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Uniti per la Storia che non si racconta

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Fascisti e Partigiani insieme per difendere Aosta dai francesi

Monselice, 25 gennaio 2020. - di Adalberto de' Bartolomeis

La nostra storia contemporanea rivela degli avvenimenti che forse sono stati volutamente rimossi da una memoria mai condivisa, tra chi furono i vincitori e chi i vinti. Un celebre scrittore e giornalista, il compianto Giampaolo Pansa scrisse " Il Sangue dei Vinti". Io dico che ci fu il sangue degli uni e degli altri.

Ma venne però un giorno, tra quelli ultimi, terribili, di prossima resa delle ostilità in Italia, nel 1945 che sul finire del conflitto, il 28 aprile non una goccia di sangue venne sparsa in Valle D'Aosta tra forze connazionali opposte. Il divenuto Generale di corpo d'armata francese, quasi per autoproclamazione, quello, per intenderci, della "France Libre", Charles De Gaulle, per pura vendetta contro chi era rimasto a rappresentare un governo disciolto ed una monarchia che non avrebbe avuto più lunga vita, ricordandosi che il 10 giugno 1940 Benito Mussolini dichiarò guerra alla Francia, a capitolazione dell'Italia, volle inviare due divisioni di fanteria alpina per invadere la Valle D'Aosta, avere persino un progetto ambizioso: la pretesa di impossessarsi pure dei territori del Piemonte, fino ad arrivare ad occupare addirittura Genova.

Fu un progetto dichiarato dagli stessi anglo-americani folle che solamente un esaltato aveva in animo di mettere in moto e lo stesso Winston Churchill ed Harry Truman gli intimarono l'ordine perentorio che se avesse proseguito in questi suoi scellerati intenti l' intera Francia avrebbe rischiato di pagarla molto cara al trattato di pace che di lì a due anni si sarebbe svolto a Parigi, il 10 febbraio. Così avvenne che il 28 aprile 1945 un raggruppamento di artiglieria e resti di altri reparti della Divisione "Monterosa" della Repubblica sociale italiana, insieme ad una divisione partigiana, costituita su varie formazioni, si schierarono gli uni accanto agli altri vicino al confine francese, nella Vagrisenche, tra la Valle di Rhemes e a Pre Saint Didier, per contrastare immediatamente le intenzioni delle milizie francesi che stavano eseguendo gli ordini di De Gaulle.

L'episodio risulta inedito ed emerge da alcuni documenti conservati negli archivi del Servizio informazioni militari dello Stato Maggiore Esercito. Il "regista" di questa unica, incredibile, temporanea, alleanza militare italiana che riuscì a persuadere, di fatto, connazionali avversari opposti fu il maggiore del Regio Esercito Augusto Adam, valdostano e qualificato agente dei servizi segreti del S.I.M. Fu incaricato, appunto, dal governo Bonomi, di trattare con gli Alleati il destino della regione Valle D'Aosta che, a seguito di altre "trattative parallele, di sottobosco" rischiava, al pari dell' Alto Adige di essere perduta.

Questo ufficiale divenne pure capo di alcune formazioni partigiane che si trovarono nella zona e paracadutato apposta in quelle ultime settimane del mese di aprile del 1945, assunse in pieno il comando, in accordo con altri capi partigiani i quali si "erano detti pronti ad affrontare qualsiasi eventualità nel nome e nell'interesse dell'Italia". Ciò è tutto documentato e scritto da questo maggiore, con una lunga relazione che può essere di facile consultazione anche presso gli archivi dei locali del Comune di Aosta. Questo anomalo attestamento di truppe servì solo a rallentare l'entrata dei militari d'oltralpe che di lì a qualche giorno occuparono la regione alpina francofona a titolo simbolico per consentire al generale De Gaulle di illudersi appunto di poter giocare sporco anche questa pedina sui futuri tavoli diplomatici.

È una pagina singolare e del tutto straordinaria della liberazione che squarcia il velo su alcune dinamiche "molto sotterranee" e puntualmente controverse che caratterizzarono le ultime ore dell'occupazione nazista in questa zona delle Alpi. Furono intraprese difficili iniziative diplomatiche che consentirono la liberazione della città di Aosta (avvenuta il 28 aprile e non il 25) con il ritiro dalla regione delle truppe sia delle truppe francesi e sia di quelle naziste, senza spargimento di sangue ed evitando la distruzione degli impianti industriali e delle infrastrutture. Ciò fu reso possibile da una mediazione eccellente con gli occupanti tedeschi e le truppe fasciste (tra cui un "temibile e tenace" reparto di 700 paracadutisti della Folgore intenzionato a resistere ad oltranza) a cui lavorarono nuovamente i servizi segreti militari italiani, con l'aggiunta del vescovo di Aosta.

L'esito: nel primissimo pomeriggio del 28 aprile i militari escono dalla città in schieramento da parata, armi in pugno, passo cadenzato, dimostrando così che la particolarissima resistenza valdostana, il cui epilogo è stato orchestrato da soggetti ad essa estranei, i francesi con la loro Armèe des Alpes, poteva dirsi finalmente conclusa, con esiti peraltro favorevoli per i fascisti che ricevettero un salvacondotto e non furono fatti prigionieri.

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