Antonio Calà, artista malinconico?

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altAntonio Calà è un ragazzo siciliano trapiantato a Trento per motivi di studio e qui, vincendo la sua naturale riservatezza, partecipa per la prima volta ad un concorso musicale, il progetto Vartalent 2011, da cui sono usciti parecchi talenti di cui abbiamo in precedenza parlato. Antonio ha un modo molto particolare di cantare ed interpretare i pezzi che esegue, chiude gli occhi e si fa trasportare dalla musica e canta esprimendo esattamente quello che la canzone gli trasmette in quel preciso istante. Questa sua peculiarità fa si che ogni sua esibizione sia unica e mai uguale alla precedente o alla successiva. Le sue esperienze nel mondo musicale sono tutte concentrate negli ultimi due anni, come se, prima di arrivare a Trento, il cantare per lui fosse una cosa estremamente privata e personale, ma vediamo di conoscerlo meglio attraverso qualche domanda.

 

1. Da dove nasce e come la tua passione per il canto?

 

“Il ricordo più antico che porto con me narra di un risveglio nel cuore della notte, avrò avuto 5 anni al più. Non ero sonnambulo, è stato un evento abbastanza cosciente quanto spontaneo e irrefrenabile. Invado camera dei miei genitori, do luce al sipario e inizio a cantare. Non so cosa, non so come, non so perché, ma ero libero. Mi rimisero a letto, felice. Il canto è nato con me, mi appartiene da sempre. Ho passato la mia infanzia, la mia adolescenza e la mia giovinezza a riempire casa di note, turbando la quiete dei miei familiari. Le stanze vuote erano il mio habitat. Mi muovevo con frenesia tra i meandri della mia grande dimora, per fortuna indipendente e abbastanza isolata, alla ricerca di un punto in cui il rimbombo potesse creare la giusta amplificazione, dove le mie corde potessero vibrare al meglio. Ogni attimo di pausa dallo studio era buono per iniziare il pellegrinaggio per casa, dal giroscale, al bagno, al corridoio. Ero il peripatetico canterino. Appagavo così il mio bisogno primario”.

 

2. Sei nel mondo della musica da poco tempo. A differenza di molti che iniziano in giovane età a partecipare a concorsi o comunque ad esibirsi in pubblico, tu inizi relativamente tardi; come mai?

 

“Sono nel mondo della musica”… magari fosse così!!! Da giovane non mi sono mai esposto, in TV vedevo i miei cantanti preferiti, cercavo di imitarli e in tal modo ho sviluppato autonomamente qualche abilità vocale. I tempi non erano ancora maturi perché io venissi allo scoperto. A scuola ho sempre studiato tanto, ero il classico secchione. Fino all’anno scorso non avevo mai frequentato una lezione di canto, né fatto un concorso o una esibizione in pubblico. La mia voce era nota solo alla mia famiglia. Non ho mai ricevuto incoraggiamenti da loro, anzi, il più delle volte mi dicevano di tacere e di stare zitto. Per non disturbare troppo approfittavo dei momenti in cui restavo a casa da solo per sfogarmi al massimo. Cantare era l’unico modo a me noto per placare un tumulto interiore che sentivo ribollirmi dentro. Mi sento esplodere quando passo troppo tempo senza cantare. Non ho mai amato l’eccessiva folla. Ricordo che restavo volentieri a casa durante le sere d’estate, quando tutta la famiglia usciva, per dedicarmi all’esplorazione della mia voce, della mia anima, di me stesso. Dopo l’università mi sono trasferito a Trento. Mi sono ritrovato lontano da casa, dal paese, dalla gente che conosco e dall’imbarazzo che cantare davanti a loro potrebbe procurarmi. E’ stato facile allora distruggere il muro di timidezza che fino ad allora mi aveva tenuto relegato in casa (“direttamente dal bagno di casa sua… Antonio!!”, Luiz. H. Belmiro, cit. Vartalent 2011)”.

 

3. Hai partecipato al Progetto Vartalent sia nel 2011 che nel 2012. Come è stata questa esperienza e cosa ti ha lasciato?

 

“Vartalent 2011 è stato il mio debutto. Mi sono lanciato senza pensarci, in maniera assolutamente disinvolta, con la leggerezza di chi prova senza avere nulla da perdere. La mia prima esibizione in pubblico è sul palco della semifinale a Mezzolombardo. Il giorno dopo mi ritrovo in finale con un quinto piazzamento, niente male come inizio mi dico. Puro istinto il mio. Pura follia. Ogni volta è stata una cosa diversa, un’emozione diversa, un’interpretazione diversa. Pura improvvisazione a Vartalent 2011. Ma non si può andare avanti con il solo istinto mi è stato detto. Così ho iniziato a studiare con Antonella Tonini, a preparare le esibizioni, a registrarmi e riascoltarmi più e più volte per affinare il mio mezzo vocale e acquisire consapevolezza. Il 2012 è stato l’anno dei tanti concorsi, delle esibizioni live, dei provini; non è venuto fuori granché devo dire, attualmente rimane solo il ricordo dell’emozione che un palco regala e delle belle persone incontrate, il che naturalmente non è poco! La musica infatti ha il potere di unire. Ricordo con gioia le serate del Vartalent’11 in tour. Con Luiz Belmiro, Giovanni Balduzzi, Martina Calovi e Maire Brusco studiavamo le esibizioni in lunghe sessioni pomeridiane, condite alla fine da altrettante sessioni gastronomiche, sotto l’egida di Padron Marco Consoli, che tornando da lavoro trovava sempre la casa piena di aspiranti cantanti bramosi di dare sfogo alla propria anima. Ricordo gli spettacoli al Top Center, al bar 700 di Pergine, al Gasoline di Gardolo, al Prosit di Mezzolombardo, al Full Moon pub di Romeno. Ricordo la conferenza stampa al Trony per la presentazione del CD Vartalent’11. Porto nel cuore le esibizioni al Bar Melody, quelle per la manifestazione di beneficienza “Ali per rinascere” organizzata da Maire, le trasferte a Riva del Garda per cercare lavoro estivo nei locali, i viaggi a Milano con Giovanni e Martina per i provini di X-Factor, Talent Fest, le partecipazioni al Festival del Garda, Bronzolo Incanto, Trento Incanta, Vartalent 2012. Ho grande affetto per tutte queste persone, hanno reso la mia vita diversa, speciale. Ci sono stati anche momenti spiacevoli, incomprensioni che hanno messo in discussione dei rapporti importanti. Spero tuttora di incrociare nuovamente delle persone che durante il cammino ho smarrito”.

 

4. Hai un modo molto personale di interpretazione, come vivi quello che canti?

 

“Ho la tendenza a cantare ad occhi chiusi, forse per contrastare la timidezza. Timidezza che in realtà non ho. La timidezza è una di quelle risposte che do per togliermi dall’imbarazzo di dover ammettere la repulsione per qualcosa. In verità io sono un libro aperto, non so nascondere nulla. Le persone che mi stanno simpatiche lo capiscono, le persone che mi stanno antipatiche lo capiscono. Con loro non riesco a parlare e adotto la scusa della timidezza. Quando canto nulla mi tange, siamo io, la mia voce e la musica che la accompagna. Mi sento al centro di un grande spazio vuoto, che magicamente sento di poter riempire. Ovvio che il consenso del pubblico sia importante, ma non ho la paranoia di arrivare, di trasmettere, di comunicare. Vivo il canto in modo molto intimo, è il momento in cui mi mostro davvero per quello che sono, abbattendo tutte le barriere e i muri di solitudine che incrostano la mia interiorità. Io faccio quel che mi sento di fare. Se entrando nel mio campo d’azione qualcuno riuscisse a trarre una vibrazione ne sarei contento. Significherebbe che la mia voce oltre alla mia è in grado di mettere in risonanza un’altra anima. Ciò che faccio sul palco non è mai studiato (e si vede!). Ho provato a prepararmi, ma poi stravolgo sempre tutto. Sono momenti irripetibili. Io non ho idea di come appaia all’esterno, anzi, le poche volte che ho accettato di rivedermi in video mi sono visto mostruoso, fuori luogo, assurdo, privo di senso. Mi risollevo solo se ricevo qualche complimento, altrimenti mi autofustigo, mi tiro i pomodori da solo. Mi odio”.

 

5. Un siciliano trapiantato a Trento, musicalmente la tua splendida isola ti ha influenzato?

 

“Mi sono trasferito a Trento 3 anni fa per intraprendere un dottorato di ricerca in discipline ICT alla Fondazione Bruno Kessler dopo avere studiato a Catania ingegneria delle telecomunicazioni. La mia isola mi ha dato tanto sul fronte della formazione, ma il canto è un’esperienza completamente trentina. Di certo mi porto dentro un carattere forgiato dal sole della mia terra, che a mio avviso non si manifesta spesso. Mi considero un cantante malinconico. Forse mi porto dentro un velo di tristezza per la distanza dalla mia famiglia, forse porto “nascosto” in me il calore di un popolo costretto a sparpagliarsi per il mondo, come avesse la missione di diffondere la gioia innata che solo un’isola talmente bella può imprimerti dentro. Credo che a livello musicale il Trentino sia più idoneo ad accogliermi. Sono nostalgico e adoro le canzoni tendenzialmente depresse, dal ritmo lento e quasi lagnoso, canzoni in cui la voce posso esprimersi melodicamente ricamando suoni dolci e delicati. Amo il soul e i cantanti di colore. Amo le canzoni adatte ad essere stravolte. Amo demolire e ricostruire, amo gli esperimenti e le sfide, amo la spontaneità.

 

 

6. C’è una canzone o una frase che ti rappresenta?

 

La frase che più testimonia la mia natura è la seguente “Non delle parole sono amante, il silenzio avvolge la mia persona. Gli altrui patemi preferisco ai miei. Ascolto. Naturale mi è solo il canto.” Questo è quanto si legge sul profilo Facebook che ho creato come “cantante” (www.facebook.com/antonio84.cantante). Naturalmente non si trova chissà quale opera d’arte, però la tecnologia permette di affacciarsi al mondo in maniera così semplice che sarebbe un peccato non concedersi al sipario più grande che esista, il web. E così mi diverto a registrare in ambito casalingo (e si sente!) delle cover e a condividerle, niente di più. Chiusa la digressione in stile “consigli per gli acquisti” credo che ci sia una canzone per ogni istante della vita. Ogni attimo è diverso dal precedente, sentimenti diversi si combinano a costruire umori diversi. Qualcuno avrà già sperimentato qualcosa che si avvicini a ciascuno dei nostri stati della mente. Qualcuno avrà già scritto qualcosa che tende a questi stati, senza però coglierli appieno. Per questo ci sono tante combinazioni ancora da scrivere. La musica è infinita e ognuno di noi può farne parte con ciò che porta dentro.

 

 

7. Cosa c’è nel futuro di Antonio?

 

Non penso mai al futuro. Vivo di giorno in giorno e in base a ciò che sento scelgo le strade da percorrere. C’è tanta razionalità in me, ma per lo più sono un essere umorale e istintivo. Raramente faccio cose che non mi piace fare. Ad esempio per adesso faccio anche l’insegnante di telecomunicazioni ed elettronica alle scuole superiori ed è una cosa che amo, ho sempre sognato di fare il prof. La mia vita sarà il frutto della casualità e della spensieratezza, condite comunque da una saggezza che sento appartenermi. Ciò che mi auguro è che abbia sempre da fare delle cose che amo, che non mi causino noia. Non sono molte a dire il vero, sono un essere abbastanza insofferente, poca roba riesce a colpirmi nell’anima. E’ questo che cerco. Sono bramoso di sentire sussultare il mio cuore. Qualunque cosa accada, qualunque sia il posto e qualunque sia il pubblico ho la certezza che il canto farà sempre parte di me, è un elemento di cui non posso fare a meno, è l’ossigeno della mia vita. Sul fronte dell’attività canora nell’immediato c’è in programma la partecipazione al concorso New Talent Vox’s organizzato dall’associazione Percorsi Musicali di Roncafort, e alle selezioni del Cantagiro.

 

 

8. C’è una domanda che non ti ho fatto ma che vorresti che ti facessi?

 

Vorrei che mi chiedessi “Chi sei?” e io ti direi “Sono un essere banale e comune, con poca roba da raccontare. I silenzi sono forse dovuti al fatto che non ho niente da dire. Nessuno mi capisce. Nessuno è in grado di leggere tra le righe i sentimenti che spargo in giro con gesti incomprensibili. Nessuno mi appartiene. Ed io sono solo come il vento che tocca gli alberi d’inverno e passa oltre avendoli turbati in misura lieve. Sono aria rarefatta e intangibile. Sono un punto nell’universo la cui presenza sfiora un insieme irrisorio di gente. La mia voce non può sortire effetto alcuno. Il mio operato procura bene a pochi individui. Sono la malinconia”.

 

Questo è Antonio Calà che, per una volta, ha deciso di abbandonare la sua riservatezza e raccontarci così tanto di lui e del suo modo di essere. Contrariamente a ciò che dice non è assolutamente un essere banale e comune e, tramite la musica, ha molto da raccontare e comunicare! Un consiglio: se vi capitasse di sentirlo cantare, fate come lui, chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare dalla magia della musica.

 

Laura Belli

Antonio Calà, artista malinconico?