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Una "Macelleria Messicana", ovvero l'orrore della giustizia partigiana

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Trento, 11 dicembre 2020. - di Ernesto Scura

La macabra esposizione di cadaveri, appesi per i piedi, a Piazzale Loreto, il 28 Aprile del 1945, fu definita da Ferruccio Parri", massimo esponente del CLNAI, visibilmente nauseato: "UNA MACELLERIA MESSICANA".

In quel rivoltante tritacarne, pur volendogli attribuire un illecito "diritto alla vendetta", è accertato che si agì senza alcun conforto di legalità e fu l'ignobile ostentazione della spettacolare celebrazione di alcuni dei più feroci delitti della Storia, che non trovano riscontro in nessun codice giuridico, o di guerra o, figuriamoci, morale.

-CLARETTA PETACCI- "Unica colpa: amare un uomo".

La giustizia partigiana "punisce" questo "non reato" con empio VILIPENDIO DI CADAVERE, da sputare e da calpestare financo con "tacchi...a spillo", purché con modi "ripugnanti e sconvenienti".
Appena iniziate le operazioni di autopsia del suo cadavere, i periti settori constatarono abbondante fuoriuscita di liquidi dalla vagina, verosimilmente riconducibili a liquidi seminali, a conferma dell'ipotesi, ripugnante, che Claretta sia stata vittima di stupri di gruppo prima di essere assassinata e, ciò che più indigna, ė che gli stupri siano avvenuti sotto gli occhi di un Mussolini obbligato ad assistere, impotente, allo scempio.

A quel punto gli esami autoptici furono tempestivamente interrotti per "ordini superiori", mentre il cadavere di Mussolini, invece, fu minuziosamente sottoposto a dissezione totale, alla ricerca di malattie veneree (sifilide) che potessero confermare una vagheggiata ipotesi di lesioni cerebrali, origine delle sue "follie politiche". Il cervello fu minuziosamente sottoposto ad esami che esclusero, nel modo più assoluto, tale ipotesi.

Quel cervello, debitamente conservato, fu poi consegnato agli USA che, a loro volta, proseguirono gli accertamenti, e i risultati non fecero altro che confermare i precedenti). E poi...restituito.

-MARCELLO PETACCI- Unica colpa :"essere fratello".

-NICOLA BOMBACCI-Unica colpa "imperdonabile": aver aderito alla RSI dopo una lunga militanza comunista.

Negli anni venti gli squadristi si limitavano a cantare: "La figlia di Bombacci s'è fatta stiratrice, a noi che siam fascisti, ci stira le camicie."

Alla fine, fu lui ad essere "stirato" dagli antichi "compagni". Regola : "A sinistra, il comunismo non ammette altra sinistra". Lev Trotsky lo capì, troppo tardi, a colpi di ...piccone.

-PIETRO CALISTRI-Unica colpa: essere capitano pilota RSI.

-LUIGI GATTI-Unica colpa: essere segretario del Duce.

-ACHILLE STARACE:

Unica colpa: essere "stato" fascista, in epoca remota, lontano dagli ultimi avvenimenti repubblichini, "colpevole" di aver istituito, allora, il cerimoniale del "saluto al Duce", il mito dell'esercizio fisico, il rito del "salto nel cerchio di fuoco" ed altre ridicolaggini che nulla avevano di penalmente rilevante e che, allora, indispettirono perfino il Duce che, già fin dagli anni trenta, lo aveva sollevato da ogni incarico di regime, e costretto ad una vita grama e senza emolumenti.

Se vogliamo fu, paradossalmente, "vittima" del fascismo.
A Milano viveva in una pensioncina di infimo ordine, di cui non riusciva nemmeno, puntualmente, a pagare il fitto.

La mattina del 28 aprile, in tuta da ginnastica, patito com'era dell'esercizio fisico, mentre si recava, come tutte le mattine a fare footing, fu riconosciuto da qualche zelante "guardiano della rivoluzione" e, condotto al Politecnico, per l'occasione assurto a "Tempio dell'Ingiustizia", una "gentildonna" ed un gruppetto di "gentiluomini", senza ombra alcuna di precedenti "giuridiche" e di pratiche processuali, diedero luogo ad una parodia di processo, negandogli, innanzi tutto, il diritto di difesa e accarezzando, di continuo,-...il codice? -

Ma no, vogliamo scherzare? IL MITRA!

E la "condanna a morte" ne fu lo scontato epilogo.

A calci in culo, fu accompagnato fino a Piazzale Loreto dove, una volta arrivati, i calci furono dati, non più nel culo, ma nell'inguine. Gli fu imposto, per deriderlo, di fare il "saluto al Duce".
Senza evocare sentimenti di pietà, come speravano gli aguzzini, con dignità, s'irrigidì nel saluto a quel corpo martoriato, gridando: "Saluto al Duce", ed il crepitio dei fucili coprì tutto.

E fu l'unico "capro espiatorio" che, ancora vivo, subì, in quel "Golgota", il rito sacrificale della fucilazione e l'impietosa ostentazione di disumana empietà della "giustizia partigiana".

Gli altri avevano già "pagato, "prima, e...altrove.
Tutta la tuta finì perforata dai colpi, anche in corrispondenza degli arti inferiori che, non essendo parti vitali, sappiamo che non vanno collimati col mirino dei fucilatori. Ma se procurano alla vittima un qualche dolorino in più, non guasta. Tanto...fascista è.

La padrona di casa, come saputo della morte, pare abbia esclamato: "Ed ora chi me le paga le mensilità non corrisposte?".

Winston Churcill, a proposito di quel Mussolini, disse: "da quelle tasche, di quel corpo, a testa in giù, non cadde nemmeno una monetina"(in effetti disse cent)".

Chissà cosa disse, a proposito di Starace, Mario Berlinguer, "papà" di Enrico, nonché "Commissario Aggiunto all'Epurazione", organo della commissione d'inchiesta sui "PROFITTI DEL REGIME", istituita col preciso compito di individuare gli arricchimenti dei gerarchi durante il ventennio fascista, ma che finì, ingloriosamente, nel dover riconoscere l'assenza di qualsiasi addebito. Pare che, nel ventennio, nessuno si arricchì illecitamente.

Alla famiglia Petacci fu dignitosamente restituita la villa sita sulle pendici della "Camilluccia", ingiustamente requisita, riconoscendola, con doveroso atto di giustizia, antico retaggio dei beni di famiglia.

Ma, da allora, che si sappia, di sequestri di beni, appartenuti a politici, anche se molto "chiacchierati", non si è mai più parlato.

E non occorre che ve lo dica io. È storia di ogni giorno.

Una

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