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“Lo sterminio mancato” di P. A. Carnier (ed. Mursia)

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copertina del libro La dominazione nazista nel Veneto orientale 1943-1945

San Sabba in Trieste era un campo di transito, e non vi è mai stato sterminato nessuno

Libri ricevuti

Verona, 21 gennaio 2017. - recensione di Sergio Stancanelli

Roberto Sùppan, pittore e pianista triestino che risiedeva in Verona, oltre che cliente del mio studio r. p., mi fu amico, e fu lui a dirmi per primo che in san Sabba non c'era mai stato nessun campo di sterminio.

Suppan sosteneva anche che si deve dire riserìa, non «risiera»: ma sin lì Pier Arrigo Carnier non arriva, limitandosi a scrivere, nel suo "Lo sterminio mancato" (Mursia ed., Milano, 422 pagine, in origine lire 18mila): «L'infondatezza della qualifica di campo di sterminio riferita alla risiera di san Sabba è motivata dai seguenti essenziali elementi: 1) Il processo di Lubiana, celebrato nel 1947, che giudicò l'operato tedesco nella città di Trieste e zone limitrofe (omissis), non si fondò su alcuna istruttoria intesa a stabilire l'esistenza di un campo di sterminio in Trieste, il che dimostra l'insussistenza di prove o indizi degni di fede»; seguono altri cinque punti, che occupano quasi due pagine, troppo lunghi per poter essere qui riportati.

Salto alla conclusione (che precede i punti esposti): «La motivazione della sentenza di Lubiana da parte del Tribunale militare della IV armata jugoslava pronunciata il 19 luglio 1947, nell'indicare i lager di sterminio dove venivano sterminati i partigiani e gli oppositori politici sloveni, elencò Dachau, Auschwitz e Mauthausen, ma non citò la Risiera. A parte il fatto che Dachau e Mauthausen non furono mai dotati di camere a gas, per cui resta accertato che nemmeno questi furono campi di sterminio, nella identificazione dei campi di sterminio deve esservi alla base l'elemento specifico dell'esistenza di camere di gassazione.

Erano quindi tali i lager di Chelmno, Belžec, Sobibór e Treblinka. Il fatto che nei lager siano stati adottati sistemi di cremazione per l'eliminazione dei cadaveri delle vittime di epidemie [o comunque di malattie o per incidenti, oltre che per le immondizie quotidiane, incluse le ossa degli animali uccisi a scopo alimentare], non avalla alcuna finalità di sterminio. Sull'esistenza di un forno nella Risiera manca anche l'ombra d'una qualsiasi prova materiale [o testimoniale. Anzi], Franz Suchomel, nel suo rapporto, riferisce che Erwin Lambert, stazionato nella Risiera, «rimpicciolì il forno - già esistente per la produzione di aria calda necessaria nel processo di essiccazione del riso greggio, - allo scopo di migliorare l'impianto di combustione. Suchomel asserisce che per gli ebrei c'era da mangiare giornalmente: «ammazzavano anche un bue al giorno per dare da mangiare a tutta quella gente». Augusta Reiss, triestina di origine austriaca, ha dichiarato alla stampa che nella Risiera non c'era un forno, salvo una caldaia da riscaldamento» [che veniva utilizzata anche per eliminare i rifiuti].

Il libro di Pier Arrigo Carnier, che per il suo atteggiamento nei miei confronti considero amico oltre che illustre collega – anche se i nostri contatti sono stati solo telefonici, – per la consulenza fornitami quando ambedue collaboravano ai quotidiani "l'Arena" di Verona e "il Giornale di Vicenza", si occupa, come specificato nel sottotitolo, del tentativo di realizzazione dei progetti delle autorità tedesche del tempo volti a fare di quei luoghi una regione del Grande Reich, che sulla falsariga di una vecchia tradizione absburgica avrebbe dovuto chiamarsi Adriatisches Künstenland, Litorale adriatico: ma, a parte la vastità dell'argomento, in questa sede io ne estraggo i pochi passi relativi alla cosiddetta risiera di san Sabba, in quanto presso di noi da qualche decennio è invalsa la moda di far passare quella riserìa per un campo di sterminio, «l'unico campo di sterminio tedesco in Italia», mentre, come qui è comprovato, essa era nulla più che un campo di concentramento, anzi semplicemente di transito. A tale proposito, riproduco un articolo pubblicati su "National Zeitung" del 17 agosto 1979, che compare nella appendice di documenti del libro.

«Così nasce un campo di sterminio – Leggende antitedesche intorno ad una risiera in Trieste - In uno dei nostri recenti numeri abbiamo riferito come le "Israel Nachrichten" abbiamo affermato [la data del 24 agosto 1979 è evidentemente errata] che nel campo di sterminio tedesco della risiera di san Sabba a Trieste siano stati uccisi durante la guerra più di 750mila italiani e jugoslavi. Il settimanale "Allgemeine Judische Wochenzeitung" di Düsseldorf ha ridimensionato il numero delle vittime riducendolo a circa 5mila fra comunisti, partigiani ed ebrei.

Consultando l'opera "La soluzione finale" dell'ebreo Gerard Reitlinger si constata come nessun accenno vi si trovi su un campo di sterminio in san Sabba. Questo nome vien fatto soltanto per riferire che i ricoverati in una casa ebrea per anziani, in numero di 70, vennero tenuti per alcuni giorni nel deposito di riso a san Sabba prima di essere deportati. Che questo deposito fosse un campo di sterminio è pura invenzione, come viene confermato da una lettera pervenutaci dal signor Helmut Wolf, che da una città nordrenana della Westfalia scrive: «Quale incaricato dell'organizzazione Todt mi venne assegnata nella primavera 1944 l'ex risiera di san Sabba per l'allestimento di un magazzino d'attrezzature da ricovero. Nella Risiera null'altro esisteva se non un capannone in legno che era il più grande d'Europa: misurava 160 metri per 70 ed era alto 12. Vi era contenuto legname segato fra cui faggio evaporato di Slavonia e quercia. Nell'autunno 1944 il capannone venne incendiato dai partigiani e tutto il complesso bruciò completamente sino alle mura di base. Di un campo di sterminio, nemmeno una traccia. Le ceneri che rimasero dopo l'incendio non provenivano da 750mila ammazzati, bensì da 12mila metri cubi di legname». Ma cosa importa questo ai propagandisti di Holocaust? Essi tranquillamente fanno di un mulino per riso un mulino per ossa. La verità non è interessante, molto meglio è stigmatizzare tutti i tedeschi come belve feroci.» I passi in parentesi quadre sono aggiunte del cronista.

“Lo sterminio mancato” di P. A. Carnier (ed. Mursia)

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