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Quando è il Destino che incontra la Storia

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Monselice, 25 febbraio 2021. - di Adalberto de' Bartolomeis

Il Principe Umberto II di Savoia divenne Re d'Italia, a seguito di eventi noti, sui quali gli storici, se vorranno, potranno parlarne e scriverne, anche all'infinito. Sua Altezza Reale, il Principe di Piemonte era più che conscio che con l'entrata in guerra dell'Italia nel secondo conflitto mondiale si sarebbe, poi, trovato di fronte alla capitolazione delle funzioni di Stato, esercitate dalla sua stessa dinastia, per lo più a causa di determinati atteggiamenti che determinarono una netta acquiescenza da parte dei suoi genitori che finirono per tirare dentro anche sé stesso.

Casa Savoia visse con un palese disagio le scelte politiche di un regime, al punto di non sopportarlo più, ma con il quale, però, incline alla debolezza, si rese connivente e responsabile del destino di una Nazione.

I reali sperarono, fino fuori tempo massimo, di evitarsi "rogne" che però tutte piombarono, in fila, una per una, sul groppone del sovrano Vittorio Emanuele III, già con vistosi segni premonitori, ancor prima che l'Italia entrasse in guerra il 10 giugno 1940.

L'8 settembre 1943 determinò l'inizio della fine di una Regno che durava da 1000 anni, il più antico d'Europa, perché fatali furono precise scelte prese, le quali avrebbero designato in meno di due anni, ma solo molto provvisoriamente, successore al genitore, il figlio Umberto II alla guida di una Monarchia che, di fatto, andava morendo. Per primogetura maschile, secondo la legge salica, lui stesso, dopo la svolta di Salerno, con l'ultimo governo militare di Badoglio, s'immaginava che "i giochi per i Savoia fossero già tutti stabiliti" da chi, insistentemente, volle che venissero fatti ed il più velocemente possibile.

Umberto II divenne Luogotenente Generale del Regno dal 5 giugno 1944 al 9 maggio 1946. Su un foglio di carta bollata di 12 righe lo stesso giorno, alle ore 15.15 Vittorio Emanuele III abdicò alla Corona a favore del Principe, a seguito di tutta una cronologia di eventi, causati da un compromesso politico che condizionò letteralmente la Casa Reale. Il Re di Maggio, ricevendo, così, l'abdicazione da parte del padre a guidare il Casato per soli 40 giorni, più volte, avrebbe voluto sottrarsi dalla ferma volontà di Vittorio Emanuele III per dimostrare che non fosse come lui ed altrettanto, per un riflesso condizionato, alla madre, la regina Elena di Montenegro. Umberto volle combattere e manifestò più volte di volerlo fare, cercando di recuperare una forma di riscatto morale e materiale nei confronti degli italiani e poi nei confronti degli alleati, ponendosi almeno come un componente di Casa Savoia, che voleva smarcarsi da un'onta recisa con l'abbandono di Roma il 9 settembre 1943, per raggiungere Brindisi.

Il Principe ereditario avrebbe voluto partecipare alla guerra di liberazione e farsi persino paracadutare nel nord Italia, ma al padre stava a cuore che suo figlio vivesse per la continuità della Corona e non venisse ucciso come la secondogenita Mafalda a Buchenwald. Non gradiva affatto i numerosi tentativi politici di attivismo politico e militare antinazista del figlio e le discussioni arrivarono ad essere furenti tra loro due: si dice fino alla rottura degli stessi rapporti affettivi.

Forse le cose sarebbero andate diversamente, almeno per lui, ma non per il padre o la madre. Cosa sarebbe potuto accadere, allora, se avesse vinto la Monarchia? Con il senno del poi si possono solo dare delle interpretazioni.

È certo che la ferma volontà politica comunista e della Resistenza partigiana condizionò fortemente le altre formazioni di partiti ed una buona parte della collettività nazionale, che probabilmente era arcistufa di ritrovarsi in un futuro con una Monarchia costituzionale, i cui nuovi sovrani avrebbero rappresentato nientemeno che la continuità di marcate responsabilità, benché nolenti, ma legate con il disciolto regime fascista.

Umberto II e Maria Josè del Belgio furono i primi che subirono le conseguenze di una vita matrimoniale fallita, sia per motivi privati, ma soprattutto per il loro diretto coinvolgimento con gli interessi di uno Stato che doveva rinascere dalla sua dissoluzione e per cui, anche se triste, meglio fu così che entrambi seguirono la loro sorte segnata, con l'esilio.

Con il Re di Maggio al Quirinale sarebbe stato molto probabilmente uno scenario disastroso per una forte, presumibile, continuità di una guerra civile, mutata solo dagli eventi che avevano posto fine ad un lungo periodo bellico, ma che avrebbero potuto far divampare un ulteriore conflitto interno, sociale conclusivi della seconda guerra mondiale in Italia, tra lo stesso popolo diviso per chi sosteneva la Monarchia e per chi la Repubblica.

(nella foto Marie Josè del Belgio e Umberto II)

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