Ven08142020

Last update08:09:23

Back Cultura e Spettacolo Arte e Cultura Libri e Letteratura “La Marna: i tedeschi a Parigi” di R. van Wehrt

“La Marna: i tedeschi a Parigi” di R. van Wehrt

  • PDF
Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 

copertina del  libro Libri letti

Verona, 21 aprile 2018. - recensione di Sergio Stancanelli

Nel 1940 le truppe germaniche entrarono trionfalmente in Parigi. Ventisei anni prima erano stati sul punto di riuscirci, poi, per ragioni tanto inattese quanto incredibili, deviarono dalla loro avanzata. Parigi fu salva e la Germania perderà la guerra. Il libro "La Marna. I tedeschi a Parigi" del tedesco Rudolf van Wehrt (traduzione integrale di Giovachino Grancini, con varie cartine nel testo e otto fotografie f. t., O. Marangoni ed., Milano, 1938, pagine 210, in origine lire 10) descrive l'avanzata dell'esercito germanico attraverso il Belgio e nella Francia settentrionale che dal 23 agosto al 9 settembre 1914 vide le armate tedesche giungere sino alle porte della capitale francese, e le giornate d'ansia dei ministri della repubblica e dei comandanti dell'esercito francese di fronte alla minaccia tedesca, che per poco non trasformò la ritirata francese in rotta e disfatta.

«Era stata una grande delusione – scrive l'autore – per il governo e per lo stato maggiore francese dover constatare che le loro forze armate non erano assolutamente in grado di invadere la Germania attraverso l'Alsazia-Lorena. Per contro, nel nord i tedeschi avanzavano in Francia attraverso il Belgio con un'irruenza che l'opposizione franco-belga non riusciva a fermare». Gli alleati inglesi, ogni volta che son richiesti d'intervenire a dare man forte, rispondono affermativamente, ma poi non muovono un passo. Quando il nemico è alle porte della capitale, ci si rende conto che nulla era stato fatto per proteggerla. Ogni volta che il Capo di stato maggiore aveva chiesto a che punto fossero i lavori per i forti di Parigi, gli era stato risposto che erano in corso. Ora si scopre che «le fortificazioni per la difesa della città sono semplicemente ridicole». L'unica speranza è un'offensiva da parte dei russi, in modo che i tedeschi distornino forze dall'occidente per trasferirle ad oriente.

Quando su decisione del Consiglio dei ministri il Governo si è trasferito a Bordeaux, improvvisamente l'avanzata tedesca su Parigi, giunta a Luzarches, dieci chilometri dalla periferia della capitale, a mezzogiorno del 3 settembre 1914 volge a sud-est e marcia sulla strada di Ermenonville verso Meaux. L'ordine è venuto dal Comando supremo e ha lo scopo di proteggere l'ala dell'esercito da un possibile attacco delle truppe francesi situate in Parigi. I francesi, i quali s'attendevano per l'indomani la battaglia che sapevano essere senza speranza per loro, sono increduli: ma quella è la realtà, Parigi è salva. Incredibile, incomprensibile, ma vero. Il Comando supremo germanico ha preso decisioni fatali. Il comandante dell'esercito ha obbedito, e più tardi sosterrà che l'ordine gli giunse dal generalissimo von Moltke. Questi da parte sua lo negherà sino alla morte. Non fu mai possibile chiarire la verità. E i protagonisti sono ormai tutti scomparsi.

Sul piano letterario, il cronista, sempre geloso custode della lingua italiana, annota l'impiego dell'inconsueto verbo «favoreggiare» (pag.109), e rileva errori di forma e di linguaggio («Clemenceau dice... , l'uomo di Lille rispose»; il pronome «essa» riferito a persona, nomi propri in minuscolo – luna, sole, terra – e nomi comuni in maiuscolo – Hôtel - ), di grammatica («comincierà a battere in ritirata», «marcierà all'attacco», «lascieranno Parigi», «sulla scrivania ove vi si adagia», «avevano già conquistata la metà del Belgio», «stava chino insieme all'ufficiale di collegamento», «avevano già iniziate le prime operazioni», «dopo aver descritta la situazione», «insieme alle truppe francesi», «persone recantisi verso Lione», «aveva già cominciate le prime schermaglie», «... l'armata avanzava. Le forze che avrebbero dovuto fargli fronte... », «... ha interrotta la sua marcia»), di accentazione («nè», «sè» pronome, «perchè», «allorchè», «Poincarè» – non sempre, ma ripetutamente - , «Delcassè», nonché «da» verbo e «se» pronome senza accento), oltre che di punteggiatura («a Millerand, si presentano avvenimenti», «solo, per le banconote furono necessari 49 vagoni») e refusi («Poincere», sic, «malgrado cio», pag.172, «requisii» per requisiti, pag.174, dove un periodo è chiuso da un punto e virgola.

Non mancano dettagli inutili, e poco attendibili sul piano della documentazione: «Con una spinta poderosa Clemenceau allontana la propria sedia dal tavolo la quale colpendo una piccola mensola fa tintinnare i bicchieri e le porcellane che vi stavano sopra».

“La Marna: i tedeschi a Parigi” di R. van Wehrt

Chi è online

 119 visitatori online