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“Gli arditi del mare” di Edmondo Turci

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Ricordi di un marinaio motorista"Mas" in origine era la sigla di "Motobarca armata Svan", e solo in un secondo tempo gli venne attribuito il significato "Motoscafo anti-sommergibili"Un marinaio ne trasse "Motum animat spes", e il D'Annunzio "Memento audere semper"

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Verona, 16 novembre 2018. - recensione di Sergio Stancanelli

Questo libro, a suo tempo (1933-XII) stampato in un numero limitato di copie (il mio esemplare – privo della pag.5/6 dove trovava posto una dedica autografa – reca n°422), è oggi di difficile reperimento e di mia recente acquisizione presso un antiquario di Rivalba torinese. "Gli arditi del mare", sottotitolo "Ricordi di un marinaio motorista" (212 pagine, con 11 fotografie fuori testo, edizioni Ardita, Roma, III numero della collana "La guerra sul mare", oggi euro 35), rievoca alcune gloriose imprese dei mas durante la prima guerra mondiale, precisamente quelle a cui partecipò l'autore, che narra in prima persona. Tra le fotografie, particolarmente emozionale è quella che riprende D'Annunzio intento a leggere a Costanzo Ciano e agli equipaggi dei tre Mas che compiranno l'impresa il testo da lui approntato per essere rilasciato nelle acque di Buccari, e l'altra che ritrae Ciano, Rizzo e D'Annunzio al ritorno dall'aver compiuto la beffa.

Sin dalla prefazione non si può che ammirare un umile motorista il quale, sul piano linguistico, scrive meglio di celebrati scrittori. Non meno competente appare, ovviamente, sul piano tecnico, per lo meno sino a quando, nell'ultimo capitolo, poche pagine prima della fine del libro, incredibilmente ed inspiegabilmente scrive che "Grillo", "Locusta", "Cavalletta" e "Pulce" erano piccoli barchini «da otto tonnellate di stazza ». Scritto nel 1933, quindici anni dopo la fine della guerra, il libro è dedicato «ai caduti della Grande silenziosa», e l'autore si dimostra preveggente quando scrive che «la nostra gioventù, superbamente inquadrata, sente piena la potenza della Patria condotta verso destini imperiali da Benito Mussolini»: di tre anni appresso sarebbe stata la fondazione dell'Impero. Il contenuto del libro vien precisato dall'autore nella prefazione: «Mi limito alla narrazione delle azioni a cui ho partecipato personalmente e a tutte quelle effettuate dalla 1ª squadriglia mas – Basso Adriatico e flottiglia – Alto Adriatico, accennando solo brevemente all'affondamento delle tre corazzate austroungariche – "Wien", "Viribus unitis" e "Szent Istvan" – per lasciare la parola ai protagonisti di tali imprese».

Partendo dall'atto di nascita dei mas, l'autore conduce seco il lettore per assistere agli affondamenti di navi "Lokrun", "Galizia" e "Serajevo", all'attacco a San Giovanni di Medua, al forzamento del canale di Fasana e all'attacco contro Durazzo, all'attacco di Cortellazzo dove si distinse l'ardire di Costanzo Ciano, e ad altre azioni e missioni sino alla beffa di Bùccari, all'affondamento del "Bregenz", a quelli delle tre corazzate, ed infine all'impresa del "Grillo", cui prese parte il motorista Milani, con cui il lettore s'incontra più volte, del quale e della moglie qui in Verona, in via Tonale dove abitavano, negli anni '70 sarei stato più volte ospite a cena.

«Nel 1914 – scrive l'autore – l'insuccesso conseguito dalle flotte inglese e francese nel tentativo di forzamento dei Dardanelli, suggerì ad Attilio Bisio, direttore del cantiere navale di Venezia, l'idea che, se invece che navi da battaglia, fossero state impiegate piccole e veloci imbarcazioni, offrenti poco bersaglio e con pescaggio minimo, sarebbe stato possibile violare lo stretto e raggiungere le navi nemiche ancorate nell'interno. Nacque così, nel cantiere navale Svan veneziano, il primo autoscafo armato, battezzato col nome "Motobarca armata Svan", Mas.» «Il 1915 trascorse in preparativi febbrili, ma solo verso la fine dell'anno vennero inviati da Milano a Venezia i motori, scortati da un marinaio motorista, lo scrivente.» «Giunsero poi altri motori, e allestito anche il Mas n°2 le prove si susseguirono ininterrottamente.» «Già i sommergibili tedeschi infestavano i mari» e «per garantire l'incolumità ai convogli che trasportavano rifornimenti e truppe» «in gran fretta vennero allestiti i Mas 3, 4, 5, 6 e 7, armandoli con un cannone da 57, con tre mitragliatrici e con alcune bombe da getto.» Il nome venne così a significare "Motoscafo anti sommergibili". «Il motoscafo armato di cannone non conseguì grandi fortune: fu il comandante Ciano a suggerire di armare i Mas con siluri adottando una coppia di tenaglie applicabili sui fianchi, e l'idea venne messa in atto da Gennaro Pagano di Melito. Col passaggio da cannoniere a siluranti le minuscole imbarcazioni si rivelarono un mezzo prodigioso.» Fu poi Gabriele D'Annunzio, durante la navigazione verso Bùccari, ad inventare il motto «Memento audere semper». Il recensore aggiunge che a ciò il poeta fu sollecitato dal fatto che un marinaio, del quale mi dispiace non ricordare il nome, aveva scritto su una tavoletta un'altra interpretazione della sigla: «Motum animat spes».

«La prima squadriglia di Mas venne costituita nel gennaio 1916 e, al comando del tenente di vascello Alfredo Berardinelli, inviata da Venezia nel basso Adriatico.» Segue la narrazione degli episodi già menzionati e di altre uscite che non conseguirono pari successo, avvenuti nel 1916 le notti del 5/6 giugno, 3/4 luglio, 24/25 luglio, 1/2 novembre, 1/2 agosto, nel 1917 i giorni 11 febbraio e 16 novembre, nel '18 le notti 12/13 e 15/16 maggio, alba del 10 giugno. Tra i nomi dei coraggiosi, alcuni dei quali raggiungeranno il grado di ammiraglio, voglio ricordare Cavagnari, Pignatti di Morano, Arturo Ciano (fratello di Costanzo), Andrea Ferrarini, Profeta De Santis, e Luigi Rizzo, due medaglie d'oro, che più volte quand'ero bimbo il mio papà mi indicò quando lo incontravamo per le strade di Genova; ovviamente senza citare il sempre sovrintendente ammiraglio Thaon di Revel.

Da correggere in pag.126 «... i Mas si diressero alla testata Nord»: il Mas è uno solo, il "Mas 20", accompagnato dalle torpediniere "41 P.N." e "58 O. L.". Vanno rilevati una punteggiatura da revisionare, accenti gravi in luogo di acuti, qualche refuso («vediamo venire verso le passerelle galeggianti », pag.29; «se scoperto chi sà quale fine avrebbe fatto», 31; «salutarno il partente due colpi di cannone», 82; «Con due pertiche, l'una di 6 metri, l'altra di 50», 127; «Un violento temporale li sorprendente », 129; «tre bottiglie sugellate e coronate», 149; «equipaggio formata da un capitano di corvetta... », 204-5); i soliti nomi propri scritti minuscoli («sole», «luna») e viceversa («Rada»); l'impiego della preposizione di da eliminarsi («ribattezzato col nome di "Pietro Calvi"», pag.24; «giudicano opportuno di lasciarlo in pace», 50; «puntata la prora su di un gavitello», 128; «lo scafo minaccia di incendio», 134; «riteneva temerario di entrare dal canale della Faresina», 148); verbo al plurale con oggetto al singolare («L'apparizione delle corazzate e dei caccia ne furono sicuro indizio», 125).

Ed anche errori propriamente di grammatica («Dopo aver visitata la tettoia», pag.20; «durante il tempo che l'azione si svolgeva», 73; «che però di vecchiaia non vogliono sentirne parlare», 85; «ha lanciati entrambi i siluri», ivi; «Si assicura che non sostengono ostruzioni», 127; «ne sente un' altro sott'acqua», 128; «dopo aver compiuta una magnifica missione», 129; «avevano messa in pericolo anche la pretesa invulnerabilità... », 137; «... avevano posta una taglia sul loro nemico capitale», 143; «dovevamo compiere una pericola missione, ma quale nessuno lo sapeva», ivi; «le marcie », 156; «ha aumentata la velocità», 175; «credo che si sia tirati i baffi», 192; «"Grillo", "Pulce", "Cavalletta" e "Locusta" sono comandate da quattro valorosi ufficiali», 196; «che sanno qual' è il loro compito», 201). Numerosissimi refusi sono stati corretti, a penna, da un precedente lettore. Trovo il termine inconsueto «giocarellare» e, per la prima volta, sin dalla prima riga della prefazione, in questo libro vedo chiamati «Masisti» gli uomini dei Mas.

“Gli arditi del mare” di Edmondo Turci

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