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Back Cultura e Spettacolo Storia "Guai ai vinti"

"Guai ai vinti"

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Monselice, 2 luglio 2020. di Adalberto de' Bartolomeis

Sono tante, forse troppe, le storie di drammaticità inutili che, durante la seconda guerra mondiale italiana videro concludersi tragicamente molti militari di alto rango delle gerarchie: i più furono generali ed ammiragli.

Uomini che, perché uomini e quindi si sa, con le normali, comprensibili debolezze che contraddistinguono tale genere, alcuni di loro furono messi sotto accusa, perché doveva rendersi pubblicamente esemplare la ricerca, a tutti i costi, di chi dovesse essere colpevole, per cui pagare con la morte, proprio perché si dovesse "restituire un onore militare perduto" allo sbrigativo condannato, per mezzo di un altrettanto sbrigativo processo.

L'ipocrisia e la vigliaccheria che una guerra giustificava e metteva al riparo gli omertosi reticenti che sapevano pure troppo, fece di questi individui le loro fortune, naturalmente anche dopo la guerra, a danno dei più deboli, di chi non poté difendersi o che preferì togliersi la vita da solo, per non subire più le continue pressioni psicologiche e la codardia da parte degli stessi colleghi i quali, infischiandosene totalmente della propria dignità, scongiurarono il "si salvi chi può ".

Quantunque certe azioni militari finirono facilmente trattate e giudicate in comode poltrone del Ministero della Guerra o presso organismi inventati di sovrapposizioni del momento, che funzionarono appieno dal 10 giugno 1940 al 12 settembre 1943, come Supermarina, Superesecito e Superaereo, nel corso di un conflitto disastroso, molti furono i "Comandanti" che, a rotazione in alti incarichi romani, dovevano cercare a tutti i costi il capro espiatorio, per scaraventare addosso ad altri colleghi le colpe che questi ultimi non avevano.

In buona sostanza, nel declino di una Nazione che non doveva e non poteva affrontare una guerra, lunga, peraltro, questi uomini di ventura che si erano costruiti carriere completamente immeritate, ma che abilmente sapevano sfruttare nell'arrivismo, approfittando anche nei piccoli eventi di un'epoca dove bastava molto poco per avanzare di grado, sul vantaggio dell'inettitudine, che sorprendentemente era ben nota a chi doveva decidere per loro, questi ultimi compivano il malaffare di premiarli pure. Come si può definire questo tipo di attitudine?

Da maramaldo, da meschina perfidia in cui è poi, solo la Storia che passa, documenta, racconta e lascia traccia, con verità riportate e quindi trascritte anche nel dubbio dell'autenticità. Concludo solo citando qualche nome a chi fu negato l'onore e le virtù militari: l'ammiraglio di squadra Igino Campioni ed il contrammiraglio Luigi Mascherpa, processati entrambi a Parma, in un solo giorno, il 22 maggio 1944 e fucilati alla schiena per "alto tradimento". Ugo Cavallero (nella foto), ex Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, Maresciallo d'Italia, trovato morto dai tedeschi con un foro alla tempia destra per un colpo di pistola, su una panchina, a Frascati, il 14 settembre 1943. Suicidio o omicidio?

La Storia ha preferito dare riposta alla prima ipotesi. Il mistero resta. Nicola Bellomo, generale di divisione del Regio Esercito, fucilato a Nisida l'11 settembre 1945. Italo Balbo, governatore in Libia, generale di squadra aerea e Maresciallo dell'Aria, morto dopo soli 18 giorni dallo scoppio della guerra, il 28 giugno 1940 sulla rada di Tobruch, abbattuto per errore, a tiro incrociato da una batteria contraerea e da un cannone della nave San Giorgio, mentre era in avvicinamento con il più che riconoscibile trimotore Savoia Marchetti S-79.

Fu proprio un errore? Affidandoci alla Storia la stessa dice sempre di sì...

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