Mer12072022

Last update05:33:39

Back Cultura e Spettacolo Libri e Letteratura “Identità perduta - L’autonomia trentina alla deriva”

“Identità perduta - L’autonomia trentina alla deriva”

  • PDF
Valutazione attuale: / 66
ScarsoOttimo 

Trento, 17 settembre 2022. – di Flavio Bertolini

Presso la libreria Artigianelli a Trento e' stato presentato il libro di Fabio Caumo "Identità perduta" - L'autonomia trentina alla deriva (Reverdito Editore). Il tema dell'autonomia è sempre attuale in una regione a statuto autonomo.

In questo caso l'autore ha voluto ripercorrere la storia autonomista portando l'attenzione del lettore sulla questione identitaria e sull'evoluzione del tema autonomia soprattutto nel corso del dopoguerra. L'identità trentina trova le radici nella tradizione del cattolicesimo calvinista, con i valori del lavoro, impegno, rigore, serietà, mutuo e reciproco aiuto come tratti caratterizzanti la popolazione tirolese. Nella storia dell'autonomia trentina nel XX° secolo, molte vicende hanno avuto rilievo sulla sorte delle popolazioni del Tirolo.

A partire dalla vicenda degli "optanti", a cui, in seguito all'accordo Mussolini-Hitler del 1939, veniva concessa la possibilità di scegliere la cittadinanza tedesca o italiana. La vicenda poi ebbe grande riflesso al termine della guerra, dove i tirolesi che rientravano in Italia si trovavano senza niente, una sorta di apolidi, visto che gli accordi di pace prevedevano la confisca dei beni ai cittadini tedeschi. Si parla di 30000 persone che si trovarono in questa situazione.
Alcide Degasperi ci mise molto per risolvere la questione, visto che si trovava vincolato dagli accordi atlantisti.

Il primo accordo Degasperi Gruber si rivelò molto critico verso il mondo tedesco, per la presenza di una regione forte che non voleva delegare alle due province le competenze, accentrando. Questo sfociò nel Los von Trient (e non Los von Rom), che rappresenta ancor oggi una ferita quasi indelebile per i rapporti Trento-Bolzano. Infatti negli anni sessanta si è passati per il periodo degli attentati in Sudtirolo, esito tragico di una vicenda di rivendicazione patriotica da parte delle popolazioni altoatesine.

La voglia di autodeterminazione aveva raggiunto un livello tale, per cui non si accettava più la sudditanza dalla Regione e da Trento.

E poi ci fu il fattore K- Kessler, un tempo di grande programmazione per il Trentino, che però portò ad una migrazione di massa, si parla di oltre 120.000 persone, dalle montagne verso le valli e la città. La scelta politica fu quella di accentrare, diversamente dalla provincia di Bolzano, dove si promossero politiche di valorizzazione del territorio per far rimanere le persone nel loro luogo di nascita, e quindi dare loro la possibilità di un reddito.

I contadini in Trentino così si trasformarono in "dipendenti della PAT". Dopo il II° statuto del 1972 ci fu un periodo di grandi trasferimenti monetari verso il territorio trentino, che terminò negli anni 90. Questa disponibilità finanziaria portò alla creazione di una grande macchina burocratica pubblica, che finì per cambiare anche l'identità della gente trentina. A questo si è aggiunta la globalizzazione, un processo globale, inevitabile, che è stata vissuta come una minaccia, più che una risorsa.
Per essere vincenti difronte alla globalizzazione, la strada è quella di fare meglio degli altri, la qualità, che una prospettiva di impresa locale può sviluppare. Quindi si tratta di sviluppare un'economia di nicchia qualitativamente eccelsa. L'errore più grande, secondo l'autore, è stato quello di una negazione dell'autonomia, e di non credere nelle potenzialità del territorio e della gente trentina.

E' questo un concetto chiave di critica verso le politiche accentratrici e la voglia di emulare altre realtà, dimenticandosi della propria identità. Le strutture piccole e leggere sono più efficienti di quelle pesanti. Questa declinazione storica dell'autonomia trentina ha determinato un mutamento anche strutturale nella mentalità della gente trentina. La presenza di un grande apparato pubblico ha portato inevitabilmente al crescere di un modo di pensare burocratico e passivo, "tanto le risorse ci arrivano e ci quindi ci può pensare qualcun altro".

Per questo oggi più che mai serve un cambio di passo e quindi cambiare il tipo di politica economica, portando ad una "cura dimagrante" degli apparati pubblici, e promuovendo invece lo sviluppo delle energie private migliori, per ritornare allo spirito identitario di laboriosità di matrice storico calvinista. Il sogno di una nuova Svizzera è forse svanito.

L'autonomia in definitiva si è italianizzata, ha perso il vigore primario. E il pericolo è quello che anche a livello di pensiero perda gradualmente la sua funzione, in quanto nelle nuove generazioni non vi è una consapevolezza di quello che rappresenta, anche perché non ne conoscono la storia.

Il libro di Fabio Caumo rappresenta una riflessione critica propositiva davvero importante, che dovrebbe essere posta all'attenzione dell'agenda non solo politica, ma in genere di cultura diffusa da parte di chi abita in Trentino.

La tradizione dell'Asar, che era arrivata a oltre 100.000 iscritta, sembra essere sparita dalla memoria collettiva. E questo è un errore storico, perché toglie al popolo trentino la coscienza di un'identità propria, che attualmente sembra non esistere più, a differenza di quanto succede invece in Alto Adige.

“Identità perduta - L’autonomia trentina alla deriva”

Chi è online

 275 visitatori online