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Le verità mai dette

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veritaMonselice, 24 ottobre 2019. - di Adalberto de' Bartolomeis

La nostra Storia più vicina, ma altrettanto più cruenta e molto controversa del secondo conflitto mondiale, la cosiddetta "Campagna 1940-1943 e "Campagna 1943-1945" non può essere solo raccontata per i fallimenti che si sono resi nei vari teatri di guerra, con tragedie di una disfatta generale su tutti i fronti di occupazione, mare e spazio aereo compreso, un armistizio, una guerra di liberazione e ricordando, per rispetto a chi ha dovuto affrontare quel lungo periodo, coloro che sono morti con azioni eroiche o è sopravvissuto per vera Grazia di Dio.

La pietà, unita ad un'amara consolazione di chi si immolò, nientemeno che sopra a dei cocci di un'intera organizzazione politico-militare allo sfascio, già con la stessa dichiarazione di guerra, resta ancora una ferita aperta, dove associazionismo, una certa politica, intellettuali del silenzio o debitamente orientati, altro non ha fatto che costruire, tra racconti a metà, testimonianze non complete, una retorica, portando avanti un solo risvolto di una guerra, una sola faccia della medaglia.

Nel frattempo chi ha omesso volutamente di porre in luce precise responsabilità da parte di mandanti per veri e propri atti criminali di guerra, quest'ultimi assolti dalla Storia, è stato reticente, complice dell'omertà con questi personaggi invisibili, fantasmi in vita, nel secondo dopoguerra.

Nel frattempo a subirne le conseguenze fu una vasta collettività, la quale dovette sopportare, oppressa dall'abbrutimento, l'annientamento o le speranze di una generazione di giovani, portati alla morte o violentati nell'anima, nei modi più nefandi. Umiliati fino a cancellarne l'identità del non uomo, dove i sopravvissuti, militari per primi e civili perché coinvolti, ritornando a casa malconci, hanno dovuto ricostruirsi da capo la loro esistenza e non con poca fatica, perché chiusi nell'ermetismo di un mutismo, dovuto ad uno sconvolgimento interiore, quasi fosse loro impedito di parlare o che non importasse nulla di quanto abbiano sofferto.

Oggi, quei pochi rimasti ancora in vita, sono sí longevi, ma lo sono anche perché retti da uno spirito che nessuno sarà mai in grado di affiancare. Sono talmente fortificati nell'animo per l'inferno che hanno conosciuto e dovuto sopportare che quasi viene da pensare che le loro cellule, quando erano persino giovanissimi , sembra quasi che li abbia resi immuni dalle malattie, per cui, chi ha abbondantemente superato la soglia dei 95 anni, alcuni pure i 100, non esita, ora, a raccontare delle verità agghiaccianti, completando il tassello mancante di chi avrebbe dovuto parlare e non lo ha fatto...

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