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Il computer

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Trento, 23 febbraio 2021. – di Ernesto Scura

Tra i tanti risvolti positivi derivanti dalle guerre, non si può, checché ne dicano i pacifisti, quelli per i quali la guerra causa solo morte, ignorare il COMPUTER, l'avveniristica invenzione di cui, oggi, non possiamo assolutamente privarci, a meno che non decidessimo di tornare indietro di qualche millennio, optando per il ... pallottoliere che era, ai tempi delle mie scuole elementari, la già secolare, a suo modo, calcolatrice. Leggete prima di condannarmi.

IL COMPUTER, quell'immancabile supporto che ormai entra in tutte le attività della vita, dalle più sofisticate, legate alla ricerca scientifica, alle più frivole, legate allo svago ed al pettegolezzo, di chi è figlio, se non della deprecata guerra?

Molti storceranno il muso: "Ora stai esagerando". E qui mi tocca ripetere, banalmente, cose già note. Durante la seconda guerra mondiale, i servizi segreti di Sua Maestà Britannica erano disperati perché non erano in grado di decrittare i messaggi che il Quartier Generale tedesco inviava ai vari comandi, la cui conoscenza era essenzialmente utile a prevenire attacchi imprevisti.

Churchill, nella sua lungimiranza, finanziò quell'ambizioso programma mirato alla decrittazione dei messaggi, che i tedeschi affidavano al loro impenetrabile sistema ENIGMA.

La ricerca fu affidata ad un gruppo di matematici, agli ordini di Alan Turing, che riuscirono allo scopo mettendo a punto una strumentazione che, se pure in maniera ancora molto rudimentale, altro non era che lo studio del primo computer della Storia, che realizzava una specie di metodologia informatica per via meccanica, non ancora elettronica. Era il COMPUTER.

Il primo a disposizione, che contribuì, poi, non poco, all'esito del conflitto. Occupava una stanza intera, quel prototipo, padre indiscusso di quella civiltà che sta a cavallo di due secoli. Ma che dico, secoli? Millenni.
Ed ora se qualche "pacifista a tempo pieno" vuol coprirmi di insulti, lo faccia pure, magari servendosi dello strumento più veloce e sicuro nella sua efficacia di recapito, il...COMPUTER. Resta che la mia provocazione è stato possibile effettuarla a mezzo del mio IPad, e le eventuali prossime recriminazioni e probabili anatemi, saranno lanciati, forse, da un portatile o da uno smartphone, grazie a quella guerra che indusse CHURCHILL a stimolare la provvidenziale ricerca di quel "geniaccio" che fu Alan Turing.

* ALAN TURING è oggi riconosciuto come "Padre" dell'INFORMATICA e dell'INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Fu il geniale inventore del computer. Morì avvelenato dopo aver morsicato una mela intrisa di cianuro, non si sa se volontariamente, o per errore, o perché...costretto. Le ipotesi vanno
dal suicidio all'assassinio. Quella mela fu trovata sul comodino, accanto al suo letto di morte, dove era serenamente disteso.
E, probabilmente, non è un caso che la famosa APPLE (mela, appunto), la più importante azienda multinazionale produttrice di sistemi operativi, dal più sofisticato computer al più modesto Tablet, abbia adottato quel nome e quel logo che mette, ben in evidenza, la traccia di un fatale morso ad una...mela, come doveroso omaggio alla memoria di un genio.

Ma che strano frutto, la mela, dolcissima e malefica ghiottoneria che sta accompagnando l'uomo, nei millenni, a cominciare dalle lontane tentazioni di Adamo ed Eva, passando per l'episodio di quella mela che mise a dura prova i nervi di Guglielmo Tell e di quell'altra che morsicò Biancaneve nella favola dei Grimm e poi quella che mise a dura prova la testa di Isaac Newton che, grazie a quel "colpo di mela", ebbe l'ispirazione per sviluppare la sua affascinante teoria della "Gravitazione Universale". E poi, Alan Turing a cui la mela fu fatale. E poi, l'altro geniale inventore, Steve Jobs, estensore, su scala mondiale, delle fasi applicative del sogno di Turing, che assegnò a quella mela, tragicamente legata alla memoria di Alan Turing, il simbolo più appropriato del perenne divenire del progresso dell'umanità.

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