“La marina da guerra” di Ubaldo degli Uberti

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L'ammiraglio condanna le portaerei ed esprime la velocità delle navi in «nodi all'ora»!

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Verona, 24 novembre 2018. - recensione di Sergio Stancanelli

Acquistai in Genova quando ero ragazzo un esemplare di questo volume, che scomparve un decennio appresso nel furto della mia biblioteca in Trieste. Non ne ho mai rintracciato un altro su una bancarella dell'usato o presso un rivenditore o sul catalogo di un antiquario, ma – era il novembre 1981, condussi con me l'amico pittore Mario Miollo nel teatro Filarmonico, e ne ebbi in dono un esemplare, che mi disse era stato di proprietà di suo padre.

Privo di una tavola fuori testo a fronte del frontespizio, questo "La marina da guerra" (editrice Adriano Salani, Firenze, collana "Conoscere", II edizione, luglio 1940-XVIII, rilegato, pagine 222) ne conserva nell'interno altre 14, contenenti 27 fotografie, ovviamente in nero, tra cui alcune della nostra bella "Littorio", della "Cavour" e della "Cesare", degli incrociatori "Fiume" e "Bolzano" e del cacciatorpediniere "Camicia nera". Il testo, opera del capitano di vascello Ubaldo degli Uberti, dopo una introduzione sul potere marittimo e i suoi fattori, è articolato in sette capitoli che trattano gli strumenti per la navigazione, l'evoluzione dal vascello alla corazzata, la gerarchia delle nazioni, le artiglierie, le armi subacquee, i sommergibili, le principali flotte del mondo.

Il testo è scritto con pressapochismo sul piano letterario e senza preoccupazioni stilistiche. Altra cosa ovviamente è la competenza tecnica sull'argomento. «E'», ho scritto, per quanto dovrei invece scrivere «dovrebbe essere»: in pag.34, paragrafo "Le batterie corazzate a Kinburn", incredibilmente si legge «... macchine a vapore che imprimevano velocità dell'ordine di 3 o 4 nodi all'ora ». «Nodo» significa miglio all'ora, e parlare di nodi all'ora denota con prepotente evidenza una incompetenza che nel caso d'un autore ufficiale di marina lascia sbalorditi ed increduli. A proposito delle "Navi portaerei" il comandante degli Uberti, nel frattempo divenuto ammiraglio, non perde occasione per dichiararne, in uno con il parere dei colleghi del Comitato progetti navi, la inopportunità. Il precedente lettore del libro, spietatamente con pennarello rosso, ha annotato: «Balle!!! I fatti ti hanno dato torto, ammiraglio!».

A proposito dello speronamento, attuato non più col rostro bensì con la prora (pagg.69/71), quanto l'autore descrive si sarebbe verificato da lì a poco con l'affondamento del sommergibile inglese "Oswald" da parte del cacciatorpediniere italiano "Vivaldi". In una premessa l'autore ringrazia i contrammiragli Bruto Brivonesi e ing. Maurizio Ghe, il signor Nello Sarperi e il tenente prof. Giovanni Fornaciari per gli innumerevoli disegni e diagrammi inclusi nel volume. Nel testo si riscontrano errori di grammatica («... un uomo che abbia quasi dimenticata la sua persona materiale», pag.68) oltre che d'ortografia («sole», «luna»,«terra») e di accentazioni («perchè»), nonché refusi («obblighiamo» invece che applichiamo, pag.19; «spostata» in luogo di sprecata, pag.30).

“La marina da guerra” di Ubaldo degli Uberti