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Massimiliano Alberti incanta (ancora una volta) con il suo romanzo “La piccola Parigi”

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Trento, 18 gennaio 2021. – di Chiara D'Incà*

Sarà per il suo ambiente cosmopolita, oppure per gli affascinanti edifici d'influenza asburgica, o ancora per i diversi volti che colorano questa meravigliosa città: Trieste è una realtà unica nel suo genere e, perdendosi tra le sue viuzze, è possibile ritrovarsi in una vera e propria favola.

Ed è proprio esplorando una parte del Capoluogo Giuliano che Massimiliano Alberti (1) ha ideato la sua nuova opera, "La Piccola Parigi": un romanzo inedito che racchiude al suo interno emozioni forti, crescita, amore e animali.

Ne abbiamo parlato con l'autore, scoprendo alcuni punti salienti custoditi all'interno del suo lavoro e tutto il microcosmo che ruota attorno a "La Piccola Parigi".

La professione di scrittore: quando ha capito che questa sarebbe stata una delle strade della sua vita?

Lavorando molto in trasferta negli hotel, mi sono messo a leggere tantissimo, sin quando ho provato a metter su carta qualche pensiero.
In seguito mi sono iscritto a dei corsi di scrittura a Milano, per poi vincere poco dopo un concorso letterario nel 2012.
In quel momento ho capito che potevo provare a creare qualcosa: ed è proprio da questa consapevolezza che è nato poi il primo romanzo

Quali sono i suoi punti di riferimento nella sua formazione come scrittore?

Io adoro Erich Segal, nel libro "The Class", poi sicuramente anche Francis Scott Fitzgerald e Oscar Wilde.
Mentre, parlando di autori contemporanei, adoro "Il bar delle grandi speranze" di J. R. Moehringer, oppure Robert McLiam Wilson con "Eureka Street".

E sono stili che si ritrovano nel suo modo di scrivere?

Diciamo che le copiature non vengono mai bene, quindi no.
Loro mi hanno emozionato per il modo in cui scrivono: non tanto nel loro stile quanto per il brio che trasmettono grazie a trame e dialoghi unici.
Abbiamo vissuto in questo 2020 un momento davvero complesso, sotto ogni punto di vista: in veste di scrittore, questo periodo pandemico è stato un momento prolifico o di arresto?
Assolutamente prolifico!

Da dove nasce "La Piccola Parigi"? Si tratta di un'opera nata proprio quest'anno?

No, è un'opera a cui lavoro da 2 anni.
Parla di una zona di Trieste di cui mi sono innamorato: "La Piccola Parigi" infatti prende il via dall'alta Via Giulia, sino ad arrivare in Via Zanella.
In questi posti ho fatto delle interviste, ho conosciuto molte persone ed estrapolato varie storie, creando poi questo romanzo a cui tengo particolarmente.

Che genere di pubblicazione è e come si struttura?

Si tratta di un romanzo unico, suddiviso in tre capitoli.
Una tripartizione molto interessante perché si assiste ad una vera e propria evoluzione del personaggio: partendo dal bambino, si passa poi all'adolescente e infine all'adulto.
Una crescita in tutti i sensi, sia nell'amore, sia nella amicizia, sia nel rapporto genitore e figlio.
Essendo poi ambientato negli anni Novanta, si ha anche un rapporto culturale tra essere umano e animali, in questo caso i gatti.

Parte dei diritti d'autore derivanti dalla vendita di questo libro saranno devoluti in beneficienza a "Il Gattile" di Trieste. Come mai questa scelta? Qual è il legame tra 'La Piccola Pargi' e questa realtà?

Tre anni fa ho preso una gattina presso "Il Gattile" di Trieste e da lì sono entrato in amicizia con il mio caro amico, purtroppo scomparso di recente, Giorgio Cociani.
Con lui parlavamo molto di arte, cultura e, ovviamente, letteratura; e durante la stesura del libro notavo che, capitolo dopo capitolo, c'era sempre questo gatto che influenzava determinate scene e idee.
Una figura non molto presente, ma cucita alla trama in modo indelebile.
Giorgio Cociani ha inoltre firmato la postfazione e insieme abbiamo deciso di donare parte dei diritti d'autore a "Il Gattile" per aiutare questi gattini, senza lasciarli allo sbando in giro per la città.

Un richiamo agli animali che compare anche sulla quarta di copertina...

Sulla quarta di copertina è infatti presente un gatto: questo è molto interessante perché, l'ultima volta che sono andato a Parigi ho trovato a Montmartre, nota collina della zona nord della città, questo felino disegnato sulle mura delle case, con la firma dell'artista che lo aveva prodotto. Quando sono tornato a Trieste ho cercato l'autore di quelle immagini e, dopo averlo trovato, mi ci sono messo in contatto.
Dopo il suo nullaosta ho deciso di mettere proprio questo suo gatto sulla quarta di copertina, parlandone anche tra le pagine del romanzo.
Sarebbe bello che da Montmartre arrivasse anche sulle case restaurate di Trieste, sarebbe una novità molto interessante.

Una unica di questo suo nuovo progetto è sicuramente la prefazione di Brigitte Bardot...

Cercavo una persona che potesse aiutarmi a portare avanti questo progetto come prefazione e il mio amico Alberto Panizzoli mi ha esortato nel provare a contattare Brigitte Bardot, siccome è celebre per aver aiutato molto gli animali e le campagne in loro favore.
Ho parlato quindi con il suo consulente letterario, Francois Bagnaud, che ha filtrato la proposta all'attrice, che poi ha messo il suo 'approved' su quella che poi sarebbe stata la pubblicazione di questo libro.

Dopo questa pubblicazione ha in programma nuovi lavori, quali sono i suoi progetti futuri?

Assolutamente. Ho in programma nuovi lavori: ad oggi sto cercando di capire quale idea sviluppare, perché ne ho 4-5 in serbo, ma penso che ricomincerò a scrivere con il nuovo anno.
In questi ultimi mesi del 2020 mi prendo una pausa di lettura.[Massimiliano Alberti nasce a Trieste nel 1979.

(1) [Non ancora finito di terminare gli studi universitari, viene assunto in una delle aziende più importanti nel mondo del caffè.
Nipote dello scultore Tristano Alberti, questa influenza artistica lo porta ad affinare la sua scrittura, dando poi vita alle sue opere letterarie]

* da Triesteoggi.news

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