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Chi lo dice che certe verità debbano essere scomode?

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Monselice, 18 dicembre 2019. - di Adalberto de' Bartolomeis

Quante volte è stato ammesso da parte di tutti, generazioni di italiani che, nate sotto il regime fascista, oppure lo erano ampiamente da prima e comunque, anche una buona parte di coloro che sono nati nel secondo dopoguerra, come il sottoscritto, sono sempre stati consapevoli che sempre gli italiani, che hanno vissuto durante il ventennio del Duce, fossero tutti fascisti: soltanto pochissimi riuscirono a non esserlo. Tra questi pochissimi o si trovavano al confino, oppure avevano preso la via dell'esilio, ma furono una strettissima minoranza, su 46 milioni di abitanti.

Quindi, fino al 25 luglio 1943, sia che avessero la tessera, sia che non l'avessero, chi era studente, chi impiegato, chi operaio e chi anche militare, fino a quella data, erano tutti fascisti o quantomeno finti simpatizzanti, per convenienza. Consapevoli, difatti, che le disgrazie del regime erano iniziate ancor prima dell'entrata in guerra, diciamo che nel giro di 45 giorni e cioè fino al fatidico 8 settembre, da acquiescenti, supini o appecoronati come risultava, per complicità di opportunismo, nei confronti di una dittatura, di colpo, divennero tutti antifascisti, reazionari, taluni, non pochi, ribelli sfegatati, condizionati da un cumulo di eventi, rapidamente incalzanti, sui quali incombevano le sorti di una guerra che sebbene non andasse fatta, dovevano sfogare, fino a raggiungere, forsennatamente, rabbie represse di anni, con azioni che culminarono nell'odio.

Il partito comunista italiano ne fu l'artefice principale di questo clima di voltafaccia. Bandito già dalla sua nascita perché propugnatore di principi bolscevichi, di cultura, prima leninista e poi stalinista, annoverava nel suo segretario nazionale, nonché vice presidente del consiglio dei ministri del governo Bonomi, Palmiro Togliatti, portavoce di un altro dittatore, comunista, Iosif Stalin, tutta la nomenclatura sovietica che doveva essere adottata in Italia a momento opportuno, esattamente, quando sarebbe crollato il fascismo ed il suo complice che per un ventennio lo aveva sostenuto: chi? Il sovrano, Re d'Italia, erede di una monarchia, resasi sull'inesorabile triste finale della sua esistenza, ignominiosamente squallida, con le sue ore contate, per sdilinquente doppiezza a multiformi convenienze. Nel frattempo il PCI aveva costruito, in seno ad un partito clandestino, accuratamente, nell'ombra, sia da monarchia e fascismo e sia dagli alleati, la sua rete di informatori dirigenti e che dirigenti!

Mascherati da un crescendo incalzare di eventi, sempre più drammatici e tragici, solo a sbarchi avvenuti, tra Sicilia, Napoli ed Anzio, ricevevano e davano ordini dietro l'acronimo di GAP ( gruppi d'azione patriottica) dove affluirono sempre più in queste formazioni autonome, di fatto segrete, giovani e meno giovani, di diverse estrazioni sociali, che volevano, per un loro futuro, svoltare, sbarcando il lunario, un numero ancora incerto, per fanatismo, oppure per varie motivazioni personali. I più noti o quelli che ambivano a questo onirico futuro, subordinato alla dittatura stalinista, se ne infischiavano altamente di pensare ad un ordine nuovo, democratico, liberale, costituzionale, per cui agirono, consapevoli di essere, anch'essi, a pieno titolo, a banda molto larga, degli altrettanto perfetti criminali di guerra, perché prima "lanciavano il cosidetto sasso" o più appropriatamente la bomba o una facile mitragliata, ma vigliacca però e poi scappavano. Cosí facendo, in un clima di terrore, odio e repressione, gli attentati, che non indugio a ritenere abbiano avuto il loro inizio in via Rasella, a Roma, comportarono tali effetti e conseguenze devastanti, di rappresaglie, torture, massacri indecifrabili, deportazioni, ordite già da chi aveva chiaro un altrettanto schema di eliminazione di massa: se fosse stato necessario cancellare un'intera Nazione. E allora perché non dire che questi "prodighi coraggiosi", riconosciuti, incredibilmente, come "eroi", altro non furono sulla coscienza, ammesso che l'abbiano avuta, dei loro stessi atti scellerati, che i principali responsabili di tanta gente che morì inutilmente? Nonostante ciò lo Stato, il nuovo ordine costituito repubblicano, nel compianto generale, istituzionale, aggiungo pure ipocrita, mescolando eccidi da una parte ed eccidi dall'altra, gli uni, di fatto, furono l'effetto di semplici rivalse, quasi tutte precedute con un chiaro, inequivocabile, avviso.

Ma alla mattanza generale, quando tutto rientrò, poi, in un clima di pace e di distensione, in un'inoppugnabile, deliberata, resa dei conti, ricevettero pure, importanti, pesanti, riconoscimenti, onorificenze di Stato, vitalizi parlamentari e pensioni di guerra.

É la storia che li cataloga tutti questi individui: i nomi sono tutti noti ed elencati e per quanto irragionevole ricevettero onori e gratificazioni come "patrioti" così fu deciso ed è, forse, uno tra i motivi asfittici ed esasperanti per cui in Italia il passato non passerà mai.

Chi lo dice che certe verità debbano essere scomode?

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