatte ad essere stravolte. Amo demolire e ricostruire, amo gli esperimenti e le sfide, amo la spontaneità.

 

 

6. C’è una canzone o una frase che ti rappresenta?

 

La frase che più testimonia la mia natura è la seguente “Non delle parole sono amante, il silenzio avvolge la mia persona. Gli altrui patemi preferisco ai miei. Ascolto. Naturale mi è solo il canto.” Questo è quanto si legge sul profilo Facebook che ho creato come “cantante” (www.facebook.com/antonio84.cantante). Naturalmente non si trova chissà quale opera d’arte, però la tecnologia permette di affacciarsi al mondo in maniera così semplice che sarebbe un peccato non concedersi al sipario più grande che esista, il web. E così mi diverto a registrare in ambito casalingo (e si sente!) delle cover e a condividerle, niente di più. Chiusa la digressione in stile “consigli per gli acquisti” credo che ci sia una canzone per ogni istante della vita. Ogni attimo è diverso dal precedente, sentimenti diversi si combinano a costruire umori diversi. Qualcuno avrà già sperimentato qualcosa che si avvicini a ciascuno dei nostri stati della mente. Qualcuno avrà già scritto qualcosa che tende a questi stati, senza però coglierli appieno. Per questo ci sono tante combinazioni ancora da scrivere. La musica è infinita e ognuno di noi può farne parte con ciò che porta dentro.

 

 

7. Cosa c’è nel futuro di Antonio?

 

Non penso mai al futuro. Vivo di giorno in giorno e in base a ciò che sento scelgo le strade da percorrere. C’è tanta razionalità in me, ma per lo più sono un essere umorale e istintivo. Raramente faccio cose che non mi piace fare. Ad esempio per adesso faccio anche l’insegnante di telecomunicazioni ed elettronica alle scuole superiori ed è una cosa che amo, ho sempre sognato di fare il prof. La mia vita sarà il frutto della casualità e della spensieratezza, condite comunque da una saggezza che sento appartenermi. Ciò che mi auguro è che abbia sempre da fare delle cose che amo, che non mi causino noia. Non sono molte a dire il vero, sono un essere abbastanza insofferente, poca roba riesce a colpirmi nell’anima. E’ questo che cerco. Sono bramoso di sentire sussultare il mio cuore. Qualunque cosa accada, qualunque sia il posto e qualunque sia il pubblico ho la certezza che il canto farà sempre parte di me, è un elemento di cui non posso fare a meno, è l’ossigeno della mia vita. Sul fronte dell’attività canora nell’immediato c’è in programma la partecipazione al concorso New Talent Vox’s organizzato dall’associazione Percorsi Musicali di Roncafort, e alle selezioni del Cantagiro.

 

 

8. C’è una domanda che non ti ho fatto ma che vorresti che ti facessi?

 

Vorrei che mi chiedessi “Chi sei?” e io ti direi “Sono un essere banale e comune, con poca roba da raccontare. I silenzi sono forse dovuti al fatto che non ho niente da dire. Nessuno mi capisce. Nessuno è in grado di leggere tra le righe i sentimenti che spargo in giro con gesti incomprensibili. Nessuno mi appartiene. Ed io sono solo come il vento che tocca gli alberi d’inverno e passa oltre avendoli turbati in misura lieve. Sono aria rarefatta e intangibile. Sono un punto nell’universo la cui presenza sfiora un insieme irrisorio di gente. La mia voce non può sortire effetto alcuno. Il mio operato procura bene a pochi individui. Sono la malinconia”.

 

Questo è Antonio Calà che, per una volta, ha deciso di abbandonare la sua riservatezza e raccontarci così tanto di lui e del suo modo di essere. Contrariamente a ciò che dice non è assolutamente un essere banale e comune e, tramite la musica, ha molto da raccontare e comunicare! Un consiglio: se vi capitasse di sentirlo cantare, fate come lui, chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare dalla magia della musica.

 

Laura Belli

L'estate di S. Martino

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L'autunno e l'inverno portano atmosfere da leggenda e molte sono le giornate che potremmo festeggiare con i bambini. Una delle giornate in questione è l'11 novembre: San Martino con la sua estate, le sue lanterne rappresenta il vero inizio del periodo natalizio. Pur essendo morto l'8, San Martino viene ricordato il giorno in cui la sua salma venne tumulata, l'11 novembre appunto.

 

L'estate di San Martino: tre giorni e un pocolino, recita un famoso proverbio. Sono questi 3 giorni e mezzo di clima quasi estivo, i giorni in cui si apre il vino novello e finiscono simbolicamente le attività agricole.

La leggenda

Martino, figlio di un tribuno romano, nacque a Sabaria, in Pannonia (ai confini dell'Ungheria con l'Austria), fra il 315 e il 317.

Suo padre gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Fu educato nella città di Pavia, dove passò la sua infanzia fino all'arruolamento nella guardia imperiale, all'età di quindici anni. La legge romana lo obbligava a entrare nell'esercito come suo padre, così, malgrado fosse un tipo molto pacifico, dovette diventare soldato.

A scuola Martino prese i primi contatti con i cristiani e, all'insaputa dei genitori, ci fece catecumeno e prese a frequentare con assiduità le assemblee cristiane. Si narra che avesse appena dodici anni quando, contro la volontà dei suoi genitori, che credevano negli dei di Roma, si fece battezzare e divenne cristiano.

 

La sua umiltà e la sua carità hanno dato il via ad alcune leggende. La più famosa è quella in cui, mentre era ancora soldato, in una grigia giornata d'autunno, mentre usciva da una delle porte della città francese di Amiens, dove viveva, Martino vide un povero vecchio, mezzo nudo e tremante per il freddo. Preso da pietà sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero per coprirsi e scaldarsi. Subito il sole spuntò nel cielo proprio come in una calda giornata estiva. Per questo si chiama “estate di S. Martino” quel periodo agli inizi di novembre in cui spesso la temperatura è più mite.

 

Quella notte, in sogno, Martino vide Gesù avvolto in quel mezzo mantello che gli sorrideva riconoscente e gli restituiva la metà di mantello che aveva condiviso. Udì Gesù dire ai suoi angeli: “Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito.” Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia, ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei Re Merovingi dei Franchi. Il termine latino per “mantello corto”, cappella, venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di San Martino, i cappellani, e da questi venne applicato all'oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato cappella.

Il sogno ebbe un tale impatto su San Martino che si fece battezzare il giorno seguente e divenne cristiano.

 

Chiara Mazzalai

After Midnight all'Osteria Trentina

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Venerdì 23 novembre 2012, una data da segnare in rosso sul calendario, un evento da non perdere all'Osteria Trentina (ex Bar Trento) in via Roma 48 a Trento.

 

Gigi Jordan – voce solista, batteria e chitarre, Emilio Porcelli – chitarre e cori, Walter Gottardi – basso elettrico, voce solista e cori, Fabio Rasini – tastiere e piano.

Signori ecco a voi gli After midnight, quattro musicisti di evidente esperienza (quasi 40 anni ciascuno), un gruppo in cui spicca l'accuratezza delle esecuzioni e l'equilibrio sonoro.

Il loro repertorio è molto vasto, dai classici di Eric Clapton, Rolling Stone, Linda Perry e Wilson Pickett, fino ai Police, Pink Floyd, U2 e tanti altri.

 

Osteria Trentina che offre numerosi eventi musicali di qualità, è aperta tutti i giorni dalle 7 alle 24,

offre anche la possibilità di festeggiare compleanni, lauree e altro.

Pranzi veloci con fantasia, dalle insalate miste particolari ai primi piatti sfiziosi dello chef in casa, alle focacce della casa, tranci di pizza, taglieri di affettati, ecc.

Tutte le sere aperitivi tipici con buffet alla trentina.

 

L'appuntamento con gli After Midnight quindi è per venerdì 23 novembre con inizio alle ore 22.00, consigliamo comunque di recarsi in loco già per l'aperitivo sfizioso, sgranocchiando qualcosa in compagnia e assicurarsi un posto in prima fila.

 

Chiara Mazzalai

Halloween con A&D

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VOGLIA DI EMOZIONI FORTI? VOGLIA DI UNA NOTTE DI PAURA?

Halloween è ormai fenomeno di costume. In periodi come questi attuali, tra crisi e malcontenti, che vedono la gente limitare le proprie scorribande notturne per necessità di portafogli, ben venga un’occasione come questa, di passare una serata diversa e spensierata. Come si suol dire: capita a fagiolo…o forse meglio dire “A ZUCCA”. Il simbolo per eccellenza è infatti Jack 0’Lantern ed è protagonista in ogni negozio cittadino, dalla cartoleria alla ferramenta (sissì). Personalmente ho cercato perfino caramelle e dolcetti: letteralmente andati a ruba (ma qualcosa si riesce ancora a trovare). L’offerta dell’entertainment poi è aumentata negli ultimi anni e anche i “riservati” trentini si stanno adeguando. Sono molti infatti, coloro che finito il lavoro si apprestano a tornare a casa e passare al “trucco e parrucco” prima di infilarsi in qualche loculo.

Festa de la Grasparola

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Sabato 20 ottobre sono stato chiamato assieme al mio collega Dj Luca Bauer (in arte STONE) per animare la serata nel tendone di PERGOLESE (Val Cavedine) in occasione delle festività della GRASPAROLA, la marcia non competitiva più longeva del trentino, giunta quest’anno alla 39°edizione.

 

Nostro compito era quello di aggregare e far divertire il pubblico presente (circa 600 persone) con della buona musica, mentre cenavano nel tendone con i classici piatti trentini, sempre apprezzati ed innaffiati di ottima birra. Inoltre dovevamo “introdurre” una cover band veronese venuta per l’occasione.

Abbiamo iniziato verso le 21.00 con una buona rassegna di dance music anni ’70…tanto per scaldare gli animi una buona mezz’ora. Quindi, abbiamo presentato i musicisti che a mano a mano salivano sul palco.

 

E qui…c’è stata la sorpresa.

ZERO 45 BAND Vasco tribute !!! Ricordate questo nome perché questi “professionisti” sono galattici ed io farò di tutto per portarveli a Trento.

Due chitarristi solisti, un basso e voce, un tastierista e voce, con ben 3 workstations sul palco, un batterista ed un sassofonista…il gruppo parte. Pestano alla grande i signori. Questi sì che sanno suonare.

Nel frattempo, la voce del cantante ci raggiunge, ci avvolge…ma di lui manco l’ombra.

E poi eccolo: giubbottino di pelle, berretto e…accento romagnolo (!). Saluta il pubblico, tra una strofa e l’altra di “Non mi va’ ”.

Delirio nel tendone. Finiti gli applausi e gli ZERO 45 attaccano subito con altri “oldies”: - Deviazioni – Glo spari sopra - Cosa succede in città - Lunedì , ma anche i successi più attuali come: Eh già! - Gioca con me.

Un susseguirsi di performances ad alto tasso adrenalinico dove i sette “SAMURAI VERONESI non si risparmiano, anzi si gasano e ricaricano ad ogni brano.

Verso le 23.00 l’assolo di oboe in “Toffee” introduce una rassegna delle migliori ballate sentimentali del Blasco nazionale. Ed è emozione pura! Alle 23.45 si “ri-spacca” con Domenica lunatica e Rewind, prima di concludere con la classica Albachiara che ha coinvolto l’intero tendone quasi al buio (solo il palco era illuminato, ma con l’atmosfera degna dei grandi concerti).

Ed ora cari lettori, vorrei avere il piacere di presentarveli:

Alberto Zivelonghi – Chitarra, Matteo Noci – Chitarra, Riccardo Fazion – Pianoforte e tastiere, Enrico Pighi – batteria, Damiano Cacciatori – Basso, Paolo Ballini – Sax ed il grande Michele Muraro –Voce.

Questi “ragazzi” sono di Verona, ma come ha sottolineato Michele, gradiscono molto i palchi trentini e, non essendosi mai esibiti nel capoluogo, ne sarebbero entusiasti.

E sarebbe un bel regalo per noi, perché questa band merita davvero più di un concerto. Anche chi come me, non è un fan “sfegatato” del Blasco nazionale, rimarrà conquistato dalla travolgente energia che questi artisti sanno regalare e trasmettere al loro pubblico.

Piccola nota di merito in conclusione per Dj Stone (ed il sottoscritto in veste di Vocalist) che hanno allietato le oltre 350 persone rimaste per ballare scatenate, fino alle 3 del mattino senza mai allentare il tasso adrenalinico! Gran bella serata!

Daniele Brunetti

Cover Oltre Festival 2012 (VII edizione)

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Si è conclusa più che positivamente la settima edizione del Cover Oltre Festival, ormai da qualche anno appuntamento fisso per coloro che amano la musica in tutte le sue sfaccettature. Ottimo responso da parte del pubblico, che nonostante la giornata pressoché invernale, ha seguito numerosissimo per tutte le sei ore, le interpretazioni delle 13 band in concorso.

 

A portarsi a casa il premio più ambito (un buono per una registrazione professionale presso uno studio di registrazione), è stata la band dei Curly Frogs & The Blues Bringers, che con tre cover di Ray Charles, band proveniente da Trento e con una media di età di soli 18 anni, ma con una preparazione tecnica da conservatorio. La loro vittoria però è stata molto sofferta, infatti erano andati al ballottaggio contro i The Contraband, band anagraficamente più matura, con una media di 35 anni, che si son esibiti con cover dei Velvet Revolver. La giuria ha deciso per i Curly Frogs per 5 voti a 4.

La terza piazza è andata ai Black Star originari di Albiano, con cover dei Saxon, già piazzatisi secondi nell’edizione Under 21 del Cover Oltre Festival, tenutasi nella passata primavera. Il premio speciale del pubblico è andato ai giovani perginesi Leathermask (cover dei Black Sabbath), autori di una prova live magistrale, premiata dalla giuria anche da una wild card per il prossimo concorso under 21 del 2013.

Anche per la giovanissima band Soul Burner ( Black Label Society), ammissione diretta al prossimo concorso Under 21 del Cover Oltre Festival.

 

Grande la soddisfazione espressa dalla presidentessa della commissione Giovani ed istruzione della circoscrizione Oltrefersina, Elena Cramerotti, e dal presidente della circoscrizione Emanuele Lombardo, che ha voluto premiare personalmente la band vincitrice. Notevole il passaggio del pubblico durante le sei ore di concerto. L’appuntamento del Cover Oltre Festival, si sta sempre di più dimostrando nel tempo, un concorso che avvicina molte persone al mondo della musica, e spazia sia a livello generazionale che di genere musicale, infatti si son viste susseguirsi band che vanno dal soul sino al metal, passando per il rock ed il punk. Con la vittoria dei Curly Frogs & The Blues Bringers, si è interrotto un ciclo che durava da tre anni, nel quale si eran viste band di metal molto tecnico, dominare la prima piazza del podio del festival.

 

Il direttore artistico

Sandro Botto

The Black Star Band

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Al Cover Oltre Festival (VII edizione) che si è svolta sabato pomeriggio alla sala circoscrizionale, in via Clarina a Trento, abbiamo avuto il piacere di assistere alla performance della prima band in concorso, i Black Star. Una band giovane ma di carattere che ci ha letteralmente conquistati. Di seguito la loro biografia:

 

I Black Star nascono ad Albiano nell'autunno del 2007 da un'idea di Davide e Cristian, volenterosi di fare musica.
Quasi per scherzo si aggiunge Damiano alla voce, dopo alcuni mesi la cosa diventa più seria e si comincia a fare dei progetti.
L'intento è quello di formare una band che proponga cover Hard rock/Heavy metal. Dopo un periodo caratterizzato dal susseguirsi di cambiamenti nella line-up, Finalmente si arriva alla formazione attuale: Damiano alla voce, Davide alla batteria, Cristian e Samuel alle chitarre e Gianluca al basso. Da qui si può dire sia cominciato il vero e proprio percorso dei Black Star.

 

Dopo aver suonato in svariati locali in Trentino, la voglia di crescere porta il gruppo a decidere di comporre pezzi originali.

La prima demo dei Black Star, “Burnin' Game”, autoprodotta e registrata interamente in casa senza nessun ausilio di professionisti, arriva a marzo 2012.

Con l'uscita di “Burnin' Game”, la band comincia a prendersi delle vere e proprie soddisfazioni. Una su tutte è senza dubbio l'apertura del concerto dei CS/SC in cui militano Leon Goewie, voce dei Vengeance, Keru Kelli, chitarrista di Alice Cooper, Ratt e Warrant per citarne alcuni, Greg D., chitarrista dei Beerdrinkers, band svizzera, Chris Glen, il quale vanta collaborazioni con il grande Michael Schenker negli MSG, ed infine, ultimo ma non ultimo, uno degli storici batteristi degli AC/DC, Chris Slade.

 

Nell'ultimo anno, oltre a questa grande soddisfazione, il gruppo ha ottenuto un secondo posto al Cover Oltre Festival Under 21 e il trionfo al Rocky Rock Contest, davanti ad una giuria presieduta dal bassista de “Le Orme”, Fabio Trentini.

Sicuramente l'ambizione del gruppo è quella di continuare a crescere suonando e portando la propria musica al di fuori dei confini trentini.

 

Questa dunque la formazione:

Damiano Ravanelli – Vocals, Cristian Gennari – Guitar/Cori, Samuel Fabrello – Guitar solista, Gianluca Nadalini – Bass, Davide Odorizzi – Drums.

 

Dalla Redazione Trentino Libero i migliori auguri ai Black Star per un carriera di successi.

 

Chiara Mazzalai

Storia di un artista nato dal nulla...Ciro Granato

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alt La carriera musicale di Ciro Granato inizia nel 1995 con serate di piano bar nelle vicine provincie di Bolzano e Verona, fino all'anno 2000. Si rivela poi un apprezzato cantautore e nell'agosto del 2000 guadagna al Festival per cantautori (Garniga Terme) un rispettabilissimo 4° posto con “Canzone per una donna”.

Nel giugno 2001 pubblica anche un libro “Parole per il tempo”, una raccolta di poesie edito da Casa Editrice Libro Italiano. Nell'ottobre del 2002 partecipa alle selezioni del Festival di Recanati con “Una cammenata a Napule”.

Blurred Shadows al Cover Festival

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I "Blurred Shadows" si sono qualificati per la finale del 7° Cover Oltre Festival Music Marathon, manifestazione che si svolgerà sabato 27 ottobre presso il teatro della sala circoscrizionale Oltre Fersina. La loro esibizione avverrà alle ore 15, porteranno tre pezzi di Neil Young (Powderfinger - Rock'in the free world - The needle and the damage done).

"The Blurred Shadows" è un progetto completamente nuovo, una cover band nata da quattro musicisti italiani: Alex e Mauro Boller, Claudio Ischia, Claudio Corona (che per motivi di salute sarà sostituito egregiamente per l'occasione da Walter Gottardi), e dalla collaborazione con la violonista Chiara Brugnara.

Il gruppo propone le note arrangiate di Neil Young, Creedence Clearwater e Pink Floyd.

Un Cover Oltre Festival Marathon da non perdere.

 

 

 

 


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