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Un altro Giusto tra i Giusti

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Monselice, 3 aprile 2019. - di Adalberto de' Bartolomeis

Di veri giganti di abnegazione e valore, a cui adempirono per soli doti umane ad un compito: evitare un inutile spreco di vite umane, un ufficiale del Regio Esercito Italiano, il conte Maurizio Lazzaro de Castiglioni, nato nel 1888 e spentosi a Roma nel 1962, per tutta la sua carriera militare perseguì, di grado in grado, l'attitudine ad evitare inutili spargimenti di sangue.

Già con la guerra Italo-turca e successivamente nella prima guerra mondiale, come ufficiale degli alpini, trovandosi assegnato in avamposti impossibili da poter arretrare dalle forze nemiche soverchianti, soprattutto nella zona dell'Adamello, nel 1915 e 1916, riuscì con la sua attitudine al comando ad infondere sempre serenità ai suoi sottoposti, al punto che, per lui e molti suoi dipendenti non mancò mai né fortuna, né valore.

Mutilato negli arti, perse due dita nel piede sinistro per congelamento e la mano destra a seguito di una granata tiratagli da un austriaco addosso, così che la stessa gli venne amputata, ma ricevette due promozioni per meriti di guerra, due medaglie d'argento al valor militare e tre medaglie di bronzo, più altre decorazioni. Raggiunto il grado di generale di divisione comandò la "Pusteria" e quando arrivò a Grenoble, sul fronte francese nel mese di novembre 1942 si distinse in una maniera talmente significativa nella sua zona occupata, di competenza, che riuscì finché poté ad arginare non pochi ostacoli con il governo Vichy del Maresciallo Pétain, collaborazionista con i nazisti, fascisti e più non poche spie che si misero di mezzo, infiltrandosi nella giurisdizione di competenza da lui occupata, creando una rete d'informazione, tra l'Ovra da una parte e francesi dall'altra per conoscere la vera attività del generale.

Riuscì a trarre in salvo ben oltre 9.000 ebrei francesi e stranieri fino ad arrivare al fatidico 8 settembre 1943. In soli 10 mesi il generale de Castiglioni dispose più di ventimila effettivi che s'installarono tra la valle del Rodano, ad Isère ed in prossimità del lago di Ginevra, nella linea Durance-Verdon. L'arrivo di questi militari fu percepito dai francesi con un legittimo sentimento di ostilità per il fatto di un'aggressione avvenuta quando la Francia era già in ginocchio perché occupata dai tedeschi, nonostante le truppe italiane vollero ugualmente affrontare i francesi dopo il 10 giugno 1940.

L'occupazione della Divisione "Pusteria"riguardava una gran parte del sud-est della Francia e fino a quando lo stesso reparto italiano non soccombette contro l'infido alleato germanico, mutata posizione, da "amico" a nemico, furono tanti gli ebrei che dissero di aver trovato una "Palestina nell'Isere". Fu tuttavia una lotta contro il tempo perché l'autorità prefettizia di Grenoble riuscì a far perseguitare ed internare 25 ebrei stranieri, a fronte però di ben, si stima circa 9.000 che varcarono i confini della Svizzera, grazie all'intero controllo territoriale ed autorità che con fermezza riuscì a mantenere il generale de Castiglioni, fino a quando la divisione "Pusteria" si disperse con gli scontri a fuoco contro i tedeschi.

Il Comandante de Castiglioni riuscì a raggiungere il sud Italia e porsi a servizio dei nuovi alleati che sapevano tutto della sua rischiosissima attività in Francia. Ciò gli valse la "Military Cross", un'onorificenza inglese, il grado di generale di corpo d'armata, fino a diventare il primo Comandante italiano in un costituito Comando Alleato in Italia a Verona, il Comando FTASE (Forze Terrestri Alleate Sud Europa) nel 1951, inaugurato alla presenza del futuro Presidente degli Stati Uniti d'America, generale Ike Eisenower. Una bella storia di soldato di grande valore e di coraggio.

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