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Un giornalista e scrittore che vedeva lungo

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Monselice, 7 luglio 2021. - di Adalberto de' Bartolomeis

Se n'è andato, anche lui, in punta di piedi, come del resto, stanno continuando a lasciare questa vita terrena altre persone di nota conoscenza pubblica.

È morto un grande giornalista del '900, uno studioso, non accademico, Angelo Del Boca, scrittore di molti libri che, per sola passione, ci volle mettere, pure lui, "il naso", in particolare, su una parte della nostra Storia, di vicende e, perlopiù, più vicissitudini coloniali, che altro. Cominciò a scrivere ripercorrendo questioni che legarono l'Italia, di quello che fu un Regno, dai tempi dei governi che vanno da Francesco Crispi a Giovanni Giolitti, fino a ripercorrere, con una meticolosa ricerca storica, molto accurata ed interessante, tutte le imprese italiane oltre il Mediterraneo, come del resto fecero, parimenti, altre Nazioni europee, per interessi di espansionismo politico e coloniale, per cui, mirate ad ottenere, non solo, vantaggi economici. Il giornalista, nato piemontese, da buon piemontese, con i suoi 96 anni "si è trasferito in un altro mondo", lasciando quaggiù chi, ora, lo potrebbe compiangere e lo potrebbe ricordare, quale bravo scrittore, a mio modesto parere fu anche lui.

Sono diversi i libri che pubblicò, forse, anticipando un lavoro che potrebbe essere più di competenza da parte degli storici. Ma lui, mosso da passione, sempre nel voler porre a nudo, in una ricerca mite, le verità nelle sue collane editoriali, mise in evidenza, con cristallina obiettività, le solite "luci ed ombre" di politiche fatte e finite, purtroppo, per essere divenute, anche sbrigative, posticce, con inganni ed interessi raffazzonati.

Tutto questo da risultare, poi, ciò che la stessa Storia "ci discolpa" per come eravamo, sia nel bene, come altrettanto lo fummo anche nel male. All'opera storiografica di questo autore va aggiunto un bilancio altrettanto significativo della sua attività giornalistica, d'inviato speciale che, mi viene in mente, dalla "Gazzetta del Popolo" a "Il Giorno", dove si cimentò nel riportare, "a puntate", appassionati racconti sulle imprese italiane coloniali, per poi scrivere inchieste di notevole rilievo, che dal periodo fascista dei militari, " meri esecutori di ordini" ( generali vari e qualche loro sottoposto), proseguì nel trattare tematiche che andarono dal neofascismo, ai manicomi, fino a commentare l'influenza della politica che determinò la crisi della stampa, per poi spingersi a scrivere "reportage" che lui stesso fece in numerosi Paesi del mondo. In risalto spiccano molto le sue annotazioni sulle persistenti, costanti afflizioni politiche dello Stato d'Israele, fino ad arrivare ai vari conflitti nella ex Jugoslavia, per poi passare a trattare i problemi di "apartheid" in Sud Africa.

Tutto ciò lo possiamo ritrovare in diversi volumi a sua firma. Importante sotto questo profilo il testo autobiografico "La Guerra d'Abissinia, 1935 - 1941" - edizione Feltrinelli, "Il mio Novecento" - edizione Neri Pozza, pubblicava nel 2008. È da rammentare che anche in tarda età Del Boca non mancò pure di seguire le grovigliose vicende che tuttora imperversano in un clima internazionale, disperato. Indomito, a mio avviso, fu quest'uomo che, dal punto di vista culturale, ebbe grandi capacità di analisi e di sintesi geopolitiche, come per esempio lo dimostrò con la sua avveduta lungimiranza che lo aveva indotto a comprendere che l'intervento militare americano ed europeo in Libia sarebbe stato un vero fallimento ed avrebbe comportato solo guai in futuro. Era semplicemente contrario alla caduta di Mu'ammar Gheddafi. A suo parere fu un errore eliminare "senza alternative" il dittatore libico di Tripoli, proprio perché, di fatto, avendo fatto così, si sarebbe dilagato, prima, oltre oceano, negli Stati Uniti e poi, nel centro-nord d'Europa il fondamentalismo islamico. Ci aveva preso, ci aveva visto giusto e non era difficile non ipotizzare di attenderlo l'evento che poi si è verificato, con ampi, noti e tragici episodi.

(nella foto Angelo Del Boca)

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