9 agosto 1918, una leggenda

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Monselice, 6 agosto 2021. - di Adalberto de' Bartolomeis

Alle 9.15 del 9 agosto 1918 Gabriele D'Annunzio, con una squadriglia di sette aerei SVA-Ansaldo, solo il suo, costruito a biposto perché il Vate potesse fungere da copilota, arrivò in formazione sui cieli di Vienna.

Fu un volo simbolico che avrebbe avuto carattere strettamente politico e dimostrativo. Veniva precisato, difatti, nel "briefing" con tutti i piloti, nel Castello di San Pelagio, in provincia di Padova, che "è quindi vietato recare qualsiasi offesa alla città".

Il volo di Vienna venne pianificato nei dettagli nelle stanze del suddetto castello, nei pressi della località Due Carrare ( PD) ed il campo vicino fu preparato apposta per la grande partenza. L'ordine di operazione n. 69, fatto pervenire il 29 luglio 1918 al comando della Squadriglia, definiva tempi, modalità e rotta del volo, compresa la velocità di crociera di 160 km. orari. Non fu un'impresa facile, ma il Poeta era determinato. Dopo alcuni tentativi falliti, il 2 agosto e l'8 agosto, quel fatidico 9 agosto undici Ansaldo S.V.A. si alzarono in volo.

Solo sette arrivarono nella città austriaca. Uno, per avaria riuscì a tornare indietro, l'altro dovette planare ma il pilota non visto dal nemico, rientrò incolume. I sette biplani da caccia giunsero nella capitale austriaca e lanciarono migliaia di volantini che occuparono in caduta gli spazi del centro storico della città, tra la cattedrale di Santo Stefano e la piazza del mercato Graben.

La grande impresa doveva segnare marcatamente l'invito di resa da parte del vecchio impero austro-ungarico nei confronti dell'Italia, dopo la battaglia del solstizio, combattuta tra il 15 -24 giugno dello stesso anno sul Piave ( seconda battaglia sul fiume) e vinta dalle forze armate italiane. Quel 9 agosto 1918 rappresenta una data che nella storia d'Italia, ma anche all'estero, sulla prima guerra mondiale, divenne leggenda.

9 agosto 1918, una leggenda