Il Doss Trento onora Cesare Battisti

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Trento, 11 febbraio 2021. - di Damiano Luchi

L' omaggio all'Italianità della città di Trento è sul colle che si affaccia sulla città capoluogo della Regione Trentino Alto Adige, in un importante parco ricco di significati, particolarità naturali e paesaggistiche, ma soprattutto dall'alto valore simbolico e storico.

Questa piccola collinetta è un rilievo di origine glaciale che accolse i primi insediamenti umani già in epoca preistorica, poi nell'epoca romana ed oggi sono visibili i resti di una chiesa paleocristiana e le tracce di utilizzo militare di un luogo così strategico, di cui si narra anche nel Museo Storico degli Alpini ospitato all'interno del parco.

Le due principali strade di accesso scavate nella roccia dalle divisioni alpine incrociano terrazze, scalinate e rampe risalenti all'inizio di questo secolo.

Tra la prima e la seconda guerra mondiale il colle venne scelto per la costruzione del mausoleo alla memoria dell'irredentista Cesare Battisti, che oggi domina la città con le sue bianche colonne di marmo, oggetto di controversi dibattiti prima di essere inaugurato nel 1935 in pieno ventennio fascista.

Battisti infatti è un martire italiano (Trento 1875 - 1916). Dedicò la vita alla causa della sua regione, il Trentino, per ottenerne l'autonomia amministrativa dall'Impero austriaco e l'annessione all'Italia. Esponente dell'irredentismo Movimento politico-culturale sviluppatosi tra gli Italiani a partire dal 1866, in favore dell'estensione dei confini nazionali alle
regioni con prevalente popolazione italiana soggette ad altre sovranità, in particolare all'Austria. Eletto nel 1911 deputato alla Camera di Vienna, mostrò nei suoi discorsi di non credere più alla possibilità di una convivenza del Trentino con l'Austria.

Tra i principali gruppi irredentisti attivi in questo periodo vi fu la Società Trento e Trieste, fondata nel 1903; vi aderirono inoltre G. D'Annunzio ed esponenti del socialismo trentino. Alla vigilia della Prima guerra mondiale, i temi della liberazione delle terre irredente furono fatti propri dall'interventismo, nel cui ambito l'irredentismo fu in parte assorbito.

Scoppiata la prima guerra mondiale, si stabilì (agosto 1914) a Milano, sviluppando un acceso programma interventista, con discorsi di propaganda tenuti nei centri principali d'Italia. Dopo l'ingresso dell'Italia in guerra si arruolò nel 5º regg. alpini; sottotenente nel dicembre, partecipò valorosamente a più azioni di guerra (più volte decorato), ma il 10 luglio 1916 sul monte Corno fu fatto prigioniero con Fabio Filzi.

Riconosciuto e sottoposto a giudizio marziale, fu condannato all'impiccagione; affrontò la morte il 12 luglio nel castello del Buon Consiglio.

Ancora oggi sulla sua figura non vi è totale e piena condivisione poiché, l'aver rinnegato l'Austria per l'Italia per taluni rappresenta non il compimento di un giusto sentimento ideale ma un tradimento di una appartenenza che era tuttavia solo sui documenti e non nel cuore. Spesso vi sono ancora polemiche sul suo operato nonostante sia stato omaggiato del monumento celebrativo ed anche recentemente da visite e la deposizione della corona commemorativa persino dal Presidente della Repubblica Mattarella.

Resta certamente ed innegabilmente per tutti un esempio di uomo dalla forte personalità e coraggio, basti pensare che durante il processo non rinnegò mai quello che aveva fatto e anzi ribadì la propria fedeltà all'Italia.

Respinse le accuse di tradimento e volle essere considerato un semplice soldato catturato in guerra. Secondo le trascrizioni del processo, disse:

«Ammetto di aver svolto, sia anteriormente che posteriormente allo scoppio della guerra con l'Italia, in tutti i modi la più intensa propaganda per la causa d'Italia e per l'annessione a quest'ultima dei territori italiani dell'Austria; ammetto d'essermi arruolato come volontario nell'esercito italiano, di esservi stato nominato sottotenente e tenente, di aver combattuto contro l'Austria e d'essere stato fatto prigioniero con le armi alla mano. In particolare ammetto di avere scritto e dato alle stampe tutti gli articoli di giornale e gli opuscoli inseriti negli atti di questo tribunale al N. 13 ed esibitimi, come pure di aver tenuto i discorsi di propaganda ivi menzionati.
Rilievo che ho agito perseguendo il mio ideale politico che consisteva nell'indipendenza delle province italiane dell'Austria e nella loro unione al Regno d'Italia».

Il Doss Trento onora Cesare Battisti