Mer06292022

Last update06:12:59

Back Cultura e Spettacolo Storia Il Regio Esercito Italiano seppe coprirsi di gloria anche nei momenti più difficili

Il Regio Esercito Italiano seppe coprirsi di gloria anche nei momenti più difficili

  • PDF
Valutazione attuale: / 17
ScarsoOttimo 

Monselice, 30 ottobre 2021. - di Adalberto de' Bartolomeis

Nei giorni 29 e 30 ottobre 1917, in un piccolo villaggio del Friuli chiamato Pozzuolo, poco meno di mille valorosi soldati italiani riuscirono a rallentare, per ventiquattro ore, 2 divisioni tedesche e austriache consentendo così all'intera III Armata, e all'Italia, di avere il tempo memorabile per attestarsi sul fiume Piave: la premessa per il riscatto morale e materiale, con la conseguente Vittoria.

Alla storica impresa parteciparono 5 squadroni dei reggimenti "Genova Cavalleria" (4°) e "Lancieri di Novara" (5°) con qualche compagnia della brigata Bergamo. Nelle giberne c'erano munizioni per sole due ore di combattimento, una mitragliatrice italiana contro dieci armi automatiche dell'avversario, un rapporto di forze di uno a dieci, rifornimenti inesistenti, cinque cariche all'arma bianca e la metà della forza rimasta sul campo.

La 1^ Brigata di Cavalleria fu schierata tra Udine e Codroipo, mentre la 2^ Brigata di cavalleria, nel paese di Pozzuolo, la mattina del 30 ottobre, inquadrava nei suoi ranghi 968 uomini fra ufficiali, sottufficiali e truppa. Alla sera ne rimanevano solamente 501, quindi fra morti e dispersi aveva perso quasi metà dei suoi effettivi. Con questi numeri la legenda del Piave si stava per formare.

All'alba del 30 ottobre, intanto, il primo contatto col nemico fu preso da due pattuglie del Genova Cavalleria, a nord dell'abitato di Pozzuolo. Verso le 11,00, l'avanguardia della 117ª divisione tedesca effettuò il suo primo attacco in forze, ma venne respinta dalle mitragliatrici e dal 2º squadrone del Genova Cavalleria.

Verso le 12,00 l'attacco venne rinnovato con maggiori forze, ma fu ancora respinto, questa volta alla baionetta e un successivo tentativo di aggiramento da parte delle forze tedesche fu sventato con una carica del 4º squadrone del reggimento Lancieri di Novara.

Alle 14,00 alla divisione tedesca si unirono unità della 60° Divisione di fanteria austriaca che attaccarono Pozzuolo contrastate dal reggimento Genova Cavalleria.

Alle 16,30 le truppe tedesche e austriache riuscirono a superare la barricata che impediva l'accesso da Terenzano. Il 4° squadrone dei Lancieri di Novara caricò i nemici per respingerli ma nonostante tutti gli sforzi dei cavalieri e della popolazione, alle 17,30 il nemico riuscì a piazzare alcune mitragliatrici nelle case del paese, rendendo insostenibile la posizione della brigata di cavalleria.

Dopo otto ore di combattimenti il generale Conte Emo Capodilista ordinò ai reggimenti di rimontare a cavallo e di ripiegare su Santa Maria di Sclaunicco. Ultimo a lasciare Pozzuolo fu il 4º squadrone del Genova Cavalleria, che, stretto da presso dal nemico, effettuò un'ultima carica, in cui fu quasi completamente annientato.

La resistenza nell'abitato cessò solo alle 19, dopo una difesa che lo stesso nemico riconobbe valorosa. Le nobili gesta e il sacrificio di quei giorni sono diventate un simbolo per la Cavalleria italiana che, tenendo fede ai suoi ideali di spirito di servizio e assoluta dedizione alla Patria è custode ed erede di Valori insiti in quest'Arma dell'Esercito, che continua ad operare con medesimo slancio e immutata passione in ogni operazione sul territorio nazionale e all'estero.

(nella foto il gen. Giorgio Emo di Capodilista)

Il Regio Esercito Italiano seppe coprirsi di gloria anche nei momenti più difficili

Chi è online

 180 visitatori online