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Lettera aperta di Cesare Battisti a Benito Mussolini, pubblicata da “L’Avanti” il 14 settembre 1914

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Trento, 9 aprile 2021. - Redazione

Pubblichiamo la lettera di Cesare Battisti a Benito Mussolini, Direttore dell'Avanti.

«Caro Mussolini, vedo in una corrispondenza romana del tuo giornale messa in burletta una eventuale guerra italo-austriaca, per liberare ... coloro che non hanno assolutamente alcun desiderio di staccarsi dall'Austria.

Io non ho, né mi arrogo, caro Mussolini, il diritto di parlare in nome di tutti gli irredenti, per quanto mi giungano da Trieste e dall'Istria voci di consentimento; ma sento di potere, di dovere anzi dire una franca parola in nome del Trentino. Il Trentino ci tiene a staccarsi dall'Austria. Se tu fossi stato lassù nei giorni angosciosi della mobilitazione te ne saresti convinto.

Avresti assistito alla partenza coatta di oltre trentamila uomini, montanari, contadini, gente abituata da preti e da poliziotti alla rassegnazione. Eppur tutti fremevano d'odio, tutti partivano lanciando all'Austria la maledizione.

L'idea nazionale – non nel senso nazionalista, ma nel senso sano ed equilibrato di difesa di un proprio patrimonio di coltura – e per reazione al Governo austriaco fattosi sempre più feroce e per l'attrazione ed il fascino esercitato dall'incontestato progresso economico d'Italia – ha pervaso tutto e tutti. Certo nel Trentino non v'è un irredentismo che negli ultimi anni abbia pensato a congiure, forme ormai superate.

Non c'era, né potea esserci finché si vedeva l'Italia legata alla Triplice, un irredentismo d'azione. Ma oggi dai campi insanguinati della Galizia e della Bosnia come dalle città e dalle valli e da ogni luogo ove siano trentini si guarda fremendo all'Italia. Un cuore italiano che vive nella fortezza di Franzensfeste, coperto della divisa austriaca, mi scrive oggi eludendo la rigida sorveglianza: 'Il mezzogiorno non si muove? Venite!' Ora è il momento in cui l'irredentismo prende forma concreta ed ha ragione di essere. Ora c'è e mette in fuga tutte le paure, le prudenze, gli interessi dei tempi andati. E c'è non in questo o in quel partito. C'è nel cuore di tutto il popolo.

Se così non fosse le stesse carceri austriache non ospiterebbero oggi, per la stessa colpa di amor patrio, e il redattore del giornale socialista Martino Zeni e il prete Mario Covi e l'organizzatore dei contadini Vero Sartorelli e non pochi liberali e nazionalisti. Se così non fosse, le città d'Italia, Milano prima fra tutto non ospiterebbero tanti profughi trentini, qui venuti sfidando infiniti pericoli. Vivono essi in trepida attesa ed in fervida fraternità; e son uomini delle più disparate classi sociali, avvocati, professori, contadini, operai, vecchi e giovani, ricchi e poveri, qui venuti nella speranza di tornare presto lassù con le armi in pugno.

Per un tacito patto essi sono fino ad oggi vissuti oscuri, modesti, senza far parlare di sé.

Io rompo oggi la consegna per gridar con loro la mia protesta, per dire ai fratelli d'Italia: 'Se l'Italia non può ricordarsi di noi, irredenti, sia. Se l'operare per la nostra redenzione dovesse recarle rovina, noi subiremo ancora il servaggio. Sia tutto questo! Dimenticateci, se volete, ma non dite che noi non vogliamo staccarci dall'Austria. È un'offesa. È una bestemmia.»

(nella foto Cesare Battisti e Benito Mussolini)

Lettera aperta di Cesare Battisti a Benito Mussolini, pubblicata da “L’Avanti” il 14 settembre 1914

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