Trento, una città che si cancella

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Neonati abbandonati a Trento attraverso il tempo: per leggere la Storia del territorio

Trento, maggio 2021. - di Casimira Grandi

L'abbandono dei nuovi nati induce nella società una riflessione, perché mette in discussione i suoi valori e impone un investimento economico.

L'etica della memoria propone di collocare nei luoghi citati in mappa targhe commemorative per non dimenticare i "luoghi dei bambini" esposti o comunque bisognosi di cure, una storia di evoluzione civile.

Epoca vescovile: non esisteva un'istituzione preposta ad accogliere i neonati abbandonati. Per antica consuetudine i dintorni della chiesa di S. Maria Maggiore erano sovente scelti per questa pratica, probabilmente perché erano una zona molto frequentata sin dalle prime ore dell'alba stante la contiguità col porto fluviale. A volte i trovatelli erano mandati al brefotrofio di Verona, se si riteneva che la loro presenza potesse essere motivo di scandalo pubblico, e se c'erano i mezzi per farlo.
«La ruota del brefotrofio veronese era utilizzata quasi esclusivamente da quei trentini abbastanza ricchi da permettersi il viaggio sino alla città scaligera, o meglio ancora di pagarlo a un "accompagnatore occulto"» (Grandi, 1991, p. 657).

Epoca asburgica: era istituito il Triplice Istituto degli esposti, delle partorienti e dell'istruzione delle mammane alle Laste (Trento 1833 – 1870, Innsbruck 1871 – 1920). La sede trentina era sita fuori le mura cittadine, in luogo isolato, perché
«Esso serve d'asilo generale alle deflorate, le garantisce dalla vergogna, e dai bisogni, e accoglie il frutto del loro ventre» (Bortoli - Grandi, 1993, p. 102).
Anche perché «in queste terre è reputata infamia l'avere un figlio illegittimo [...] perciò s'adopra ogni arte per tenerlo occultato» (Grandi, 1998, p. 157).
E il neonato diveniva un capitolo di spesa per l'amministrazione di competenza, nulla più.

Epoca italiana: creata l'Opera Nazionale di Assistenza all'Italia Redenta (ONAIR 1919 – 1960) era istituita una sede in centro città, "al Torrione"; in seguito Opera Nazionale di Assistenza all'Infanzia delle Regioni di Confine (ONAIRC 1960– 1977). E con essa un ottimo corso di puericultura. Con legge 23 dicembre 1975 n. 698, sciolta Opera Nazionale Maternità e Infanzia (ONMI), nel 1977 le competenze dell'estinto istituto passavano alla Provincia Autonoma di TRENTO.
Sullo sfondo delle vicende politiche di lungo periodo, il populazionismo europeo tra le due guerre -ovunque- ha strumentalizzato un pauperismo endemico di difficile soluzione che si evidenziava nelle patologie infantili, ma ha avuto il merito di diffondere la cura del neonato diffondendo pediatria e puericultura: competenze elaborate nei secoli lunghi dei brefotrofi (Grandi, 2008, pp. 329-330).

A tale cornice si ascrive il primo ospedale pediatrico trentino, risalente al 1919, sito presso la scuola materna Tambosi in via Francesco Ferruccio; fu trasferito nel 1924 nella "Casa Rossa" in via della Collina. Nel 1960 l'evoluzione della medicina portava all'istituzione dell'Ospedale Infantile Regionale Angeli Custodi, trasferito e inserito nel 1991 presso l'Ospedale Santa Chiara.

B. Bortoli - C. Grandi (a cura di), Un secolo di legislazione assistenziale nel Trentino (1814-1918), Trento, Scuola Superiore di Servizio Sociale, 1983.
C. Grandi, Geburtenzahlen und Bevolkerungswandel vom 17. bis 19. Jahrhundert, in AA.VV., Fruchtbarkeit und Geburt in Tirol, München, Nourypharma GmbH, 1987, pp. 105-108.
C. Grandi, L'abbandono degli illegittimi nel Trentino dell'Ottocento, in Actes du colloque international organisé par la S.I.DE.S, la Société de Dèmographie historique, l'École des Hautes Études en Sciences Sociales, l'École française de Rome, le Dipartimento di scienze demografiche (Università di Roma - La Sapienza), le Dipartimento statistico (Università di Firenze), Roma 1987, Enfance abandonnée et société en Europe XIV-XX siècle, Roma, École Française de Rome, 1991, pp. 653-678.
C. Grandi, Medicina dei bambini e pediatria sociale nel Trentino asburgico, in Arztpraxen im Vergleoch: 18.-20. Jahrhungert. Hrs. Dietrich-daum E., Martin D., Jutte R., Roilo C., Innsbruck [etc.], Studienverlag, 2008, p. 315-333.

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