Pulizia etnica: nelle Foibe non sparirono solo italiani

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Monselice, 1 luglio 2021. - di Adalberto de' Bartolomeis

In Slovenia sembra che ora stia per rompersi il cosiddetto "vaso di Pandora", ovvero, emergano sempre più le atrocità fatte dai comunisti titini che dal 1941 fino ad anni che non si sa, abbiano, anche loro adottato sistemi di eliminazioni di massa, di persone, con le foibe e quanto poteva rendersi "utile" per la causa ideologica, di una parallela "soluzione finale", di cui i nazisti ne furono "maestri", conosciuti, molto rapidamente, per lo sterminio, principalmente degli ebrei.

Di recente, sembra che, il 4 giugno 2021, da fonti che provengono dall'Unione degli Istriani, sia stato presentato a Lubiana il quinto rapporto della Commissione di Stato per lo scoprimento di centinaia di fosse comuni, dove in una relazione di uno storico e presidente di questa Commissione d'indagini, il signor Joze Dezman avrebbe affermato che nella ex Jugoslavia sia stato compiuto il più atroce massacro della storia di una Nazione che per decenni fu retta dal presidente delle repubbliche socialiste balcaniche, fino al 1980, dal famigerato Maresciallo Josip Broz Tito.

Mentre il Presidente di questa commissione statale avrebbe affermato che sono ancora allo studio oltre 700 foibe e fosse comuni contenenti salme di soldati e civili uccisi dai partigiani comunisti sloveni, a partire dall'anno 1941, quando, di fatto, i territori estesi in tutta la Dalmazia erano occupati dalle forze armate dell'Asse. Il Dezman avrebbe precisato sotto il profilo storico ciò che avvenne sia in territorio sloveno e sia in territorio croato, denunciando pure la contrarietà di molti politici ed amministratori locali ai lavori di scavo, nel rifiuto di volere dare una sepoltura cristiana delle ossa di migliaia di persone, per le quali non c'è fine ai continui ritrovamenti dei resti umani.

"In Slovenia siamo ancora al punto in cui il diritto ad una tomba ed a un memoriale per tutte le vittime è messo in discussione", dice Dezman. "L'esempio più limpido è quello di Lubiana, dove ci sono politici attuali che, incredibilmente, si oppongono alla realizzazione di monumenti e lapidi per i nostri connazionali, cioè vittime slovene del terrore comunista sloveno (domobranzi, belogardisti, etc), vietando che nel cimitero di Žale vengano sepolti cristianamente i resti delle ultime esumazioni (in totale quasi 600 scheletri)".

Sempre lo storico di carica statale ha voluto anche sottolineare le efferatezze che avvennero sul territorio sloveno. Riporto ciò che questo incaricato dallo Stato sloveno avrebbe detto, sollevando, e qui siamo alla follia dell' assurdo, un vespaio tra negazionisti e gente ancora ideologicamente nostalgica a Tito.

"Il sanguinoso terrore comunista non iniziò, come si può erroneamente pensare, nel 1945. Il 16 settembre 1941, il Partito Comunista di Slovenia (ZKS) decise che il Comitato di Liberazione Nazionale Sloveno (Osvobodilna fronta) da esso istituito fosse l'unico a rappresentare, organizzare e guidare la nazione slovena nella lotta contro l'occupante il suo territorio e, secondo quanto venne stabilito, qualsiasi partigiano poteva uccidere sul posto chi catturava con un'arma in mano che non appartenesse all'ZKS ed il CKC ( Unioni Federative della Lega dei Comunisti di Jugoslavia) per cui si sono quindi appropriati violentemente e completamente illegalmente della rivolta contro l'occupante e dalla presa del potere, che poi hanno iniziato ad attuare in modo violento".

Avrebbero istituito in quell'epoca il "Security Intelligence Service" (SOVA). Si trattava di una formazione armata di partito segreta, fondata nell'agosto del 1941 e operante all'interno del ZKS e CKC. Il suo compito era quello di rintracciare e distruggere i veri e presunti oppositori del Partito Comunista e del movimento partigiano. Nel breve periodo 1941-1942, soltanto i membri del SOVA hanno liquidato almeno 941 persone nella sola Slovenia". Continua: "nei mesi di maggio, giugno e luglio 1945, subito dopo la guerra, l'OZNA ( Dipartimento per la Protezione del Popolo - parte dei servizi segreti militari jugoslavi- polizia politica e controspionaggio) organizzò ed eseguì le più esecranti uccisioni nella storia delle nazioni jugoslave", ha denunciato e rimarcato ancora Dežman. "Fu un genocidio organizzato contro sloveni, croati, serbi e membri di altre nazioni dell'ex stato comune catturati, nonché contro le minoranze che vivevano sul territorio di quel paese in quel momento.

Terrore rivoluzionario con la dottrina della "lotta di classe", che è il fondamento dell'ideologia comunista. Senza processo, civili e soldati, donne e bambini furono massacrati. La nazione croata ha subìto il maggior numero di vittime. Nella sola Slovenia ci sono oltre 700 cimiteri per massacri avvenuti nel dopoguerra e con circa 100.000 vittime, mentre in Croazia più di 900 cimiteri annoverano circa 90.000 persone uccise". Un mio ex collega, ora in pensione, che qualche anno fa era Addetto Militare a Zagabria e poi a Lubiana, mi riferisce che il Ministero della Difesa croato, congiuntamente a quello sloveno gli fecero avere due grossi volumi di documenti editi dai due governi, con riportati i dati relativi alle ubicazioni, foto aeree, foto di droni ed un numero abnorme di gente uccisa e ritrovata in 600 fosse comuni in Slovenia.

La cifra si aggirava più di dieci anni fa a 120.000 cadaveri la cui identità non è mai stata accertata. Mentre si trovava in servizio tra le due capitali, sempre il collega mi riferisce che venne scoperta una fossa comune con circa 20.000 cadaveri e dalle sue annotazioni scrisse che "quei poveretti, uomini, donne e bambini vennero murati vivi, dopo essere stati denudati per impedire il futuro riconoscimento (consci di ciò qualcuno ingerì le fedi in modo da poter essere identificato...) e lasciati morire di fame". Inviò una serie di rapporti allo Stato Maggiore Difesa italiano per segnalare che non ci fu distinzione di nazionalità tra gli uccisi, infoibati o trovati in fondo al mare o sparsi nel terreno, dove era inimmaginabile sapere che vaste aree sono tutt'ora dei cimiteri aperti, ma totalmente sconosciuti.

Si sa solo che il compimento dei genocidi aveva nazionalità eterogenea, per cui finivano nelle fosse comuni tedeschi, italiani, istriani, sloveni, croati, eccetera. Un dato certo, per avvalorare quanto, già a distanza di oltre 76 anni lo Stato sloveno, in particolare, stia prendendo coscienza di chi erano e cosa fecero chi, per nazionalità e lingua simile, li precedeva, fu che la maggior parte di tanta gente venne eliminata dopo la conclusione delle ostilità, ma non è dato sapere fino a quale anno, sempre dopo la seconda guerra mondiale. Conclusione: Chissà quanti resti umani ci siano ancora sparsi, un po' dappertutto, a questo punto, in quei territori che, ovviamente, non si possa ancora sapere! Insomma, alla politica nazista del Terzo Reich verrebbe da dire che i titini ed i partigiani comunisti l'avrebbero "solo" imitata, perpetrando eccidi di massa!!! Genocidi avvenuti che purtroppo sembra siano stati commessi per anni ed anni, "placidamente", senza sosta. Tanto, la guerra era finita, per cui, anche dopo il Trattato di pace del 1947 chi mai andava ad azzardarsi a mettere il naso in uno Stato appena formato e salito, pure lui, sul cosiddetto "carro dei vincitori"? Ognuno badava alle proprie "gatte da pelare", come Nazione, anche perché c'era da ricostruirla, non solo un'Italia, ma un'Europa...

(nella foto il Maresciallo Josip Broz Tito)

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