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Ecco come erano certi italiani: Ettore Muti

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Militare, aviatore e politico, segretario del Partito Nazionale Fascista e ministro nel governo Mussolini (Ettore Muti in divisa: foto da Wikipedia). Decorato di una medaglia d'oro al valore militare, 10 d'argento, 4 di bronzo, 5 croci al merito di guerra, 21 onorificenze e 3 promozioni sul campo, sempre, per meriti di guerra

Monselice, 11 marzo 2019. - di Adalberto de' Bartolomeis

Quando le "cose" vanno male in questo bellissimo, ma altrettanto molto controverso Paese, si rinnega, s'insulta a più non posso, si volta la faccia dall'atrra parte, si prendono le distanze, quasi come per proteggersi da chi "risulti" un appestato o un reietto.

Questo, ancora oggi accade, "malati di democrazia progressista e globalizzata", in quanto si configurano, sempre più, sovrapposizioni continue di chi fa a "gara", esattamente, nell'urlarsi uno contro l'altro, credendo che ciò sia lo "stile"appropriato, corretto, per dimostrare le proprie tesi, a difesa di verità sociali, del tutto soggettive, disinvoltamente ed altrettanto molto liberamente interpretate, avendo l'ovvio, unico, scopo, di convincere chi li ascolta o chi legge libri di chi si improvvisa un dotto scrittore o si attiene alla stampa, anche costituita da giornalisti che purtroppo presentano opinioni molto discutibili, soprattutto se, nelllo "stra libero pensiero", le stesse sono arricchite da un linguaggio che corrisponde all'esatto contrario dell'etica o di uno stile sobrio, asciutto, lucido, obiettivo.

D'altronde siamo o non siamo nella società dell'insulto libero? Purtroppo ed ormai, da tempo, dappertutto. È un'epoca che si contrappone, fortunatamente, per lo "sparo facile" di bocca e di penna, ad un'altra epoca, dove, reprimendo vigliaccamente convinzioni edulcorate perché false, di fede ad un regime, solo per comodità di vantaggi personali, lo sparo, quello vero, divenne quasi un "culto", perché immediatamente immediato, spesso individuale o di gruppo, tra gente che si sentiva legittimata nel farlo, perché "coperta" dai mandanti che promulgavano ed ordivano un odio bieco, viscerale, strisciante, accecante. Gente che aveva persino disonorato diverso tempo prima l'Italia sui suoi campi di battaglia, commettendo, nelle loro responsabilità di ruolo, madornali errori, ma poi furono "graziati" e persino " premiati" dal Fascismo, regime che dichiaratamente promuoveva ed agevolava tanto, forse troppo, chi si ruffianava ad esso e poneva però al confino chi, non solo non ne condivideva la politica, senz'altro, retorica, ma voleva, persino da solo, individualmente, o con sprovvedutezza porsi contro uno Stato che quello era: con un Re, un Capo del Governo, una collettività intera che esultava pure per le opere sociali interne che lo stesso regime promuoveva e realizzava a suo favore. Se poi quel regime perse politicamente i consensi per il catastrofico errore di bandire gli ebrei, gente in auge dappertutto, tra le istituzioni e nel privato, quello fu solo l'inizio dei guai in cui si avviava per una folle propaganda straniera, principalmente tedesca, che condizionó le sue sorti e quelle di tantissima gente.

Gli errori commessi da chi deteneva autorità e potere li pagarono in tanti, troppi, senza tenere conto addirittura del rispetto dell'uomo. Si capovolsero gli eventi, i tanto sperati "fasti di gloria", di quanto l'Italia non era nelle condizioni di assurgere a tale elevazione che, non appena cadde il governo Mussolini, con un meschino arresto di lui stesso, voluto dal Re, Vittorio Emanuele III, con i suoi "riabilitati" al nuovo potere, molto provvisorio, di generali, ammiragli e funzionari, volta faccia, come Pietro Badoglio, per esempio, quest'ultimo fece attuare il primo atto di odio in Italia.

Ordinò ad alcuni carabinieri fedelissimi al Sovrano di diventare dei sicari: anzi, dei criminali di guerra: andarono a prelevare il più medagliato, pluridecorato di tutti i tempi, a Fregene, il tenente colonnello della Regia Areonautica Ettore Muti, ex Segretario del PNF, carica lasciata da 3 anni per notevoli disaccordi con lo stesso regime. Prese le distanze dalla stessa politica di governo perché non condivideva un'avventata guerra di approssimazione e decise di condurre una vita molto riservata, pur rispettata con grande garbo da Benito Mussolini il quale, di lui, ebbe sempre una stimata considerazione di uomo d'azione.

Tuttavia ciò non bastò a sentenziare su questo ufficiale della Regia Areonautica una resa dei conti sommaria che pagò con la vita. il 24 agosto 1943 questo manipolo di Carabinieri Reali lo eliminò fisicamente a suon di sventagliate di mitra.

A tarda sera di quel giorno, dopo la mezzanotte si presentarono a casa sua e gli intimarono di uscire perché tratto in arresto. Da che cosa? Ancora oggi, dopo 76 anni non si sa! Lo condussero in una boscaglia e compirono una farsa lanciando bombe a mano e sparando raffiche di mitra come se fossero stati colti da un'imboscata.

Fecero credere che l'ufficiale cadde perché non sufficiente protetto. Lo uccisero barbaramente alle 02.30 del 25 agosto e poi fecero passare il messaggio che Ettore Muti era caduto in un'imboscata. I sicari si misero sulla posizione di attenti e gli resero onore ad un Eroe e non ad un farabutto. Così fecero e così informarono il neo Presidente del Consiglio, nominato dal Re con pieni poteri, il Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio. Operazione compiuta!

Allo Stato di quel periodo tumultuoso non interessava, né interessa tuttora, credo, nel modo più assoluto, fare vera luce sul perché fu compiuto quel gesto, sbrigativo e criminale. Fu il primo di una tremenda, lunga serie di omicidi e di massacri che si protrassero oltre al 1948 con, appunto, la "cultura" ideologica dell'odio. Né interessava, oltremodo, che si facesse luce su tutti i barbari crimini commessi da coloro che hanno liberato l'Italia dal giogo fascista perché c'era il fermo proposito di instaurare il comunismo: un regime che si sarebbe sovrapposto ad un altro regime, così da poterlo assoggettare e farlo diventare un paese satellite dell'Unione Sovietica che per i bolscevichi era il paradiso in terra di tutti gli esseri umani.

Al solo pensiero di cosa sarebbe potuto capitare in Italia dopo che con tanto sacrificio umano e sangue ci venne regalata la libertà di cotanta democrazia, se i progetti di Palmiro Togliatti si fossero avverati mi vengono i brividi! Oggigiorno tutti sanno che cos'è il vero comunismo e quanto male continua ancora ad arrecare in certe aree geografiche del mondo, ma questo flagello è la conseguenza di altri atteggiamenti che non si accostano a quelli che sono stati fatti per fare piazza pulita del Fascismo. Dico solo che il primo crimine che fu commesso da gente in uniforme contro un uomo in altrettanta uniforme, che a soli 14 anni scappò di casa per andare in guerra, di cui lo stesso generale Luigi Cadorna ne rimase compiaciuto per il coraggio e l'ardimento per il quale la vocazione militare gli era propria, così che negli anni a venire divenne un vero condottiero, fu ignobile! Ma quando le cose si ribaltarono a sfavore e danno, da parte di altri, non non ne fu assolutamente tenuto conto, nonostante il petto di quell'uomo di Ravenna contava una medaglia d'oro al valore militare, 10 d'argento, 4 di bronzo, 5 croci al merito di guerra, 21 onoreficenze e 3 promozioni sul campo, sempre, per meriti di guerra.
Purtroppo anche altre medaglie d'oro ci rimisero la pelle, per lo più per tradimento, o che fossero schierati da una parte o dall'altra. Fu una carneficina dove i valori del rispetto umano erano saltati: volati via.

Ettore Muti fu impietosamente, ma soprattutto ingiustamente posto all'indice, nel tanto detestato e contestato, poi, ventennio fascista, che era tanto amato dal popolo italiano.

Quell'uomo era davvero un uomo valoroso e coraggioso. Prova ne fu che adolescente voleva arruolarsi per andare sul Carso. Non amava la competizione, ma soprattutto la vigliaccheria, le cosiddette pugnalate alle spalle, gli atti di stampo mafioso. Rispondeva certamente in maniera decisa alle provocazioni ed alle aggressioni che subiva personalmente in quanto fascista, ma non provocava o non aggrediva chicchessia.

Non usò mai i metodi che tanto passarono alla storia di risolvere le questioni con botte od olio di ricino, ma purtroppo tutto questo non bastò. Ci doveva essere un primo capro espiatorio da volere dimostrare, forse, chissà, ai nuovi Alleati che gli italiani avevano capito e stavano "imparando a rimontare la china", a loro modo.

Ecco come erano certi italiani: Ettore Muti
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