In giro per il Friuli: Luigi Sbaiz, eroi da non dimenticare

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Sergente del Battaglione bersaglieri Goito morì all'ospedale da campo di zona di Poggio Scarno il 21 aprile 1945

San Giorgio di Nogaro (UD), 5 giugno 2021. – di Claudio Taverna

Luigi Sbaiz di Muzzana del Turgano (UD), classe 1918. Chiamato alle armi il 5 aprile 1939 presso il 3º Reggimento bersaglieri, partecipò nel 1940, alla Battaglia delle Alpi Occidentali contro la Francia.

L'anno successivo venne impiegato sul fronte jugoslavo. Integrato nel CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) si distinse in varie operazioni militari. Rimpatriato a causa di un congelamento nel 1942, venne trasferito nel LXXV battaglione bersaglieri Ciclisti di stanza in Sardegna.

Dopo l'armistizio venne assegnato, con il grado di sergente, al Battaglione bersaglieri Goito del Regno del Sud, partecipando alle operazioni militari nella Penisola al fianco degli Alleati.
Il 19 aprile 1945 a Poggio Scanno, presso Bologna, alla guida di un'unità di Arditi, una scheggia di granata gli ferì gravemente una gamba. Chiese ad un commilitone di imputargli l'arto e agitando il piumetto incitava i soldati all'attacco.

Il 21 aprile, quando i bersaglieri entravano per primi nella Bologna appena liberata, Luigi Sbaiz spirava all'ospedale da campo.

Ecco la motivazione della medaglia d'oro.

Luigi Sbaiz, Sergente - Fanteria - Reggimento fanteria speciale «Legnano », battaglione bersaglieri « Goito»

Alla memoria, con la seguente motivazione:

«All'inizio di un attacco contro una munita posizione nemica, rimaneva ferito ad una gamba. Con sereno stoicismo, mentre cercava di riordinare la sua squadra, estraeva il pugnale, e dopo averlo tentato egli stesso, ordinava ad un bersagliere accorsogli vicino di recidergli l'arto maciullato. Sfuggito a chi lo voleva soccorrere, strisciando sul terreno sotto il rinnovantesi tiro di artiglieria, ricuperava il proprio piumetto e, dopo averlo baciato, lo agitava rincuorando con nobili e serene parole i bersaglieri di altri reparti che stavano per scattare anch'essi all'attacco. Sfinito per la perdita del sangue, consentiva di essere trasportato al posto di medicazione solo dopo aver raccomandato i propri uomini al comandante di battaglione. Il gesto leggendario, compiuto in un momento in cui la strage prodotta dal fuoco nemico era stata fulminea, è stato per tutti i bersaglieri il fulcro della leva che permise e rese brillante il proseguimento dell'azione. Prossimo a morire, perfettamente cosciente del proprio stato, dopo avere sopportato due successivi atti operatori con stoica fierezza, tanto da suscitare l'ammirazione dei sanitari, chiedeva di non essere separato dal suo piumetto, simbolo per lui, di tutta la sua nobile vita di soldato. Zona di Poggio Scanno (Valle Idice), 20 aprile 1945.» (https://www.quirinale.it/onorificenze/insigniti/14599 )

All'Eroe fu intitolato una Scuola elementare a Muzzana del Turgnano, suo paese natale e ad Udine una via. Sino al 1996, portava il nome del valoroso bersagliere una caserma di Visco (Udine) Il Comune di Muzzana del Turgnano Gli eresse un Monumento (nella foto). Il 4 novembre 2015, nel plesso scolastico di Muzzana è stata scoperta una targa che Lo ricorda.

(nella foto Luigi Sbaiz)

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