Giovanni Gronchi, da sottosegretario di Mussolini a scomodo inquilino del Quirinale

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Trento, 17 gennaio 2022. – di Carlo Martello

Una figura complessa ma di forte personalità quella di Giovanni Gronchi, terzo presidente della Repubblica, fondatore nel 1919 del Partito Popolare e nel 1942 della D.C., ma sottosegretario all'industria nel 1° governo Mussolini.

Esponente di primo piano della corrente di sinistra della D.C., venne eletto nel 1955 presidente della repubblica al quarto scrutinio (658 voti su 883) battendo il presidente del Senato Cesare Merzagora, candidato ufficiale del partito.

Fatto curioso. Gronchi, da Presidente della Camera, lesse le schede dei grandi elettori che lo mandarono al Quirinale, ma dopo aver letto l'ultima scheda abbandonò l'Aula e toccò al vicepresidente della Camera Giovanni Leone proclamare il risultato.

Da Presidente della Repubblica cercò di perseguire, pur con grandi difficoltà ed ostilità, una politica estera, parallela ma distinta di quella del governo, di equidistanza trai due blocchi.

Nel 1960 Gronchi incaricò Fernando Tambroni, della corrente di sinistra della D.C., di formare un "Governo del Presidente" che ottenne la fiducia alla Camera con i voti determinanti del MSI. Ciò provocò le dimissioni sue e di alcuni ministri.

Dopo vani tentativi di formare un nuovo governo, Gronchi respinse le dimissioni di Tambroni che si presentò al Senato ottenendo la fiducia, sempre con voti determinanti del MSI.

Allora il PCI, con la ben nota tecnica dell'antifascismo, scatenò la piazza in varie città d'Italia  (ci furono 5 morti e numerosi feriti) prendendo a pretesto il congresso del MSI a Genova, città simbolo della Resistenza.

Il Congresso missino venne impedito con la forza e Tambroni si dimise.

(nella foto Giovanni Gronchi)

Giovanni Gronchi,  da sottosegretario di Mussolini a scomodo inquilino del Quirinale