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Monarchia o repubblica?

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68-quattro copertineBiblioteca storica. Pubblicazioni per il referendum istituzionale

Verona, 23 maggio 2018. - di Sergio Stancanelli

La sera del 23 maggio 1946, dieci giorni prima che i risultati del referendum istituzionale proclamassero la vittoria della repubblica, la mia biblioteca si arricchiva del libretto "Per il collegio uninominale" (16 pagine, lire 10) del cui testo è autore Renato Alessi.

Intestato Avvenire d'Italia, che non so se si riferisca agli intenti della pubblicazione o se riporti il titolo del giornale quotidiano cattolico, l'opuscolo patrocinava il collegio uninominale quale soluzione più congrua e veramente liberale della rappresentanza popolare, «poiché la selezione dei competenti alla funzione legislativa è fatta dagli stessi elettori, i quali conservano un'autonomia di scelta fra questo e quello dei candidati in lizza, e non sono imbrancati a votare una lista di nomi di persone sconosciute o conosciute - solo di nome - attraverso i megafoni di propagandisti pagati».

Il testo è preceduto da un proclama con firme autografe di venticinque personalità – tra le quali Luigi Einaudi – con le quali gli italiani vengono avvertiti che «Si dà per deciso che il Paese verrà consultato nelle prossime elezioni politiche col sistema dello scrutinio di lista con rappresentanza proporzionale, per modo che l'elettore, anziché scegliere direttamente i propri rappresentanti, debba accettare liste preordinate ed imposte dalle direzioni dei vati partiti. Tale sistema ostacola il retto funzionamento delle istituzioni parlamentari e si presta al consolidamento delle posizioni privilegiate di uomini e partiti al potere, senza considerare lo scadimento nella qualità degli eletti, specialmente deprecabile nelle elezioni per un'assemblea costituente. Ciò in contrasto evidente con il principio della libera espressione della volontà popolare, fondamento di ogni vera democrazia riconosciuto e garantito dalla Carta atlantica».

Il pomeriggio del giorno precedente avevo acquisito , in due diversi esemplari dal testo identico firmato Ludovico Zuccolo, l'opuscolo "Umberto II re d'Italia" (30 pagine più la copertina, con 12 foto alcune diverse ma in gran parte le stesse, lire 5), uno dei quali contenente anche il proclama indirizzato al popolo italiano dal nuovo sovrano - del resto già luogotenente generale - nel giorno della sua ascensione al trono, 9 maggio 1946. Supplemento ad "Italia nuova" n° 113 del 12 maggio 1946, il fascicolo difendeva la Corona dall'essere andata a prendere ordini a palazzo Venezia e dal non avere partecipato alla guerra, né nella prima fase 1940-'43 né nella seconda 1943-'45. Sottolineava come, all'inizio del conflitto, gli fosse stato negato un Comando su un fronte lontano dalla Patria (l'allusione è a Mussolini che conferì il comando nell'Africa orientale al principe Amedeo di Savoja-Aosta), e successivamente fosse stata respinta, questa volta dal Comando alleato, la sua richiesta «pressante pur con ogni cortesia» di un comando di truppe italiane su un qualunque teatro antigermanico durante la guerra di liberazione. Inevitabile sorge la considerazione sulla contraddizione del desiderio ed anzi dell'ansia di combattere contro i tedeschi dopo essersi vantato di avere aspirato – e pressantemente – di combattere al loro fianco.

Di sei anni appresso, quando in Italia la monarchia era ormai caduta sin dal 1946, è il fascicolo "Savoia!" (32 pagine, 6 foto, s. i. p.), numero unico datato Genova 1952, edito a cura della Federazione provinciale genovese del Partito nazionale monarchico. Dopo un messaggio di Achille Lauro, reduce da alcuni giorni di colloqui con l'ex-re Umberto II, dove il presidente del Partito auspica il raggiungimento della meta costituita dal ripristino del regime monarchico, l'opuscolo contiene vari testi firmati rispettivamente S., C. S. Abetti, GiEmmePi, generale G. Pesenti, Giovanni Mosca (fondatore con Giovannino Guareschi del settimanale "Candido"), Nicolò Tallone, N. S., Nino Bolla, e Pedro. Argomenti comuni sono che l'esistenza dell'Italia come nazione unita, indipendente e sovrana si identifica con la monarchia, che solo il re incarna la tradizione risorgimentale mancando la quale non possono aversi né bandiera né esercito né senso unitario ma solo improvvisazioni miserevolmente slegate, che la presenza in Roma del Capo della chiesa cattolica postula inesorabilmente la monarchia, garanzia di inviolabilità dei patti lateranensi.

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