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La nuova foiba nell' altopiano sloveno di Kocevski Rog riapre il dramma dell'immane massacro

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Le stragi titine alla fine della seconda guerra mondiale: centinaia di migliaia di prigionieri slovevi, croati, serbi, montenegrini,tedeschi e cosacchi assassinati dai partigiani comunisti

Trento, 2 settembre 2020. - di Pier Arrigo Carnier

Caro Direttore, ho letto con interesse il 29 agosto, sulla stampa veneta la notizia, riportata anche come annuncio su Il Gazzettino di Udine e Pordenone, dell' avvio di un' inchiesta internazionale promossa da Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale del Veneto, sulla scoperta da biologi sloveni, nell' altopiano carsico sloveno di Kocevski Rog, di una nuova foiba contenente i resti di 250 vittime trucidate in una notte del 1945 dai partigiani comunisti di Josip Broz Tito, parte dei quali secondo i biologi di età giovanissima. quali adolescenti dai 15 ai 17 anni.

L' argomento in realtà non mi ha sorpreso, trattandosi di vicenda storica da me trattata e resa nota in Italia nel mio volume "Lo sterminio mancato"- edizione Mursia-Milano 1982 con successive varie riedizioni. Si tratta di libro che, nel complesso dei contenuti, in particolare per il caso dell' ucraino Ivan Demjaniuk e la ricostruzione realistica di quanto accadde alla Risiera di San Sabba (Trieste), vicende legate all' argomento "Soluzione finale del problema ebraico", sollecitò l' interesse ella Suprema Corte di Giustizia di Israele. Previe intese col sottoscritto da parte dell' Ambasciata d' Italia di Tel Aviv (ambasciatore Talon), detta Corte inviò un' apposita missione guidata dal giudice israelita Horowitz ad incontrarmi a Porcia di Pordenone, ed all' incontro prese parte il capo della DIGOS di Trieste, dottor Abbate.

La scoperta della nuova foiba non è una novità ma una constatazione di fatto dell' immane articolato massacro compiuto nel 1945, prevalentemente nei mesi di maggio giugno dalle forze partigiane di Josip Broz Tito. Trattai l' argomento in base a un mio sopralluogo nel territorio di Kocevje, a fianco del noto tribuno croato Branco Jelic, stretto amico operativo a fianco del Poglavnik Ante Pavelic, assieme ad altri croati, in anni lontani (fine anni sessanta, inizio settanta).

I fatti, dettagliatamente riferiti, risultano nel citato mio volume. In pratica, in ritirata dalla Croazia a fine aprile-maggio 1945 l' esercito croato col seguito di una massa di civili, assieme a forze della resistenza monarchica serba "cetnici", puntarono a raggiungere l' Austria per una resa alla forze britanniche. Per quanto concerne i croati preventive intese, che garantivano sicurezza, erano state raggiunte con agenti segreti britannici accreditati presso il governo di Ante Pavelic. Raggiunto il sud Carinzia, la massa si accampò, in una specie di bivacco, sulla piana di Bleiburg. Vi fu quindi la resa di fatto ai britannici che però non riconobbero alcuna preventiva intesa concordata, lasciando nel potere di Josip Broz Tito ogni facoltà decisoria. La massa dei prigionieri fu pertanto consegnata alle forze partigiane comuniste, già pronte sul posto, e venne quindi avviata nella nascente Federativa iugoslava.

Nelle foreste della Slovenia, in violazione di ogni norma internazionale e con sistema staliniano del colpo alla nuca, ebbe quindi luogo un immane massacro. La stampa austriaca (Kleine Zeitung) sollevò spesso, nel dopoguerra il problema, sottolineando l'esistenza di grandi fosse comuni, talune delle quali contenenti fino a 40.000 cadaveri :""......una fossa comune, contenente 40.000 cadaveri si trova nei pressi di Maribor, un' altra fossa comune si trova presso Gottschee (Kocevje): contiene 30.000 soldati; un' altra ancora, contenente 25.000 cadaveri si trova presso Sankt Veit, nella Slovenia"".

Tralasciando affermazioni faziose, le vittime croate liquidate in massa per mano comunista ascendono da 150.000 a 200.000. Fonti croate fuoriuscite sostengono sulla base di attendibili analisi che le vittime croate ammontano decisamente a 200.000. Soldati ed ufficiali venivano in buona parte denudati prima dell' esecuzione in massa. Esistono testimonianze raccolte dall' Istituto croato latino-americano di cultura, attestanti il massacro di donne e bambini.

Alle vittime croate si aggiunsero 12.000 sloveni "domobranci", che si erano pure arresi nel sud Carinzia ed ebbero dai britannici un concentramento provvisorio a Viktring per poi subire la consegna alle forze partigiane di Tito. Vi si aggiunsero come già accennato, migliaia di "cetnici" (serbi, montenegrini ed erzegovinesi), nonchè tedeschi, Volksdeutsche e cosacchi.

Riguardo i "domobranci" lo scrittore settantenne sloveno Edvard Kocbek, che si era battuto in appoggio a Tito nella guerra di liberazione jugoslava quale partigiano non comunista ma certamente antifascista, condusse insistenti indagini intese ad accertare il loro destino che veniva ermeticamente tenuto nascosto. Ad un convegno del comitato centrale del partito comunista sloveno, il 4 ottobre 1946 Kocbek chiese una precisa risposta sul destino dei "domobranci", consegnati dagli inglesi ai partigiani di Tito . Nell indomani ebbe la falsa risposta che: " i "domobranci" sarebbero in campo di rieducazione, mentre i loro capi solamente verrebbero castigati". I rappresentanti del partito comunista dissero peraltro a Kocbek: "Tu saresti contento se gli sloveni fossero stati tutti ammazzati, anzi tu questo lo desideri"

Kocbek aggiunsee: " In verità io mi sentii umiliato dai loro sospetti. Quindi mi chiusi nel silenzio e ringraziai Iddio di avermi sollevato da un peso che sentivo nell' anima". "Successivamente però", riferisce ancora Kocbek," cominciarono a propagarsi notizie sul massacro dei "domobranci" in modo sempre più insistente ed infine egli potè procurarsi delle prove da pate di alcuni di essi che erano riusciti a scampare all' inverno "

L'immane sterminio era avvenuto dopo la fine della guerra, il che costituisce un' aggravante. Ciò nonostante il crimine non apparve tra i capitoli d' imputazione del grande processo di Norimberga ch' ebbe inizio il 20 novembre 1945.

Come ho precisato nel mio libro alcuni anni dopo la fine della seconda guerra una lunga petizione redatta a Dusseldorf da esiliati croati, fu presentata alla Croce Rossa internazionale di Ginevra. Essa esigeva un chiarimento circa la sorte di 350.000 soldati croati e tedeschi trucidati dai partigiani comunisti in Iugoslavia.

La petizione, corredata da numerose dichiarazioni rilasciate da testimoni oculari, esigeva l' apertura delle fosse. Il problema fu dibattuto anche al XX° Congresso della Croce Rossa Internazionale a Vienna, svoltosi dal 2 al 9 ottobre 1965 ma, nonostante la chiarezza dei propositi raggiunti, rimase insoluto. Sull' immenso bagno di sangue, i sacrosanti auspici di giustizia, dal punto di vista giuridico e quello umanitario incontrarono un' insensibilità preordinata, chiaramente motivata da interessi politici, finendo per illanguidire nel silenzio.

Nel mio libro spiego comunque le dettagliate violazioni perpetrate agli articoli nr.37 e nr.95 della Convenzione internazionale di Ginevra del 27 luglio 1929.

Nei boschi della foresta slovena di Kocevje, luogo delle esecuzioni in massa, che non è il solo, durante l' accennato mio sopralluogo con Jelic ed altri croati, ebbi sensazioni di sdegno verso l' inerte realismo di comodo, della giustizia internazionale.

(nella foto Pier Arrigo Carnier

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