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Un anno fa si scioglievano i R.E.M.

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I REMTrento, 21 settembre 2012. - di Tobias Fior *

Parlare dei R.E.M significa parlare del più grande gruppo indie rock al mondo, un gruppo che ha fatto parlare di sé per trent'anni, nonostante gli alti e bassi che sono capitati dopo il 1996, anno in cui il batterista Bill Berry ha lasciato la band e il mondo della musica per dedicarsi interamente alla vita da contadino. I R.E.M hanno conquistato il mondo definitivamente quando nel 1991 è uscito l'album "Out of time" assieme al singolo che è divenuto una pietra miliare del rock "Losing my religion", quel brano che suonato dal vivo faceva esplodere la folla in un intenso boato.

Un brano che ha fatto incetta di premi, accompagnato anche da un videoclip che si aggira tra rappresentazione di quadri viventi, santi cristiani (come ad esempio San Sebastiano) e dei indiani. Eppure i R.E.M si erano fatti sentire fin dai loro esordi quando per la casa discografica IRS avevano pubblicato il loro primo album "Murmur", un vera perla per i tutti gli amanti dei quattro ragazzi di Athens. Un album che contiene i famosi arpeggi alla chitarra di Peter Buck, i coretti di Mike Mills e quella voce di Michael Stipe, che sembra essere così timida da non toccare note più alte. E in effetti quella timidezza Michael l'ha sempre fatta notare, anche quando per la prima nel 1983 apparvero al "Letterman Show", lui non fece altro che cantare, ma al momento dell'intervista si sedette sulla pedana della batteria in disparte, con i capelli biondo-rossi ricci che gli coprivano gli occhi. Quella timidezza verrà via via scomparendo con il passare del tempo e con l'arrivo del successo in tutto il mondo.

Quando nel 1988 firmarono il contratto con la famosa major Warner, arrivò anche quel disco che tanto avevano voluto sentire i produttori della IRS, Micht Easter e Don Dixon. In effetti con la pubblicazione di "Green" il gruppo comincia a far sentire sonorità diverse dai brani prodotti con la IRS, ma soprattutto Michael Stipe fa sentire la sua voce in maniera pulita, che era proprio ciò che i produttori precedenti si aspettavano da lui. Insomma "Green" è stato il disco che ha condizionato i successivi dischi dei R.E.M anche se la band americana andrà sempre di più rivoluzionandosi nel genere e nella stesura dei brani. "Green" fa vedere anche la faccia politico-ambientale dei R.E.M soprattutto quel brano così forte e violento "Orange Crush" che si schiera completamente contro la guerra in Vietnam e in particolare contro l'uso dell'Agente Arancio. Altri brani politici toccheranno i successivi album come ad esempio "Automatic for the people" del 1992, quando nelle dodici tracce verrà inserita "Ignoreland", che rispetto all'intero disco sembra un po' un pugno nello stomaco. Nel 1996 invece è la volta di "New Adventures in Hi-Fi", l'album che chiude la carriera di Bill Berry come batterista, l'album che segna la svolta e il passaggio a sonorità diverse, perché è proprio con "New Adventures in Hi-Fi" che si ottiene il successivo "Up", con tutte quelle tastiere che al primo ascolto mettono senza dubbio a disagio i fan remmiani. Eppure con "Up" nel 1998 i R.E.M ritornano a conquistare comunque la fiducia dei loro ammiratori, perché tutto sommato "Up" è terribilmente geniale, i testi prendono una piega più introspettiva e diversa rispetto a quelli precedenti scritti da Stipe e poi la novità è che si possono trovare all'interno del booklet!

Con "Reveal" e "Around the sun" i R.E.M si soffermano sull'uso delle tastiere, che danno un ascolto pesante. Se in "Monster" del 1994 gli effetti erano solamente l'uso dei distorsori, dal 1998 fino al 2004 c'è l'ampio uso delle tastiere e dei loro effetti.

Nel 2008 i R.E.M sembrano riprendersi la loro posizione nell'indie-rock con la pubblicazione di "Accelerate", album che segna l'abbandono delle tastiere e l'uso più intenso delle chitarre. L'album si indentifica subito per la velocità e la breve durata dei brani. A fare da singolo è l'orecchiabile "Supernatural Superserious", con gli ormai famosi arpeggi di Peter Buck e un testo veramente delizioso scritto da Stipe. Michael invece riprende in mano anche il tema della politica affrontandolo in brani come "Until the day is done", "Houston" e "Mr. Richards". La chiusa del disco è affidata a un brano particolare "I'm gonna dj" già fatta sentire nel tour di "Around the sun", ma che sorprende per quel verso "The death is pretty final", ma come si vedrà ha un suo significato ben preciso.

Dopo tre anni da "Accelerate" arriva "Collapse into now", che lascia di stucco i fan, nonostante poi si possa fare delle revisioni, ma lascia una specie di amaro in bocca nell'ascoltatore, ad eccezione di brani come "Mine smell like honey" che ricalca la vecchia scuola e una vaga "Blue" che tenta in particolare di essere un misto tra "Country Feedback" e "E-bow the letter". La presenza poi di Patti Smith fa la sua parte.

Il momento cruciale arriva nel momento in cui i R.E.M dicono che non ci sarà alcun tour di supporto a "Collapse into now", questa decisione mette ansia nei fan, sembra poi esserci una nuova speranza quando da diverse fonti si afferma che il gruppo sta tornando in studio. Ma la botta decisiva deve ancora arrivare infatti il 21 settembre 2011 un comunicato ufficiale sul loro sito internet comunica la decisione della band americana di sciogliersi. A chiudere il tutto è la pubblicazione del best of "Part lies part truth part garbage" che raccoglie tre inediti e qui si scopre il motivo del ritorno in studio.

Ora a distanza di un anno verrebbe da sperare che un giorno o l'altro da Athens spuntassero fuori quattro giovanotti timidi e silenziosi che diano alle stampe un certo ep "Chronic Town" e che il sogno dei R.E.M ricominciasse da zero.

 

* E' scrittore. Giornalista. Coordinatore Regionale Alleanza Italiana FVG

Un anno fa si scioglievano i R.E.M.

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