Radu Mihaileanu: "Il Concerto"

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Trento, 31 luglio 2014. – di Elettra Taverna

Il nuovo film di Mihaileanu, regista del meraviglioso Train de vie, fa ridere a crepapelle ma emozionando anche. Sembra quasi che la musica sia la metafora di tutti i contrastanti sentimenti che vengono espressi dai personaggi della pellicola. Il concerto finale sembra tirare le fila di tutte le emozioni che si susseguono. Tutta la vicenda inizia da Mosca. Una orchestra non può partecipare ad un concerto così subentra Bolshoi, il vecchio direttore che ora fa le pulizie (Andrei Filipov).

Fu punito per non aver assecondato le persecuzioni agli ebrei, perché si era rifiutato di espellere dalla sua orchestra tutti i musicisti di religione giudaica. Il regista con Train de Vie si occupa della Germania nazista, in questa sede racconta invece la dittatura comunista sempre con grande comicità. Per il regista rumeno il popolo ebraico deve reagire e non compatirsi in eterno come fatto fino ad ora. Tutto questo attraverso l'ironia, la sdrammatizzazione e l'inventività. Ovviamente tutto è surreale e grottesco ma il film non vuole raccontare i tecnicismi di musica e musicisti ma utilizza tutto ciò per dire dell'altro.

Il concerto racconta una storia ancora oggi sconosciuta, la condizione esistenziale degli ebrei che vissero per quarant'anni nel totalitarismo. Andreï Filipov e i suoi orchestrali sono idealmente prossimi agli artisti che durante il regime di Brežnev si macchiarono dell'onta infamante del dissenso e furono cacciati dal paese o dai luoghi dove esercitavano la loro arte con l'accusa di aver commesso atti antisovietici. Costretti a vivere (e a morire) nei campi di lavoro della dittatura brezneviana o additati di fronte al mondo e al loro Paese come parassiti sociali, i protagonisti del film riposero gli strumenti per trent'anni e ripiegarono su esistenze dimesse e mestieri svariati: facchini, commessi, uomini delle pulizie, conducenti di autoambulanza, doppiatori di hard movie. Il regista rumeno li sorprende in quella vita (ri)arrangiata e offre loro l'occasione del riscatto artistico e della reintegrazione nel loro ruolo.

(Le Concert); regia: Radu Mihaileanu; soggetto: Hector Cabello Reyes, Therry Degrandi; sceneggiatura: Radu Mihaileanu, Alain-Michel Blanc, Mattew Robbins; fotografia. Laurent Dailland; montaggio: Ludo Troch;musiche: Armand Amar; scenografia: Stanislas Reydellet; costumi: Viorica Petrovici; interpreti: Aleksei Guskov (Andrei Filipov), Dimitri Nazarov (Sacha Grossman) Russia, Francia, Italia, Belgio;2009 120 min.

Radu Mihaileanu: