Operazione Brassard

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Monselice, 21 giugno 2020. - di Adalberto de' Bartolomeis

Il 16 Giugno 1944 inizia l'Operazione Brassard, nome in codice dato dagli Alleati per lo sbarco sull'isola d'Elba. L'Elba era entrata nell'occhio del ciclone dei francesi, sin dalla data dell'armistizio italiano, nel settembre del '43 e si racconta che i ricordi della prigionia di Napoleone Bonaparte lasciavano ipotizzare fantasiosi progetti di rivincita alla famosa "pugnalata alle spalle" di Mussolini, avendo attaccato due volte la Francia nel giugno 1940 e nel novembre 1942.

L'intenzione del Generale Charles de Gaulle, la cui formazione giovanile nazionalista è nota e il cui carattere borioso e vendicativo pure questo è noto, era quella di costituire una vasta zona di occupazione francese nell'Italia nord-occidentale, non soltanto per procedere all'annessione di quei settori, ma anche e soprattutto per obbiettivi politici di portata generale: lavare l'umiliazione subita per il fatto che gli anglo-americani, nel settembre 1943 avevano escluso la Francia dal negoziato sull'armistizio e, da tale data, l'avevano praticamente tenuta all'oscuro della politica militare seguita in Italia.

Pertanto il generale de Gaulle pretendeva di reinserire di forza la Francia negli affari italiani, su un piede di parità con gli americani e gli inglesi ed avere in pugno un pegno capace di garantire il successo, al momento delle trattative di pace, qualora ci fosse stata l'esclusione delle rivendicazioni francesi, cosa che poi avvenne.

La partecipazione della Francia alla Campagna d'Italia si era già vista con le famigerate azioni del suo Corpo di spedizione costituito principalmente da soldati delle colonie: marocchini, senegalesi, tunisini e algerini.

Mandati avanti, come carne da macello, nei combattimenti per la conquista di Cassino, attestandosi sul fiume Garigliano, sfondata la linea Gustav, ebbero poi per premio il via libera alle violenze contro le popolazioni locali: uccisioni, stupri di massa (migliaia) di donne, bambini e anziani, rapine, saccheggi e danneggiamenti di ogni tipo.

Nel mese di giugno 1944 l'Isola d'Elba ed il resto delle isole dell'arcipelago toscano erano allora difese da circa 3.000 soldati (nella loro maggioranza tedeschi), ma vi era anche quasi un migliaio di combattenti italiani, tra marinai, artiglieri, bersaglieri e militi della GNR, della Repubblica Sociale Italiana, ancora bene appostati nelle batterie interne delle colline e lungo la costa.

Il 16 giugno partì da Bastia, in Corsica, un grosso convoglio di 220 navi, con a bordo, pronti all'assalto, 12.000 uomini (senegalesi e marocchini, nella maggior parte, ma anche francesi e inglesi). La grande operazione di commando scattò nelle prime ore della notte del 17: che non si trattasse di una prova facile era evidente dalle forze messe in campo dagli assalitori; certo è che nessuno si sarebbe immaginato una tale accanita resistenza dei difensori nelle fasi iniziali dello sbarco.

Gli sbarchi avvennero in vari punti dell'isola, in più ondate successive, a partire dai tentativi alla spiaggia di Marina di Campo. I difensori non si lasciarono sopraffare e respinsero gli assalti costringendo gli invasori a ripiegare su altre parti dell'isola, a Capo Mele.

Marocchini e senegalesi dopo durissimi combattimenti riuscirono a sfondare conquistando Monte Baccile e Monte Castello, tagliando in due l'isola ed avendo la possibilità, due giorni dopo, di poter sbarcare con calma uomini e materiali nella parte occupata.

Ciò consentì ai francesi di arrivare alla conquista di Portoferraio e altre parti dell'Elba.
L'eroica resistenza di tedeschi ed italiani rischiò di diventare un massacro e il comandante tedesco dell'isola, Generale Franz Gall, comunicò la situazione al Maresciallo Kesserling.

Nei tre giorni di combattimenti caddero centinaia di difensori e altri 2.000 furono fatti prigionieri, tra questi anche i combattenti della RSI i quali, poco dopo la cattura, saranno trasferiti in Corsica e trattati in modo disumano, come avrebbe vivacemente protestato lo stesso governo italiano di Ivanoe Bonomi, persino a guerra ormai conclusa.

A conquista avvenuta, l'operazione fu fortemente criticata dai comandi Alleati per la condotta militare e per il modo come le perdite subite presentassero una marginalità dell'operazione, sopraffando la durissima resistenza incontrata.

Ma il peggio doveva iniziare per la popolazione civile dal 18 giugno, quando le truppe di colore ebbero ancora una volta campo libero: stupri, violenze di ogni tipo, omicidi e ruberie.

Un bilancio di queste violenze non fu fatto neppure nel dopoguerra. Esiste una prima relazione della X MAS, immediatamente successiva alla conquista dell'isola, in seguito ad alcune incursioni fatte dai marò sull'isola tra il 26 giugno e il 16 luglio 1944. Poi l'archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito custodisce ulteriori documenti.

Oltre alle violenze indiscriminate sugli elbani, i fascisti locali, segnalati dal CLN furono chiusi in un campo di concentramento, in Corsica.

Il martirio dell'isola d'Elba era iniziato con i pesanti bombardamenti da parte degli aerei alleati e con l'affondamento di un piroscafo, lo "Sgarallino", avvenuto il 22 settembre 1943, nel quale persero la vita oltre 300 elbani.

Ancora oggi è difficile trarre un bilancio definitivo sulle perdite subite, le violenze, gli stupri, gli omicidi partiti dalla popolazione civile con la conquista francese dell'isola.

La scia di violenze compiute dalle truppe coloniali francesi lascia un segno indelebile nella Campagna d'Italia, nella seconda guerra mondiale, perché contestualizza un quadro criminale che si estese anche nel senese fino a luglio 1944 quando furono ritirate, non per punizione, ma per essere trasferite e riutilizzate per lo sbarco in Provenza nel mese successivo.

Per loro i tribunali non ci furono perché è la Storia che dice che si trovavano dalla parte giusta, cioè dalla parte dei vincitori.

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