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La guerra, il 25 Luglio e il “tradimento” italiano

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Trento, 25 luglio 2022. - Redazione*

Oggi ricorre l'anniversario del 25 luglio (1943): l giorno del tradimento. Nel'occasione pubbliciamo la lettera di Paolo Pisanò che ricorda quel vegognoso avvenimento.

Egregi signori, ho notato che, annunciando il prossimo libro di Luca Tadolini, Communists – L'accordo fra il PCI e lo spionaggio USA (1943-1945), vi chiedete perché secondo l'autore: «Gli Alleati liberatori diventano "invasori": ma allora cos'erano per Mutti e Tadolini i nazisti che avevano occupato il Paese?».

Trovo singolare la vostra domanda che presumo essere frutto di clamorosa disinformazione.

Provo ad aiutarvi a capire: i tedeschi del Terzo Reich erano gli alleati del Regno d'Italia nella seconda guerra mondiale dal 10 giugno 1940 e gli angloamericani erano gli invasori conquistatori dell'Italia dal 10 luglio 1943 quando erano sbarcati in Sicilia con una forza d'invasione imponente e avevano cominciato a massacrare il nostro Paese sotto un diluvio di bombe per impadronirsene (80/100.000 civili italiani uccisi dalla RAF e dall'USAF nel corso della campagna d'Italia con i soli bombardamenti terroristici sulle nostre città, contro le 20.000 vittime civili provocate dalle rappresaglie tedesche causate da attentati terroristici o attacchi di guerriglia quasi esclusivamente comunista).

Faccio notare che se la criminalità di guerra tedesca aveva una ragione dichiarata e non necessariamente innescabile (niente attentato terroristico, niente rappresaglia), la criminalità di guerra angloamericana non ne aveva alcuno: si trucidarono diecine di migliaia di italiani innocenti al solo scopo di fiaccare il morale di un popolo e favorirne il collasso. E dopo il 29 settembre 1943 si massacrarono innocenti appartenenti (per gli angloamericani, almeno) a un Regno d'Italia che si era arreso. A riprova del fatto che la resa di Malta fu un abominio nemmeno in grado garantire l'elemento fondante di ogni resa: la cessazione delle ostilità contro i soccombenti firmatari.

Forse non vi risulta nemmeno che dopo il colpo di Stato del 25 luglio 1943 con la destituzione di Mussolini e la sua sostituzione con Badoglio a capo del governo, il suddetto primo governo "antifascista" aveva dichiarato solennemente (con Mussolini detenuto e a Partito Nazionale Fascista già sciolto) che l'Italia continuava la guerra a fianco dell'alleato tedesco e aveva richiesto al Terzo Reich di trasferire in Italia le sue truppe per darci una mano a difendere la nostra terra dall'invasione angloamericana (da nessun italiano richiesta perché gli italiani volevano vincere la seconda guerra mondiale, non perderla).

Quando aveva fatto questo il primo governo "antifascista" era ancora pienamente sovrano sull'Italia e nessun tedesco poteva comandare sul nostro territorio (meno che mai recarsi al ghetto di Roma per rastrellarvi gli ebrei residenti e deportarli in Germania). Forse non vi risulta nemmeno che nei 45 giorni successivi il suddetto governo Badoglio aveva però trattato segretamente con gli invasori la resa senza condizioni dell'Italia, atto ignobile che aveva costituito di fatto e di diritto il suicidio del Regno d'Italia iniziato con la firma dell'armistizio a Cassibile il 3 settembre e completato con la firma della resa a Malta il 29 settembre successivo.

Forse non avete mai letto i due documenti e invece dovreste a farlo per poter avere, come si suol dire, cognizione di causa: l'atto firmato da Badoglio a Malta (tradotto nel titolo dai perecottari italiani in "Condizioni aggiuntive di armistizio" ma intitolato ben chiaramente in lingua inglese (quella "legale" per l'atto stesso) Instrument of surrender of Italy, consta di 44 articoli sottoscrivendo i quali il Regno d'Italia cessò di esistere in fatto e in diritto e ogni forma di sovranità sui territori italiani invasi passò all'AMGOT (Governo Militare Alleato dei Territori Occupati): da quel momenti i cittadini italiani conquistati furono sottoposti al potere di vita o di morte dell'AMGOT e non furono più padroni nemmeno dei loro beni.
Il cosiddetto Regno del Sud fu solo un ectoplasma statuale in mano ai conquistatori che se ne servirono come di uno strumento di facciata "docile e servizievole" (definizione scritta da Winston Churchill) ma che non possedeva alcuna delle prerogative di uno Stato sovrano: niente popolo (tutta la sovranità sul terzo dell'Italia invasa all'AMGOT), niente territorio (concesse solo quattro provincie pugliesi pro forma: Brindisi, sede del "governo", Bari, Lecce e Taranto), niente toga (giurisdizione unica marziale in mano all'AMGOT), niente spada (nessun esercito di leva), niente moneta (subito in circolazione le AM-lire, moneta d'occupazione alleata).

L'Italia continuò comunque onorevolmente la guerra a fianco della Germania con la Repubblica Sociale Italiana che perse definitivamente il conflitto il 29 aprile 1945 con la resa delle sue Forze Armate firmata a Caserta da un plenipotenziario tedesco delegato dal Maresciallo Graziani.

Il Regno d'Italia, suicidatosi contestualmente al tradimento ignominioso dell'alleato con la resa senza condizioni, scappò subito da Roma nelle auguste persone del Re e del Capo del Governo Badoglio lasciando allo sbando e all'ira tedesca il nostro popolo, il nostro esercito e la nostra comunità israelitica (si ripete: mai toccata dai tedeschi fino a che aveva sventolato sovrana la bandiera del Regno d'Italia a dispetto delle leggi di discriminazione razziale introdotte nel 1938).

La Repubblica Sociale Italiana, che dovette ovviamente gestire con il Terzo Reich un prosieguo di alleanza decisamente sbilanciata militarmente e politicamente dopo l'ignominia monarchico-badogliana, ebbe invece tutti i requisiti dello Stato sovrano: popolo (sovranità piena sui cittadini italiani residenti nei territori sotto la sua bandiera e pieno esercizio della funzione legislativa anche in contrasto con l'alleato tedesco: ad esempio la legge per la socializzazione delle imprese); territorio (tutto il territorio nazionale non conquistato dagli invasori); toga (pieno esercizio della giurisdizione civile e penale: all'inizio del 1945 Farinacci perse una causa civile a Brescia mentre ad Alessandria il dottor Oscar Luigi Scalfaro, futuro vice presidente di "tribunale del popolo" e poi Presidente della Repubblica, esercitava del sue funzioni di Pubblico Ministero presso la locale Procura); spada (la RSI ebbe regolari Forze Armate di leva: Esercito, Marina e Aeronautica); moneta (fu subito fatto ritirare il marco d'occupazione messo in circolazione dai tedeschi dopo l'8 settembre e venne ripristinato il corso legale della Lira italiana. Ovviamente fino all'arrivo dei conquistatori alleati con la loro carta straccia da rapina legalizzata: le citate AM-lire).

Gentili Signori, a dispetto delle menzogne che vi hanno evidentemente raccontato, l'Italia odierna (sedicente "nata dalla resistenza") è nata invece solo ed esclusivamente dalla catastrofica disfatta subita allora e non è assolutamente un Paese di "liberati" ma di conquistati dalla volontà e dalle armi angloamericane che hanno interrotto manu militari la dialettica politica in Italia come era venuta evolvendosi autonomamente dall'Unità in poi.

Ciò anche se, a livello istituzionale, ancora oggi finge grottescamente di aver vinto la seconda guerra mondiale "cobelligerando" a fianco dei veri vincitori stranieri. A dispetto di questa menzogna di Stato che ci disonora, a noi è toccata sostanzialmente una sorte identica a quella toccata alle altre due potenze dell'Asse sconfitte al pari dell'Italia: Germania e Giappone.

Con una sola differenza: nei loro atti di resa nessun tedesco o giapponese accettò di accollarsi la "denazificazione" o la "demilitarizzazione" del proprio Paese: il lavoro sporco se lo dovettero fare i conquistatori con le loro mani. Da noi, invece, nei 44 articoli della resa di Malta ci viene imposta la "defascistizzazione volontaria" che l'ectoplasma statuale detto "Regno del Sud" eseguì poi varando le infami leggi retroattive del 1944 e "legittimando" così (uccisioni e stragi indiscriminate, tribunali del popolo, corti d'assise straordinarie, commissioni d'epurazione e via massacrando) la persecuzione di migliaia di Italiani degnissimi rimasti fedeli alla Patria fino all'estremo.

Non un tedesco o un giapponese perseguitarono o misero mai a morte un connazionale per aver perso la seconda guerra mondiale. Gli italiani sì. Controllare per credere. Cordialmente

*Storico e scrittore

(nella foto il Gran Consiglio del Fascismo - Roma 25 luglio 1943)

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