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Gravfält, dal Friuli con furore

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Gravfalt BandTrento, 7 giugno 2102. - di Tobias Fior 

L'articolo che scrivo oggi è dedicato interamente ai Gravfält, un gruppo musicale emergente di Tolmezzo (Udine). Un gruppo che è improntato sul genere death metal, sicuramente un genere che lascia a desiderare in un paesino come può essere Tolmezzo, un genere difficile da ascoltare e che può risultare duro e stressante per chi non se ne occupa in prima persona o per chi non va oltre il rock o il punk.

I Gravfält (nome che indica i tipici cimiteri di guerra scandinavi molto rudi e fatti in fretta) nascono nel 2007 dalle menti di Matteo e di Gabriel, che nel gruppo sono precisamente il chitarrista e il batterista. All'inizio si riuniscono solamente per eseguire qualche cover degli Amon Amarth, ma successivamente si rendono conto che c'è bisogno di qualcosa di più, con l'ingresso di Paride alle tastiere, le cover passano dagli Amon Amarth ai Children of Bodom.

Nell'agosto 2008 l'arrivo di Giuliano al basso e alla voce cambia la direzione del gruppo e cominciano a nascere i primi brani propri.

Nel 2009 è la volta di un piccolo demo contenente tre tracce e poco dopo arriva anche il primo album auto-prodotto: Welcome to the Burial Ground.

Nonostante la fatica per emergere, i Gravfält, grazie all'album, riescono ad avere un po' più di visibilità, anche se l'affermazione è ancora lontana.

Nell'aprile 2012 è la volta del primo videoclip, si tratta del brano Flagellum Dei che segna una svolta anche in campo testuale, infatti è scritto in italiano, a dispetto dei precedenti brani scritti interamente in inglese.

L'album Welcome to the Burial Ground contiene otto tracce e viene aperto da un Intro interamente strumentale, che alterna motivi melodici di violino e tastiera a motivi più duri con l'ingresso della chitarra e della batteria. Il brano omonimo dell'album invece sfiora la durata dei sei minuti, il testo presenta i classici elementi fondamentali del death metal, teschi, ossa e morte, che si ripercorrono in tutto il disco. Su questo punto c'è indubbiamente l'influenza di gruppi come Amon Amarth e Children of Bodom. La traccia Gravfält invece si presenta nell'esecuzione molto dinamica e veloce. Il testo presenta elementi sempre tipici della cultura metal, che vanno a toccare l'area power metal, tipici di questo ramo sono infatti gli elementi della mitologia specialmente nordica: Valchirie e Re rientrano con facilità nel testo. La struttura musicale invece oltre alla velocità ritmica presenta verso la fine un pulito assolo di chitarra, che non risulta affatto scoordinato rispetto all'intero apparto. I brani a seguire come Bloody Tale of Mutilation e Wrongful Virus presentano oltre al testo che ripercorre i temi classici come sangue, morte e virus mortali, dei piccoli ed interessanti assoli di chitarra, stavolta distorta, che danno un'armonia particolare all'intero brano.

A mio parere però il brano più meritevole è certamente The Storm Will Be Our Grave, che presenta oltre agli assoli di chitarra (che risultano molto interessanti in tutto l'album), anche un bridge melodico di tastiere che sfumano lentamente lasciando il campo prima alla batteria che le sovrasta lievamente e poi al tocco della chitarra più duro e battente, per poi nuovamente trasformarsi in un'ennesimo assolo che dà l'attacco al pezzo conclusivo.

Per quanto riguarda il videoclip e il brano Flagellum Dei si è già detto che è in italiano, ma quello che più sorprende è che il video è montato con scene tratte da video d'epoca e che ritraggono l'abominio dei campi di sterminio e su questo tema si incentra il testo. È un video che fa effetto certamente, che puzza di marcio dei cadaveri in decomposizione, che a voler ben vedere può ricalcare in parte il videoclip di Babylon's Burning dei W.A.S.P, ma con quel tocco di macabro forte e duro che va a sottolineare quegli aspetti tipici del death metal. L'importante comunque non è tanto questo aspetto quanto invece il fatto che il testo è stato scritto direttamente da un sopravvissuto ai campi di sterminio, ovvero dal nonno di Matteo e questo giustifica dunque gli spezzoni dei video d'epoca.

La qualità nei Gravfält c'è sicuramente, purtroppo la poca visibilità e l'affermazione ancora lontana fanno in modo di andare a gravare sul gruppo. Quello che c'è anche da dire è che hanno le possibilità di passare anche a rami diversi sempre dello stesso genere, come il power o il folk metal, non stonerebbero di certo con l'originalità del gruppo.

Il sito a cui fare riferimento è http://gravfalt.altervista.org

Tobias Fior *

E' giornalista, sccrittore. Coordinatore Regionale Alleanza Italiana FVG.

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