La seconda guerra italiana in 50 righe

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Monselice, 19 giugno 2020. - di Adalberto de' Bartolomeis

Il 10 giugno 1940 Il Duce del Fascismo, il Cavaliere Benito Mussolini dichiara guerra alle nazioni plutocratiche.

Dal balcone di Palazzo Venezia la voce anche se è imperiosa, fa trasparire incertezza. Il popolo italiano forse non se ne accorge. L' 8 settembre 1943 il maresciallo Pietro Badoglio comunica con voce stentorea alla radio l'armistizio con gli Alleati.

I primi tre anni di guerra annoverano, da subito, nefaste sconfitte sui vari fronti aperti. Fu la "strategia" della cosiddetta guerra parallela, con disfatte, morti e migliaia di prigionieri. Incomincia dalla Francia, si estende alla Grecia, si protende ad El Alamein, la "Quarta Sponda", in Africa settentrionale, nei Balcani e in Russia, l'odissea di un conflitto.

La catastrofe era inevitabile per totale impreparazione militare sui rapporti di forze in mezzi, uomini e materiali. L'Italia degli "otto milioni di baionette" presenta una sproporzione devastante con tutte le Nazioni travolte negli eventi bellici, nei suoi armamenti superati, una competitività che diventa subalternità con Hitler, una mentalità militare ed una dottrina ancora ferma al 1918.

La guerra di cinque anni, dal 1940 al 1945, altro non è che l'epilogo drammatico di una stagione dove il ventennio fascista, di soppiatto, crolla tra la retorica della parola che ha oscurato la ragione.

Le responsabilità furono enormi e ci fu chi pagò, anche per conto di altri, molto caro il peso di una scelta: dai bombardamenti in Italia, alle continue perdite su tutti i fronti, alle decimazioni, alle rappresaglie, al modo come venne condotta la guerra nei Balcani, al dissolvimento di uno Stato.

Chi la dichiarò quella guerra, Benito Mussolini lo troveremo morto, ma ammazzato prima da voluti sicari ed appeso ad un gancio di un distributore di benzina, a testa in giù, a Piazzale Loreto, a Milano, il 29 aprile 1945.

Il suo feroce assassinio fu un atto conclusivo di reazione nei confronti di un dittatore che con la sua morte non muore solo l'Italia fascista, ma muore un'intera mentalità che prese coscienza di una tragedia immane, nell'intero corso del conflitto.

La seconda guerra italiana in 50 righe