Il collaborazionismo tirolese dal 1943 al 1945

Valutazione attuale: / 6
ScarsoOttimo 

Monselice, 27 maggio 2020. - di Adalberto de' Bartolomeis

Gerald Steinacher, storico austriaco e Paolo Valente, giornalista e storico meranese, spiegano molto bene nei loro scritti cosa fu l'odio di una parte dei sud tirolesi, di lingua tedesca, nei confronti degli italiani che ancora prima dell'avvento del regime fascista andarono a vivere in Trentino Alto Adige.

Per oltre 20 anni, dal 1919 lo Stato italiano incoraggiava soprattutto i dipendenti pubblici a trasferirsi, in particolare, tra Bolzano e Merano e valli limitrofe. Nel periodo del regime furono molti italiani che decisero di lavorare in diverse luoghi, come la Val d'Isarco, la Val Pusteria, la Val Venosta ed altre.

La convivenza non fu molto facile perché il 4 novembre 1918 aveva segnato una data di separazione definitiva con l'Austria che capitolò e l'Italia aveva esteso i suoi confini politici nel triangolo Trento, Tubre e San Candido. Il fascismo aveva portato una forte nazionalizzazione in questa estensione geografica, con un'impronta di radicale italianizzazione, arrivando a censurare chi parlasse tedesco. Questi precedenti attesero il momento "propizio" per tendere un infame agguato agli italiani, con atti di cospirazione, delazione e vigliaccheria, non appena si arrivò all'8 settembre 1943. L'armistizio era tradimento, perciò l'Alto Adige fu annesso al Reich con l'occupazione militare tedesca.

A Merano s'instauró il Gauleiter Franz Hofer, che non esitò ad armare la Sudtiroler Ordnungsdienst - Servizio d'ordine del Sudtirolo, tirolesi che giravano con un bracciale il cui acronimo aveva la scritta SOD. La mobilitazione imposta dal Terzo Reich avvenne sia in ambito militare che civile. Trentini, sudtirolesi e tirolesi non ancora mobilitati vennero arruolati in vari corpi armati locali: in Trentino nel Corpo di sicurezza trentino e in Alto Adige nel già citato Südtiroler Ordnungsdienst. Nel 1944 ragazzi e anziani ritenuti precedentemente non mobilitabili vennero richiamati nel Volksturm ("milizia popolare" anche detto corpo degli Standschützen), anche su base volontaria, dalle classi 1912 fino al 1928. Tuttavia, l'andamento negativo della guerra spinse i nazisti a mobilitare uomini e donne anche nell'industria e nell'agricoltura.

Per 19 mesi il gruppo linguistico italiano subì gravi contraccolpi: gran parte delle autorità amministrative italiane, che erano fedeli al regime, furono sostituite da elementi tedeschi, fedelissimi al Reich. Il giornale fascista La Provincia di Bolzano venne soppresso e sostituito con quello nazista Bozner Tagblatt. L'unica emittente radiofonica italiana venne sostituita con un'emittente tedesca.

A capo dell'amministrazione dei territori di Merano e Bolzano, come in tutte le vallate limitrofe il gauleiter Hofer divenne prefetto e si servì di collaboratori altoatesini che avevano lo scopo di risolvere, a loro modo, brutalmente, contenziosi e svolgere una massiccia attività di propaganda per reclutare nei reparti della Wehrmacht e delle SS più uomini abili possibili. Fino al 2 maggio 1945 furono molte le spie civili di lingua tedesca che fecero deportare ebrei e molti italiani in Germania. Il ricordo va a 45 ebrei che, nascosti in una cantina di una casa di Merano, insieme ad altri italiani, non ebrei, furono arrestati dalla Südtirol Ordnungsdienst non fecero più ritorno in Italia. Il collaborazionismo con le autorità naziste si contrapponeva alla flebile resistenza locale che non riuscì ad impedire atrocità commesse dagli stessi tirolesi che, accecati dall'odio e da un rifiuto fanatico che la guerra era perduta, uccidevano come potevano in tutte le vallate, oltre a svolgere la loro attività preferita, quella delatoria.

Ci furono più morti tra il 1943 ed il 1945 solo perché i crimini, avvicinandosi alla sconfitta finale, non potevano che diventare più cruenti e più crudeli. Si arresero solo quando le forze alleate intimarono ciascuno di arrendersi e di consegnare le armi. Ci furono processi ma servirono poco perché americani, inglesi e francesi se ne andarono via nel 1947 e perciò che, in particolare Merano, nel dopoguerra, divenne un vero e proprio "porto di mare" per diversi criminali nazisti che trovarono comodi rifugi, prima di ripartire come fuggiaschi e clandestini per il Sud America, ma questa è un'altra storia.

Il collaborazionismo tirolese dal 1943 al 1945