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Eppure in trincea si arrangiarono

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Monselice, 26 febbraio 2020. - di Adalberto de'Bartolomeis

Durante la famosa "Grande Guerra" uno dei problemi principali fu la diffusione delle malattie: tantissime! La vita in trincea, lo sappiamo per semplice conoscenza della storia, fu talmente difficile e precaria che era praticamente impossibile, per un soldato al fronte, trascorrere questo lungo periodo senza problemi fisici. Il freddo, l'assenza di ripari, la completa mancanza di igiene personale per diverse settimane, il cibo mal conservato e consumato in mezzo alla sporcizia assoluta e la mancanza di latrine erano solo alcune delle cause che contribuirono alla diffusione di germi, batteri e virus.

Tra le malattie più diffuse negli anni della guerra ci furono il tifo, il colera e la dissenteria. Molti inoltre si ammalarono per patologie legate alle vie respiratorie (basti immaginare un soldato zuppo d'acqua o sferzato dal gelido vento di bora o un nostro alpino a 2000 metri di quota), alla promiscuità nei periodi di riposo sulle retrovie ed alle infezioni che si espandevano per una ferita, anche banale, o le innumerevoli contaminazioni per leptospirosi, provocate dal morso da topo.

È stato calcolato come tra gli italiani almeno 100 mila uomini morirono per malattia. Nel 1918 inoltre, come se non bastasse, giunse in Europa la terribile epidemia dell'influenza "Spagnola" che decimò l'intera popolazione, anche quella civile.

Non meno importanti, poi, furono le malattie psichiche dovute ai lunghi periodi passati sul fronte. Un incubo per molti soldati, giovani e non, costantemente minacciati dalla morte. Chiunque fosse schierato in prima linea era consapevole che, in qualsiasi momento, sarebbe potuto morire.

I bombardamenti dell'artiglieria nemica furono incessanti per 4 anni di guerra ed i cecchini non mancavano mai di vigilare e di sparare sugli obiettivi, umani. Anche solo un gesto imprudente, come alzarsi dalla trincea, poteva costare la vita ad un soldato. Sbalzando fuori dalle trincee, al grido, per esempio di "Savoia" morivano crivellati dai colpi delle mitragliatrici o maciullati dalle bombe, dalle mine o dai gas, imbrigliati nei reticolati, per cui la vista costante di cadaveri che putrefavano non aiutava certo a migliorare la situazione resa ancora più tragica dal duro atteggiamento tenuto, pure, da alcuni ufficiali.

Ogni battaglia, come si legge in molti diari dei protagonisti, era attesa con un silenzio irreale. Privati della possibilità di ribellarsi, i soldati uscivano dalle trincee rassegnati e alle volte in lacrime sapendo che, chiunque avesse esitato sarebbe stato pure punito.

Non c'erano, quindi, solo le malattie virali dove non facevano a tempo per trovare i vaccini. Come arrivavano se ne andavano pure e intanto si moriva, ma non solo per le epidemie...

Eppure in trincea si arrangiarono

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