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Stupri violenze e torture dei sovietici sulle donne della Germania vinta

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Trento, 10 aprile 2022. – di Ernesto Scura

Un giovane artista polacco, Jerzy Szumczyk, ha collocato nel centro di Danzica una statua che ricordava gli stupri di guerra commessi dai sovietici ai danni delle donne tedesche. La statua, intotolata "Komm Frau" (Vieni donna), ritrae un soldato russo nell'atto di violentare una donna incinta mentre le punta una pistola alla testa.

Son tanti i giornalisti italiani, di sinistra, che si sono, con frenetica passione, cimentati nel voler attribuire ai nostri soldati, nei territori occupati durante la seconda guerra mondiale, immaginari atti di violenza nei confronti di donne. Laddove, la correttezza dei nostri soldati, nella Russia di Stalin è tuttora confermata dall'espressione: "italiani brava gente".

E non vi dico in Grecia dove il ricordo dei nostri soldati ha rafforzato il detto che da sempre ci ha accomunati con quel popolo : "una faza, una raza". Mi raccontava l'avvocato Attilio C. reduce del fronte russo, che i rapporti con la popolazione civile furono sempre improntati a correttezza, rispetto e stima e, con le donne, poi, si instaurava una corrispondenza "d'amorosi sensi" grazie al fascino del "Latin lover".

E mai ci fu forzatura da parte dei nostri per ottenere i piaceri del talamo. Se mai, furono le ragazze a sollecitarne l'avvio. E quando giunse il momento della fatidica ritirata, la sua "morosa" gli si attaccò al collo in preda al pianto, e i commilitoni dovettero faticare a staccare quelle braccia lasciandola a terra in preda alla disperazione. In Grecia, data l'affinità mediterranea, non vi fu alcun ostacolo a far fraternizzare italiani e greche, nel reciproco rispetto e nella scontata stima dei congiunti delle "despinise".

Un mio. cugino si era fidanzato con Dimitrula che era la figlia del "Papas" (prete) di Xylokastro, il tutto col consenso del padre e della madre. Ci fu anche chi ricorreva alle prostitute che erano, sempre e soltanto, delle volontarie. È famosa la scenetta del film "Mediterraneo in cui la prostituta offre i suoi servizi: "- Vassilissa: Soy Vassillissa, soy una puta... può interessar? - Lo Russo: Una puta? - Vassilissa: Una puttana! - Lo Russo: Ah, dovrei consultare il regolamento ma... direi che... sì, può interessar!" Mi raccontava un anziano medico di Bucarest che, durante la guerra, gli italiani riscuotevano la più sincera simpatia da parte dei rumeni e, più che altro, delle rumene.

Ricordava quasi con commozione alcune scenette di cui sovente erano protagonisti gli italiani, nei bar e nei bistrot, dove il soldato italiano, seduto, aveva una ragazza a cavalcioni di ognuno dei due ginocchi e, una terza, alle spalle, gli stava allacciata al collo. E i rumeni, non nutrivano sentimento di odio o invidia. Al massimo, erano gelosi di quel successo. Questo mio lungo excursus sul comportamento dei soldati italiani durante il secondo conflitto mondiale, ha lo scopo di evidenziare il confronto tra soldati del Regio Esercito italiano e quelli dell'Armata Rossa sovietica. Ma, a voler essere magnanimi, il confronto si riduce ad una semplice comparazione tra il BENE e il MALE.

Provate a cliccare in Internet "soldato sovietico estorce bicicletta". Tra le immagini compare una foto scattata nella Berlino appena "liberata" dai soldati sovietici, in cui si vede un soldato russo che vuole impossessarsi, tirandola per la ruota, della bicicletta di una donna. occorre.

La versione data dalla vulgata di sinistra ha sempre sostenuto che il russo stava procedendo alla legittima requisizione del mezzo utile al proseguimento della..."liberazione". Risata. Oppure cliccate "soldati sovietici molestano donna tedesca a Lipsia". Comparirà la foto scattata al capolinea della Ferrovia centrale in cui un soldato sovietico afferra una donna per un braccio, mentre un altro sogghigna. Non siamo in grado di stabilire come andò a finire.

E provate a cliccare la voce "Strage di Nemmersdorf". Troverete un repertorio di foto raccapriccianti di donne volentate e assassinate e di bambini trucidati. Nemmerrdorfa era una città tedesca di quella che, allora, era la storica Prussia orientale, una enclave tedesca aldilà della Polonia, la cui capitale era la famosa Königsberg, che diede i natali al famoso filosofo tedesco Immanuel Kant. Oggi è una città russa senza alcuna continuità col territorio russo, e si chiama Kaliningrad, dal nome del generale russo che la conquistò. E continuando a cliccare troverete due donne austriache che si sono suicidate con una dose di cianuro, sulla panchina di un parco di Vienna. Motivo? Evitare lo strazio di finire, ripetutamente, stuprate dalle belve assatanate dell'Armata Rossa. E ancora "Bambini finlandesi uccisi dai sovietici nel 1942 in Lapponia" troverete altri motivi per restare atterriti. La Finlandia fu una delle prime vittime dell'espansionismo sovietico che già nel 1939 usurpò una parte del suo territorio (Istmo della Carella e Penisola di Kola).

Nei distretti tedeschi di Schlave, Lauenburg e Buckow, nelle prime settimane dell'occupazione sovietica, fu violentata ogni donna di età compresa tra i 12 e i 60 anni. Esaltati dagli effetti del vino trovato nelle cantine, i rossi, in Pomerania perquisirono tutte le case in cerca di donne che, sotto la minaccia di mitra e pistole, furono stuprate nei camion e addirittura nei carri armati. Abbiamo la testimonianza oculare di un giornalista americano che, fatto prigioniero dai tedeschi in Francia, fu rinchiuso in un campo di prigionia da cui, in seguito, fu liberato di sovietici. Seguì l'avanzata sovietica fino a Berlino e oltre.

Racconta: "Diverse ragazze si sono suicidate. Altre sono morte dopo essere state violentate da 10 soldati in successione. Alcune si attaccavano a ex prigionieri di guerra americani o francesi ostentando di essere già impegnate con un alleato. I russi, infatti, rispettavano una specie di "codice d'onore" per il quale potevano impossessarsi dell'orologio o della stilografica dell'ex prigioniero alleato, ma non della ragazza. Il racconto del giornalista americano è a volte raccapricciante: spesso giacevano donne nude e morte, con le svastiche intagliate sull'addome, i seni tagliati, i volti ridotti a poltiglia. Ad alcune sporgeva un manico di scopa dalla vagina. Le madri avevano dovuto assistere allo stupro delle loro figlie di 10 e 12 anni da parte di una ventina di quei bestioni. Le stime del numero di donne violentate dai soldati sovietici si aggirano attorno ai due milioni. Almeno 100.000 donne si pensa siano state stuprate nella sola Berlino. Le morti di donne in relazione agli stupri sono stimate in circa 240.000. Questo scempio fu definito "il più grande fenomeno di stupro di massa della Storia".

(nella foto la Strage-Nemmersdorf-Wikipedia)

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