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“La sposa liberata” di Abraham B. Yehoshua

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Libri ricevuti

copertina del  libro Verona, 25 aprile 2018. - di Sergio Stancanelli

Questo grosso libro mi venne regalato nel dicembre 2002 dalla mamma dei miei figli veronesi, Angela, con la dedica «L'inverno è una stagione difficile!... Per aiutarti nel tuo esercizio di pazienza... Auguri di cuore». Da allora ho iniziato a leggerlo quattro volte: l'ultima in questo stesso aprile 2018 in cui sto scrivendo. Il mio impegno maggiore risale a quando arrivai a leggere sino alla pagina 240: il libro - "La sposa liberata" dell'israelita Abraham B. Yehoshua, Gerusalemme 1956, traduzione di Alessandra Shomroni, G. Einaudi ed., - ne conta 596.

Il numero dei personaggi s'approssima a quello d'un elenco telefonico: i nomi sono per noi inconsueti, ed è difficile ricordarli: Haghit, Ofer, Galia, Tehila, Samaher, Efraym, Afifa, Boaz, Ohad; per non dire dei cognomi: Fuad, Akry, Rashed. Allo scopo di identificare i personaggi, mi approntai uno specchietto con le generalità, l'attività, le relazioni di parentela o sociali degli uni con gli altri: e per ogni personaggio in cui 'imbatto vo a consultare l'elenco onde rammentarmi di chi si tratti e cosa abbia a che fare con gli altri. Ma ciò non è valso a chiarirmi le idee, a ricordare i fatti che precedono quelli del momento in cui sto leggendo, a raccapezzarmi nello svolgersi della vicenda. Evidentemente, non sono portato per i romanzi di grosso spessore, dove i personaggi che si muovono sono in grande numero, di volta in volta non immediatamente identificabili per causa dei nomi esotici ed inconsueti. La ragione di fondo è poi forse che non sono interessato a ciò che accade e a come andrà a finire, posto che tutto è frutto dell'inventiva dell'autore.

Sul piano letterario, la traduzione è condotta in un italiano ineccepibile, salvo marginalmente qualche frase introdotta da preposizioni discutibili, e un «ciliegie» in luogo di ciliege. Tedeschi e Rivlin lavorano insieme nell'ateneo di Gerusalemme, non «all'ateneo» (pag.34), e così pure Ravlin e la moglie una sera si trovano nel teatro dell'Opera, non «al Teatro» (72). L'avverbio «insieme» vuole la preposizione con, non «a» (35). «Luna» è nome proprio e ha diritto all'iniziale maiuscola. S'incontra la parola «baklawa» che internet m'informa essere il nome d'un piatto turco proveniente dall'Asia. Errori di grammatica in pag.117, e refusi in pag.116.

“La sposa liberata” di Abraham B. Yehoshua

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