Lun06212021

Last update08:12:51

Back Cultura e Spettacolo Arte e Cultura Storia Come morire per poco più di un acrocoro

Come morire per poco più di un acrocoro

  • PDF
Valutazione attuale: / 26
ScarsoOttimo 

Monselice, 8 maggio 2021. - di Adalberto de' Bartolomeis

Il 4 maggio di quest'anno, nella coincidenza, peraltro, della Festa dell'Esercito italiano, mi sono trovato a visitare un piccolo monte, la cui sommità non supera i 1.226 metri di altezza. Si chiama Monte Cimone di Tonezza, detto anche Monte Sacro.

Si trova tra la località di Arsiero (VI), dividendo in due bracci la Val d'Astico. A vederlo sembra poco più di un acrocoro perché non è alto. Ha pendii piuttosto scoscesi ed oggi affollati da una fitta vegetazione, un groviglio selvaggio boschivo, da cui, però compare spigolosa e sporgente la roccia dolomitica. I larici fanno da padroni, ora, in un comprensorio montuoso, dove sono fortemente visibili le tracce dell'uomo, che si è adoperato a costruire, agli inizi del secolo scorso, numerosi complessi di fortificazione, tra lunghi camminamenti, trincee, appostamenti scavati nella roccia.

Le opere di fortificazione da difesa, costruite tra il 1909 e 1913 ( ci sono le date segnate nella pietra) attestano gli evidenti presagi che di lì a qualche anno qualcosa sarebbe accaduto con il confinante austriaco. I resti di questi opere del Genio Militare sono talmente evidenti e tutti visitabili, in particolare lungo il versante sud, in quanto questo Monte era tagliato in due dal confine italiano-austriaco e per l'appunto si resero operativi allo scoppio della prima guerra mondiale, il 24 maggio 1915.

Quando si desidera unire il piacere di un'escursione come questa, calandosi nel silenzio dell'immaginazione di una storia sanguinosa, immediatamente pensi a centinaia di migliaia di soldati che sono morti, battendosi in quel conflitto immane. Solo per gli italiani, riconosciuti e sepolti nei vari cimiteri di guerra e poi, pietosamente, raccolti i poveri resti mortali nei lunghi decenni successivi al primo conflitto mondiale, i dati statistici non completi attestano un numero ancora approssimativo di oltre 650.000 militari, se escludiamo i dispersi ed i grandi invalidi, deceduti nei vari nosocomi e centri di cura. Giovani, giovanissimi, ma anche meno giovani, di leva, richiamati in servizio da tutte le regioni d'Italia che, uniti ai quadri del Regio Esercito, inclusa la Regia Marina e l'Aviazione, hanno sacrificato la loro vita per una Nazione che è doveroso chiamarla anche Patria.

Come tutte le montagne dell'altopiano e dei gruppi limitrofi, il Cimone costituì l'ultimo baluardo contro l'avanzamento delle truppe austriache durante la spedizione della primavera 1916, la Strafexpedition.

In questa fase bellica le truppe asburgiche sfondarono la resistenza sul Campomolon, sul Melignone e al passo della Vena, arrivando fino al Cimone che assieme al Caviojo, alla cima Neutra e al Cimoncello, furono ultima linea di fuoco tra i reparti italiani e quelli austriaci.

La vetta del Cimone ritornò in mano italiana, dopo numerose battaglie, grazie ad un manipolo di Finanzieri ed Alpini il 22 luglio 1916 che mantennero la posizione per tutto il conflitto.
Il 23 settembre 1916 alle ore 5.45 gli austriaci con una mina di 14.200 kg. d'esplosivo fecero saltare la vetta.

La cima del Cimone scomparve per sempre e con essa le truppe della Brigata Sele, della 136 Compagnia Zappatori del 63o Battaglione del Genio, composta da 10 ufficiali e 1118 soldati. Ancora oggi risulta evidente l'effetto devastante dell'esplosione, guardando l'avvallamento antistante alla gradinata che porta all'Ossario, eretto sulla sommità del monte e che venne costruito sopra i corpi dei sepolti nelle viscere di una montagna che a colpi incessanti di bombardamenti, cannonate, scoppi di granate, di mine e di mitragliatrici che sparavano interminabili, portarono alla Gloria del Cielo, appunto, più di 1000 soldati italiani.

Tonezza del Cimone, da oltre 100 anni, ora e per sempre, con il suo Monte è Monte Sacro. Il contegno che si deve tenere in questo luogo è quello che si addice ad un luogo tombale che racchiude le spoglie di tanti uomini, morti per una guerra di posizione e di logoramento, alternata continuamente dalla tecnica a sbalzo e piccoli assalti, in difensiva ed offensiva, per guadagnarsi una zolla di terreno e poi, immediatamente, ripiegare, ritirarsi, in un continuo "tira e molla", tra conquiste e perdite di spazi di pochi metri. E fu così che l'intero conflitto divenne una caratteristica bellica di indicibili falcidie umane su tutti i fronti. Ora si vedono ancora i resti dei reticolati, dell'arrugginito filo di ferro che all'epoca divideva quelli che furono nemici ed ora affratellati in pace nel sonno eterno.

Guardando ciò che oggi è la sommità di questa piccola montagna risulta evidente l'effetto dell'esplosione per un avvallamento antistante alla gradinata che porta all'Ossario che fu costruito proprio sopra i corpi dei sepolti nella montagna distrutta.
Il Sacrario venne inaugurato il 22 settembre 1929 dall'allora principe Umberto II di Savoia. A memoria di un massacro di vite umane sopra l'arcata che porta alla botola dove all'interno giacciono circa i resti di 1200 soldati italiani c'è una lapide che riporta la seguente scritta scolpita nella pietra: SEPOLTI DA MINA NEMICA QUI DORMONO 1000 FIGLI D'ITALIA XXIII SETTEMBRE MCMXVI.

Numerosi sono gli accessi dal fondo valle: i sentieri 541, 542, 544 superano tutti, da vari punti, l'erto versante sulla verticale del Cimone per poi confluire sotto il Caviojo e proseguire verso la cima Neutra e la vetta del Cimone.
Sono tutti sentieri con importante valore storico perché percorsi dalle truppe italiane durante il conflitto.

Ma ancor più suggestiva ed interessante è la strada degli Alpini: un singolare percorso realizzato prima del 1910 da reparti delle truppe alpine sul versante occidentale del monte Cimone per proteggere la linea del fronte e di confine.

La partenza è da "Case Pierini", raggiungibili deviando a Nord Ovest dalla strada Arsiero-Posina, dopo la chiesa di San Rocco. Si sale per alcuni tornanti che ho sopra indicato, fino ad incontrare una strettoia, chiamata bocchetta Vangelista. Il sentiero procede regolare superando alcuni baiti, fino a raggiungere l'entrata di una galleria scavata attraversando il monte per 450 metri, con pendenze che superano, tra molti gradini divelti e corrosi dal tempo e dalla natura, pendenze tra i 70 ed 80 gradi a salire, dove l'uscita porta su un grande spiazzo chiamato piazzale degli Alpini. Le indicazioni, poi, indicano ad Est-Nord-Est una trincea austriaca ben ricostruita ed una mulattiera che porta all'ingresso di una spianata, punto di osservazione sui due versanti della biforcazione della Valle d'Astico, con l'imponente monumento dell'Ossario. Peccato che non abbia notato nessuna bandiera italiana issata sulla guglia del monumento a memoria di quei Figli d'Italia.

(nella foto Monte Cimone di Tonezza)

Come morire per poco più di un acrocoro

Chi è online

 242 visitatori online