Mar09292020

Last update09:39:00

Back Cultura e Spettacolo Storia "La nuova Armata S'agapò"

"La nuova Armata S'agapò"

  • PDF
Valutazione attuale: / 6
ScarsoOttimo 

Monselice, 11 agosto 2020. - di Adalberto de' Bartolomeis

Convengo già, di mio che, accostare questo titolo a quello che fu una disgraziata critica e polemica di un lontano passato, solo per avere attribuito ai poveri militari nella campagna di Grecia un'immagine irriverente, per il martirio che moltissimi di questi trovarono nelle loro sorti infauste nel 1943 non è edificante.

Purtroppo però dopo la campagna di Grecia - 28 ottobre 1940 - 23 aprile 1941, trovò in molti soldati italiani quella unicità dello stile di grande umanità che li ha sempre contraddistinti e che sono propri dello stesso popolo: essere allegri, gioviali, buoni, "pezz e core", disponibili fino ad amare, perché quei gagliardi ragazzi, pur sapendo di tanti sacrifici e privazioni a cui erano costretti da occupanti nei territori greci e nelle varie isole, divennero anche, nella storia di una memoria collettiva la famosa "Armata s'agapó".

Un' immagine poco edificante che, riportata in numerosi libri, con l'allusione dell'atteggiamento solare che ebbero quei soldati, non restituisce, comunque, ancora oggi, una completa solidarietà per quello che poi dovettero affrontare per il rovesciamento delle sorti a loro sfavore. Ora, oggi, non siamo, certamente, in quel contesto storico, ma altrettanto ridicolo sarebbe continuare a richiamare quella porzione di militari che, con altre unità, unite a quelli del Regio Esercito, in quanto quest'ultimo era il maggiore occupante, li si debba ancora individuare in un' ulteriore "Armata Sagapó", che addirittura sembrerebbe rischiare di essere molto più estesa tra le nostre Forze Armate.

Chi attribuì a quei militari un accostamento non veritiero fu un regista ed un intellettuale, uno ex ufficiale di fanteria e l'altro un direttore di una rivista, ex sottufficiale, Renzo Renzi e Guido Aristarco, i quali divennero pure famosi per i processi che subirono per vilipendio, nel 1953 ad avere stigmatizzato il proprio vissuto militare, ma soprattutto i loro compagni d'arme, coniando due termini: armata ed amore. Sì perché s'agapó in greco vuole dire "ti amo"benché, di fatto, è risaputo che i soldati italiani su tutti i fronti, nella seconda guerra mondiale presero la nomea di "militari brava gente", passando così alla Storia anche con virtù di grandi ardori e molto altro...

Purtroppo, però l'analogia non potrebbe non essere fatta del tutto, sebbene, non sia una novità che uomini o donne in uniforme anche in altri eserciti stranieri si lascino andare ad un temporaneo allentamento della forma, purché però si esamini molto bene un contesto preciso, dove storicamente è anche avvenuto, nella guerra nel Vietnam per esempio e perciò li si veda, per "tradizione" tutt'ora, limitati, a ballare e cantare.
Mai armati, però! In guerra come in pace, a riposo, dunque, uniti in gruppi e soprattutto a "circolo chiuso", all'interno delle loro realtà infrastrutturali è giusto che si possano sfogare e cantare motivi di cantautori o di gruppi musicali celebri, ma non con le armi individuali. Non si balla, non si canta e ne si gioca con le armi! Purtroppo però ciò che è avvenuto molto di recente in una caserma della Marina Militare italiana, a Taranto, pare, dopo un giuramento di allievi sottufficiali, il loro comandante di compagnia o di sezione che li avrà seguiti fino alla solenne prova dell'atto del giuramento, una donna, con i gradi di tenente di vascello, ha inscenato, senz'altro, in totale, perfetta buona fede, un tormentone estivo, molto noto, avvalendosi degli altoparlanti del piazzale di questa caserma, ballando lei, in uniforme con sciarpa e sciabola ed il suo piccolo reparto armato, sicuramente, senza caricatore, ma pur sempre armato.

La "fregatura" è che oggi tutto diventa ultra virale e cioè finisce direttamente come video in possesso a chiunque ed il balletto, peraltro, anche ben coordinato, del motivo "Jerusalema", di una cantante sudafricana, ha fatto il giro del globo. La frittata, insomma, è andata pure in "scena" e subito è quasi esplodo il "casus belli", spaccando in due opinionisti, militari stessi di tutte le gerarchie, pure, di diverse forze armate italiane, dove gli uni sostengono la tesi che i tempi sono cambiati e quindi i modelli rappresentano un progredire moderno della società, giustificando una semplice goliardata, che ci può tranquillamente stare, mentre gli altri gridano, invece, allo scandalo e s'indignano. Il fatto avvenuto, di per sé, passi pure per una goliardata, ma mai dopo una cerimonia di giuramento ed ancora armati, ripeto mai, ci si debba lasciare a queste "défaillance", perché sono gravi, a mio avviso!

L'immagine che passa è come una seconda "armata sagapò", ma in ridicolo! Sarò anche al pari di una "Freccia Rossa", in forte accelerazione, sempre più diretto verso la mia vecchiaia, ma da ex ufficiale e cittadino, questo maledetto video, mi ha reso non solo basito, ma immediatamente mi ha dato anche molto da riflettere e la conclusione a cui sono giunto è solo la speranza che nell'istituzione militare non si sia già superato il limite di guardia di un livello di degrado che lo definirei indicibile. La mia amarezza mi rendo conto che non conta molto, però potrebbe contare una giusta distanza, schifata da un episodio circoscritto che, per quanto mi risulti abbia avuto altri precedenti, sempre nel contesto della nostra Marina Militare, mi dà solo da pensare ad una cosa: forse lo sguardo di tanti che hanno creduto e che ancora credono in determinati valori potrebbe, chissà, richiamare, ancora, alla memoria chi ci ha preceduto, vittime militari e civili di ieri e di oggi, quindi in tempi di guerra come in tempi di pace.

Io mi limito solo a dire che credo lo si debba ancora per un dovere di semplice rispetto per le migliaia di morti che hanno dato la vita per la Patria e l'Onore di questa Nazione.

Chi è online

 243 visitatori e 1 utente online