Sab09262020

Last update06:16:22

Back Cultura e Spettacolo Arte e Cultura Libri e Letteratura “L’assedio di Bardia” di Ezio Murroni

“L’assedio di Bardia” di Ezio Murroni

  • PDF
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

Libri ricevuti

Ritiratesi dall'Egitto e rifugiatesi all'interno della piazzaforte, le nostre truppe resistettero ventidue giorni all'assedio degli inglesi, per poi fuoruscire e camminare venticinque giorni nel deserto sino a raggiungere le nostre linee – Cannoneggiate da terra e dal mare oltre che bombardate dall'aria, attesero invano l'intervento della nostra flotta, che preferì starsene all'interno dei porti nazionali

Verona, 2 giugno 2018. - di Sergio Stancanelli

Questo volume mi è stato inviato dall'Unuci di Cagliari, che, per quanto l'editore non sia menzionato sul libro, l'ha edito in seconda edizione.

E' prefato da Marcello Serra, che scrive: «il colonnello Ezio Murroni ha rievocato una pagina sublime scritta col sangue da quei nostri soldati durante i venticinque giorni d'assedio subito in Bardia ad opera di soverchianti forze nemiche scatenate contro di loro dalla terra, dal mare e dl cielo». L'autore, a sua volta, avverte come il volume ("L'assedio di Bardia", Diario di un combattente d'Africa, con 6 cartine e 12 fotografie nel testo, 216 pagine, in origine lire 10.000) costituisca, a distanza di tempo, una versione riveduta e aggiornata del suo precedente lavoro sullo stesso argomento ("Bardia", pagine di guerra in Marmarica, ed. Gastaldi), andato in brevissimo tempo esaurito.

Il mattino del 9 dicembre 1940 gli inglesi di Wawell attaccavano le nostre posizoni in Egitto , e dopo tre giorni di battaglia travolgevano le quattro divisioni avanzate della 10ª armata, mentre le altre unità non ancora impegnate si ritiravano sull'Halfaia. Le une e le altre ripiegavano poi in Bardia (nome che in arabo significa «porta del vento»), dieci chilometri dal confine prebellico fra Cirenaica ed Egitto, quasi 120 da Tobruch. Ivi le attendevano ventidue giorni d'assedio, sotto bombardamenti dall'aria e cannoneggiamenti dalla terra e dal mare. Il libro dell'allora capitano dell'Esercito e centurione della Milizia Ezio Murroni narra uno ad uno quei ventidue giorni, durante i quali gl'inglesi non diedero requie, attaccando or qui or là, sempre contrastati e impediti dai difensori, mentre le artiglierie spianavano il terreno, coadiuvate non solo dalle bombe dell'aviazione ma anche dagli obici della squadra navale d'Alessandria, cui la nostra flotta invece d'opporsi preferiva starsene al riparo nei porti nazionali.

Dopo una premessa dell'autore, il libro s'avvale di undici pagine di note firmate niente meno che da Annibale Bergonzoli, il mitico generale detto barba elettrica, all'epoca comandante superiore nella zona. Tra i difensori spicca sin dalle prime pagine, anzi dalle note che precedono la prima delle tre parti del testo – cui segue una ampia appendice di documenti – , il tenente colonnello Carlo Scorza, che non senza merito sarebbe divenuto l'anno dopo segretario del Partito nazionale fascista. Siamo nell'agosto 1940. Il maresciallo Graziani è contrario a un'avanzata nel deserto se prima da Roma non sia stata soddisfatta la richiesta precedentemente avanzata dal maresciallo Balbo di mille autocarri per motorizzare almeno le divisioni libiche e di alcune centinaia di autobotti per il rifornimento dell'acqua alle truppe nel deserto.
Ma la sua esperienza di vecchio ed esperto coloniale vien sopraffatta dal maresciallo Badoglio, capo di Stato maggiore generale, con l'ordine perentorio di attaccare il giorno 9 settembre. La conseguenza è che perdiamo una prima volta la Cirenaica e Bengasi. I superstiti sortiscono e camminando per venticinque giorni nel deserto, attenti a non cadere nelle mani degli inglesi, perseguitati dalla penuria d'acqua, riescono a raggiungere le nostre linee. E' un'epopea di cui oggi ormai nessuno ha memoria: i protagonisti sono tutti scomparsi, i lettori per lo più non ne sanno nulla.

Sul piano letterario il testo è scritto correttamente. Notiamo i refusi «peri» per pei in pagina 10, «duplice naugragio» per naufragio e «belle visite» per nelle visite in pag.12, «mitragliatrici austriace» per austriache in 138, colonnello Meneghini per Menghini in 71, nonché «scheggie» per schegge, «antiareo» per antiaereo, e per tutto il corso del volume i nomi propri Sole, Luna e Terra con le iniziali minuscole. Tra le foto si ammira con commozione quella del glorioso e mitico incrociatore "San Giorgio" che, reduce dalla prima guerra mondiale, difese efficacemente la piazzaforte, per poi essere autoaffondato dal suo comandante Stefano Pugliese (non menzionato nel libro) al primo nostro abbandono del porto di Tobruch. Ripetutamente ci si incontra con Francesco Maria Barracu, federale di Bengasi, cieco di guerra e medaglia d'oro, che tre anni dopo verrà assassinato dai partigiani in Giulino di Mezzegra.

“L’assedio di Bardia” di Ezio Murroni

Chi è online

 135 visitatori online