Pedascala: guerra o assassinio?

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Monselice, 17 maggio 2020. - di Adalberto de' Bartolomeis

Spararono sui tedeschi in ritirata. Era il 30 aprile 1945 e, nell'alta Valdastico, tre frazioni, Pedescala, Forni e Settecà, appartenenti all'altopiano dei Sette Comuni, in una valle molto stretta, ancora oggi, chi custodisce testimonianze, forse, degli ultimi morti in guerra, in Italia sono i più vecchi, i più anziani che vivono lì in questi tre paesini di montagna che ho nominato e che ricordando due giorni di inferno, vero e proprio e lo raccontano ancora.

Basta solo recarsi a Pedescala e chiedere. I movimenti dei partigiani nella valle erano imprevedibili, le cui formazioni risultavano di gruppi autonomi isolati, che non rispondevano direttamente al Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Insomma, non si riconoscevano verso l'autorità politica principale, ne tantomeno verso altre formazioni partigiane, come il Corpo dei Volontari per la Libertà. Pare che agissero come dei "cani sciolti" che, nascosti tra i boschi dei due versanti della valle, decisero di uccidere, sembra, sei soldati che transitarono incolonnati.

Fu un gesto forsennato, dettato da follia omicida, imbevuta di odio, ma soprattutto totalmente incosciente ed incurante delle ripercussioni che si ebbero immediatamente. Era, per loro, per queste persone, la "strategia di lanciare il sasso e poi scappare", incuranti, per giunta che la guerra, formalmente, era già finita, con le dichiarazioni di resa a Caserta, avvenuta il 30 aprile, la cui efficacia degli accordi firmati dai soli rappresentanti militari, i quali sarebbero stati nemici ancora per due giorni, avrebbe avuto decorrenza solo alle ore 14.00 del 2 maggio.

La rappresaglia da parte dei soldati tedeschi fu ferocissima. Sui tre piccoli paesi furono trucidati 82 persone, tra cui donne, bambini ed un parroco. Furono bruciate diverse case con i lanciafiamme, tra il 30 ed il 2 di maggio e proseguendo la loro ritirata verso il Nord lasciarono dietro morti, distruzioni, macerie, ma anche un dolore indicibile, da parte degli abitanti, che penso non si sia ancora spento. Il disprezzo è tuttora vivo nei confronti di chi, sciaguratamente, commise la prima azione di uccidere dei germanici, quando, in fondo, tutto era finito.

Bastava solo che aspettassero l'arrivo degli anglo-americani, distanziati di sole poche ore. Nel 1983 il Presidente Sandro Pertini, molto tardivamente, come del resto tante cose avvengono in questa Repubblica, riconoscendo, forse, l'ennesimo massacro, tra i tanti che negli ultimi giorni di guerra non cessarono di terminare, nell'intera latitudine dell'Italia settentrionale, volle conferire la medaglia d'argento al valore militare al Comune di Pedescala.

Gli abitanti si opposero e rifiutarono quel riconoscimento ed è significativo riportare la motivazione del loro sdegno e diniego:
"Spararono poi sparirono sui monti, dopo averci aizzato contro la rabbia dei tedeschi. Ci lasciarono inermi a subire le conseguenze della loro sconsiderata azione. Per tre giorni non si mossero, guardando le case e le persone bruciare. Con quale coraggio oggi proclamano di aver difeso i nostri cari?".

Ecco una triste storia di cui non dubito che ancora oggi mantenga ancora una ferita aperta dopo 75 anni, ma rende, di fatto, divisiva la memoria per atrocità commesse, ma che hanno avuto una precisa provocazione.

Pedascala: guerra o assassinio?