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"Savoia caricat!"

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Monselice, 25 agosto 2021. - di Adalberto de' Bartolomeis

Il 24 agosto 1942 avvenne un fatto d'arme epico, in Russia. Desidero, con questo scritto, ricordare, in breve, gli eventi di quella battaglia. Fu una carica a cavallo, di soldati italiani del Regio Esercito appartenuti all'Arma di Cavalleria.

Si scontrarono con forze regolari dell'esercito sovietico. Siamo ad Isbuschenskij, località russa, su di un ansa del Don. Qui il 24 agosto 1942 il Reggimento Savoia Cavalleria (3"), forte di 700 Cavalieri, aveva posto il campo per la notte e si preparava a riprendere la marcia nel contesto che prevedeva che tutto il Raggruppamento Truppe a Cavallo (comprendente anche il Reggimento Lancieri di Novara ed il Reggimento Artiglieria a Cavallo "Voloire"), si muovesse a tamponare la massiccia controffensiva sovietica scattata il precedente 20 agosto.

I russi, passato il Don, avevano infatti travolto la Divisione di fanteria Sforzesca. Nella notte però tre battaglioni dell'812º Reggimento di fanteria siberiano, composto da circa 2.500 soldati e facente parte della 304ª Divisione di fanteria avevano preso posizione in semicerchio, a circa un chilometro dall'accampamento italiano, trincerandosi in buche fra i girasoli che li occultavano alla vista delle nostre sentinelle.

Prima di muoversi venne però inviata in avanscoperta una pattuglia che si accorse del nemico. Ai colpi sparati da parte degli esploratori del Reggimento i sovietici risposero con un intenso fuoco di mitragliatrici e mortai che investì in pieno il quadrato italiano. I militari italiani, a loro volta, aprirono il fuoco con gli obici delle batterie ippotrainate delle "Voloire".

Il Colonnello Comandante di Savoia Cavalleria Col. Alessandro Bettoni Cazzago mandò il 2º squadrone a caricare il fianco sovietico, mentre frontalmente fece avanzare il 4° squadrone, il cui Comandante, il Capitano Silvano Abba (Medaglia d'Oro al Valor Militare) verrà falciato da una raffica di mitra.

I russi, per la maggior parte sbandati, avevano però ancora alcuni nuclei di fuoco che opponevano un'accanita resistenza ed è così che si decise di impegnare anche il 3° squadrone. La carica, in cui rimasero uccisi tra gli altri il Maggiore Alberto Litta Modigliani ed il suo aiutante, il Sottotenente Emilio Ragazzi (entrambi decorati alla memoria) spezzò definitivamente la resistenza del nemico.

Le perdite del Reggimento furono molto contenute (32 Cavalieri morti, dei quali 3 Ufficiali, 52 feriti, dei quali 5 Ufficiali ed un centinaio di cavalli). I sovietici ebbero 150 morti e circa 600 prigionieri.

Furono catturati 4 cannoncini, 10 mortai, una cinquantina tra mitragliatrici ed armi automatiche. Per l'incredibile coraggio dimostrato, venne conferita al Reggimento la Medaglia d'Oro allo Stendardo, oltre a numerose decorazioni (due Medaglie d'oro alla memoria, due Ordini Militari di Savoia, 54 Medaglie d'Argento, 50 Medaglie di Bronzo, 49 Croci di Guerra e diverse promozioni per merito di guerra sul campo) ad Ufficiali e Cavalieri particolarmente distintisi nella gloriosa Carica che ha avuto come risultato "l'allentamento della pressione dell'offensiva russa sul fronte del Don, che consentì il riordino delle posizioni italiane e la salvezza di migliaia di soldati dall'accerchiamento".

Il coraggio dimostrato venne altrettanto riconosciuto anche dall'alleato tedesco, notoriamente non propenso a riconoscere meriti sul campo ai soldati italiani. Con una frase celebre che entrò anch'essa nella Storia eroica di quanto furono capaci di contrastare tutti i nemici, valorosi militari italiani, durante la seconda guerra mondiale, alcuni Ufficiali germanici che avevano assistito alla carica dissero: "queste cose non le sappiamo più fare". È riservato, perciò, tanto Onore ai nostri Caduti che vennero inviati in Russia, male armati e ancora con il cavallo, retaggio di un utilizzo non solo risorgimentale, ma ultra millenario.

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