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I “dimenticati” dalla Legge 211/2000

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Monselice, 2 febbraio 2020. – di Adalberto de' Bartolomeis

La giornata della Memoria è una ricorrenza internazionale che è stata istituita con risoluzione n. 60/7 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 1 novembre 2005, atta a volere trasmettere alle generazioni giovani e quindi tramandare una storia terribile e tremebonda quale sia stato l'Olocausto e tutto ciò che ha determinato per gli ebrei, morti e pochissimi sopravvissuti.

Si celebra il 27 gennaio di ogni anno. L'Italia ha formalmente deciso d'istituirla ben 5 anni prima, con legge 20 luglio 2000, n. 211 ed è costituita da due articoli. In testa alla legge è riportato la citazione ..."Il Giorno della Memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Il testo della legge è il seguente": art. 1, eccetera, eccetera; art. 2 , eccetera, eccetera.

Quindi in tale giornata si fa un preciso riferimento ai soli campi nazisti e basta. Si fa preciso riferimento ai deportati ebrei ed un accenno agli altri deportati italiani. Ecco, qui sta una mia osservazione: sugli altri deportati, soprattutto i militari, purtroppo, non un accenno, niente di niente.

Nulla! Al pari, purtroppo, della cattura degli ebrei, ci fu la prigionia di tanti soldati che patirono le pene dell'inferno nei Gulag di Stalin, nei campi di concentramento di Tito, nei lager nazisti dove Hitler non li considerò prigionieri di guerra, bensì dei traditori, dei mezzi uomini ( parole sue) ed erano gli IMI, gli Internati Militari Italiani che perirono pure questi con morti tremende, soprattutto a pochi mesi dalla fine della guerra in Europa.

Inoltre, non si dovrebbero dimenticare anche tutti gli altri militari italiani, prigionieri di guerra, catturati dagli inglesi, dagli americani, dai francesi, dagli australiani, dai neo zelandesi, dagli Alleati, insomma, che vennero deportati e vissero ben lontani dai vari teatri delle operazioni. La maggior parte di questi prigionieri cominciò a ritornare in Italia dal 1945, ma gli ultimi, pochi, tornarono dalle steppe della Siberia, addirittura nel 1954.

Ecco ancora: ma perché in questo giorno le Istituzioni del nostro Stato, le Associazioni non riescono a coordinarsi per citare che c'erano anche loro, oltre ai poveri ebrei? Perché, solo con voci sommesse è persino casuale che qualche programma televisivo li ricordi, ma nessun giornale, nessuna comunicazione mediatica li menziona?

Eppure anche questi deportati erano tantissimi, oltre al milione di uomini. Militari che, più nolenti che volenti, sono stati costretti a combattere, in condizioni operative e logistiche deplorevoli, ma hanno sacrificato la loro esistenza, molti fino alla morte, altri per consegnare all'Italia valori diversi a cui credevano: libertà e pace. E allora perché non richiamarli anche loro, tutti questi italiani, brava gente?

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Caro Adalberto, grazie a nome di mio padre Ferruccio, impiegato civile del Municipio di Addis Abeba, alla caduta dell'impero e dopo l'occupazione della città avvenuta il 6 aprile 1941, fu catturato dagli Inglesi. Non accettò, come molti altri compatrioti, di "cooperare" con il Negus, rientrato dall'esilio di Londra. Venne internato dagli inglesi nel "fascists' criminal camp" di Gatooma 3 nei pressi di Salisbury nella Rhodesia del Sud, dove rimase prigioniero fino al gennaio 1947. Claudio Taverna

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