Riconoscenze modeste e troppo tardive

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Monselice, 16 dicembre 2019. - di Adalberto de' Bartolomeis

Le truppe del generale Mark Wayne Clark (nella foto), comandante della V Armata americana entrarono in Roma tra il 4-5 giugno 1944, senza trovare nessuna resistenza. Roma era vuota e, di fatto, già "città aperta".

A ricordare l'ingresso dell'esercito alleato c'era, perché ora, chissà perché è scomparsa, soltanto una piccola targa bilingue, che era stata collocata, meglio tardi che mai, nel 1994, in un giardino della piccola Piazzetta San Marco, a fianco di Palazzo Venezia.

La targa riporta le seguenti frasi: " a cinquant'anni dalla liberazione di Roma in memoria di tutti i caduti della campagna d'Italia". Poi, nel 2006 era stato accostato alla targa un bassorilievo in cui viene mostrata una scena di fraternizzazione tra il popolo ed alcuni armati che, senza elmetti in capo, né uniformi evidenti, non sono assolutamente individuabili come soldati angloamericani.

Sul suo fianco compariva la seguente iscrizione: " 4 giugno 1944 - Liberazione di Roma dall'occupazione nazifascista grazie al sacrificio e all'eroismo delle forze alleate, dei partigiani italiani e dei cittadini di Roma". La stele é stata rimossa per un intervento di ristrutturazione urbana e non è più ricomparsa, nonostante quei lavori siano stati da tempo terminati.

Ho l'impressione che, poiché il segno di gratitudine di quei soldati che vennero da oltreoceano a liberarci da nazisti e fascisti è stato ricordato, diciamo, con un non granché e la temporanea scomparsa sia della targa e sia del bassorilievo, potrebbe essere l'ulteriore riprova di una voluta mancanza di riconoscenza nei confronti degli Alleati che avrebbe, forse, come unica attenuante: quella di non riguardare solo Roma ed i romani, bensì tutto un popolo che, per ricostruire un suo orgoglio di appartenenza nazionale, dopo il disastro di una guerra, ha preferito considerarsi come vinto e non certamente vincitore dalla parte di chi è insorto, piuttosto che liberato: ammesso che questa possa ritenersi un'attenuante.

D'altronde una spiegazione di questa sbadata assenza di gratitudine puó essere riconducibile già all'epoca sul rapporto tra angloamericani ed antifascisti impegnati nella Resistenza, dove pesò una reciproca mancanza di conoscenza di forze consistenti che, le une e le altre combattevano contro un solo nemico visibile: il tedesco.

I tentativi che potessero essere posti con facilità di contatti non c'erano o se c'erano erano limitati, improvvisati ed alquanto poveri di risultati. Gli uomini della Resistenza romana, per esempio, sapevano ben molto poco circa la conduzione della campagna d'Italia da parte alleata, che peraltro era contrastata dalle differenti visioni politico-strategiche di Stati Uniti e Gran Bretagna. Poi, sempre la Resistenza romana, dopo lo sbarco di Anzio, avvenuto il 22 gennaio 1944, visse con frustrazione e pure risentimento il mancato arrivo dell'esercito angloamericano alle porte della città.
Un arrivo che lo aspettavano imminente, secondo un'illusione alimentata soprattutto dalla componente britannica degli stessi comandi alleati.

Ci sono inoltre altre considerazioni che possono portare alla conseguenza di una modesta gratitudine, racchiusa in una targa, ma che tuttora sembra essere sparita: i romani non sentivano l'aspirazione di essere liberati da un esercito che non era il loro, dopo tutta la gestione delle trattative armistiziali, con l'appendice tragica e perfino grottesca della finta disponibilità dell'Italia badogliana a dare un immediato contributo bellico agli Alleati, a cui si era aggiunto il disonorevole abbandono ai tedeschi della capitale.

Queste situazioni condizionarono chi reagì in svariati modi, autonomi e persino con iniziative azzardate che portarono ad innegabili conseguenze molto tragiche per gli stessi cittadini romani.

Riconoscenze modeste e troppo tardive